TRA IL DIRE E IL FARE C’E’ DI MEZZO IL MARE. DI ANTIMO PUCA

Primi tuffi all’insegna dei disagi. Degrado e sciatteria in cui versa il mare di Ischia. Il litorale ischitano soffre per la disorganizzazione delle Amministrazioni a guida.

Non era meglio quando nei Municipii c’era qualcuno che le spiagge libere le curava in quanto nostro fiore all’occhiello?

L’inquinamento da plastica non conosce confini e i frammenti si accumulano anche in aree protette o in zone lontane da sorgenti di inquinamento. La maggior parte delle plastiche ritrovate è fatta di polietilene, ovvero il polimero con cui viene prodotta la maggior parte del packaging e gli imballaggi usa e getta. 

I nostri mari stanno letteralmente soffocando sotto una montagna di plastica, per lo più derivante dall’uso e dalla dispersione di articoli monouso. 

Mentre anni fa la componente naturale (e soprattutto legnosa) di tali detriti era preponderante, negli ultimi tempi prevalgono, in maniera esorbitante, i prodotti di scarto delle attività umane, soprattutto materie plastiche, (ma non mancano elettrodomestici, carcasse di automobili, copertoni, medicinali, siringhe ecc.) e ciò, come facilmente intuibile, a causa di una nostra mentalità, incivile e strafottente, che si traduce in comportamenti di assoluto dispregio dell’ambiente in cui noi stessi viviamo, salvo poi, alla fine della fiera, scandalizzarci e sbraitare nell’assistere alle devastanti conseguenze.

Resta dentro di noi, purtroppo, immanentemente, una inspiegabile carenza di logica, un oscuro magma di incultura, una sciocca propensione a sentirsi più furbi degli altri. Tutte cose che si traducono, infine, in una serie di ottusi comportamenti che, come un boomerang, si ritorcono contro di noi, ci ricadono addosso in ogni senso: salute, vivibilità, turismo, progresso sociale, autostima. Sorgono spontanee alcune amare considerazioni: quale modello di sviluppo andiamo pensando, quale turista vogliamo attrarre in un territorio ridotto a immondezzaio, quale futuro attende i nostri paesi ed i nostri figli? 

È evidente che la frattura tra la “classe amministrativa”,” classe dirigente” e “classe politica” di questi isola intesa come i sindaci, gli assessori, le giunte, i partiti che compongono la maggioranza politica dell’apparati comunali, ed il resto della cittadinanza si sia ulteriormente aggravata. Questi livelli istituzionali sono arroccati nella più intransigente incapacità di ascolto e di dialogo rispetto alle richieste sia dei comitati territoriali che si sono creati in questi ultimi anni, sia alle richieste delle seppur poche e deboli opposizioni che risiedono nei consigli comunali. Periodicamente vengono rilasciati e/o sversati prodotti e sostanze tossiche producendo moria di pesci ed un continuo avvelenamento di un ambiente già sottoposto ad un intensivo degrado in quanto nel mare si riversano notevoli fosfati ed altri prodotti inquinanti.

E’ particolarmente grave che non siano mai stati individuati i responsabili di questo grave danno ambientale. 

 Immettere direttamente nel mare poltiglie di scarichi e di sostanze, le più differenziate e inquinanti, sicuramente non è benefico per l’assetto già fragile delle zone costiere, a causa dell’incuria dei potenti sempre più avidi di profitto.

L’esplosione algale è un fenomeno che avviene proprio quando il mare è ricco di silicati, nitriti, nitrati o altri elementi inquinanti, quindi non c’è nulla da star sereni. 

 Dalla salubrità dell’ambiente, dall’aria e da un mare puliti, e dal grado di salute dei cittadini che si determina la civiltà e la qualità della vita di un paese, con indubbi riflessi sulle condizioni e lo sviluppo delle proprie effettive potenzialità socio-economiche. Ed è per questo che occorre evitare, prima che sia troppo tardi, che le aree portuali vengano irresponsabilmente inquinate dalla fuoruscita di fumi dai traghetti, dallo sversamento in mare di idrocarburi provocato da navi in sosta, oltre che dallo scarico di detriti e di liquami fognari spesso incontrollati. 

Su questioni di grande rilievo, strettamente connesse le une alle altre, quali ambiente e salute, qualità del lavoro e sicurezza sul lavoro, avvertiamo un preoccupante silenzio delle Istituzioni a cui è affidato il compito di controllo e di applicazione delle norme previste per Legge. 

I Sindaci, principali autorità sanitaria del territorio, dovrebbero definire una strategia ed intervenire in qualche modo (per quanto in forte ritardo). Non sottovalutare gli scarichi di reflui a mare, che molto probabilmente contribuiscono allo stato dei fatti.

Per i Comuni è possibile effettuare accertamenti a sorpresa in modo da sanzionare a caro prezzo il comportamento di chi inquina le acque, che poi inevitabilmente finiscono in mare, disporre campionamenti «a sorpresa» per far verificare le acque di scarico potenzialmente inquinanti, allo scopo di rilevare e sanzionare eventuali illeciti ambientali. Vi sono pertanto tutte le condizioni per disporre un «Piano Straordinario Comunale di controllo sugli scarichi».

Di più, nella logica di un intervento mirato a contrastare gli scarichi abusivi, sarebbe possibile convocare e coinvolgere tutte le amministrazioni dell’isola per definire un piano d’intervento Comune, magari con un protocollo d’intesa che consenta di organizzare al meglio il lavoro ed effettuare attività di campionamento «a sorpresa» anche nelle zone limitrofe, così da controllare i principali siti delle coste potenzialmente inquinanti. E poi, una verifica straordinaria/amministrativa sui fanghi, per attestare la produzione degli ultimi anni e l’effettivo smaltimento a norma di legge, verificando i formulari e gli altri documenti per capire e rendere pubblica la quantità di reflui trattati, la quantità di fanghi prodotti e i siti di smaltimento di tali fanghi. E poi, se i fanghi in parte finiscono in mare – anche solo per errore – ce li ritroviamo come bollicine galleggianti di colore marroncino a un metro e mezzo dalla riva. Inoltre, si potrebbero disporre anche una serie di controlli sulle ditte che eseguono interventi di autospurgo, per verificare il corretto smaltimento di quello che viene asportato, e controlli sugli scarichi delle strutture che stanno sulle spiagge (con relativi bagni).

Se ci fosse determinazione amministrativa e volontà, entro pochi giorni si potrebbero coinvolgere chi le amministrazioni ritengono opportuno per pianificare il lavoro, proporre un protocollo d’intesa tra Comuni, predisporre un piano di intervento, trovare un laboratorio d’analisi ed essere finalmente operativi con qualcosa di concreto. 

Comunque, bisogna provvedere mettendo”in primis” mano alle esigue risorse Comunali. Sorvegliati speciali dovrebbero essere i principali veicoli con cui l’inquinamento causato da cattiva depurazione o scarichi illegali arriva al mare.

L’entità dell’intervento implica anche una richiesta di sovvenzioni agli Enti sovracomunali (Provincia, Regione e Città Metropolitana): tali interventi, però, per quanto efficaci e necessari possano essere nel breve tempo, non rappresentano che semplici palliativi. Il problema, pesantissimo, esiste e investe responsabilità storiche, politiche, sociali e culturali a più livelli; ma i protagonisti principali siamo e resteremo sempre noi cittadini, su cui, paradossalmente, in mancanza di una virtuosa presa di coscienza, ricadono oneri e pericoli della delicata situazione. In ogni caso, la questione resta incombente sul campo, non essendo facile dipanarla se non ci sarà una chiara volontà ed un concorso di più forze, determinate ad intervenire seriamente e organicamente, affrontandone, con un disegno dettagliato, tutti gli aspetti. 

Anche nel nostro giustificabile scetticismo, alla fine, non vorremmo doverci convincere che abbiamo sbagliato a preoccuparci perchè, come diceva un antico saggio orientale, siccome al problema non si sanno trovare soluzioni, il problema non esiste.

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