“TANGENTI AD ISCHIA: INDAGATO ADINOLFI, EX NUMERO 2 DELLA GDF. AI PM ROMANI LE TELEFONATE COL SOTTOSEGRETARIO LOTTI”. DA IL FATTO QUOTIDIANO DEL 16/10/2014

Michele Adinolfi, comandante interregionale della Guardia di finanza di Toscana, Marche e Emilia Romagna, è indagato a Napoli per corruzione. I pubblici ministeri Henry John Woodcock, Celestina Carrano e Giuseppina Loreto hanno inviato un invito a comparire all’ex capo di Stato maggiore delle Fiamme gialle che era già stato indagato e prosciolto per la fuga di notizie dell’indagine P4. Sono state intercettate anche alcune telefonate, considerate non rilevanti ai fini dell’inchiesta, tra il generale e Luca Lotti, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Le trascrizioni delle conversazioni sono state ritenute ininfluenti dal punto di vista penale. Lotti e Adinolfi infatti si conoscono dai tempi in cui il primo era capo di gabinetto del sindaco Renzi e il secondo comandante interregionale, anche della Toscana. Stavolta a tirare in ballo Adinolfi è una telefonata intercettata nell’indagine finora inedita per la corruzione del sindaco di Ischia, Giuseppe Ferrandino, consigliere provinciale del Pd, da parte di una coop “rossa”: la Cpl Concordia di Modena, un colosso con 1.800 dipendenti e un fatturato di 444 milioni di euro.

L’INCHIESTA riguarda la metanizzazione di Ischia, un gasdotto da 18 milioni per 13 chilometri di tubo sottomarino, aggiudicato in project financing a Cpl nel 2005. Per i pm “la Cpl Concordia ha stipulato due convenzioni (evidentemente almeno in parte fittizie), per gli anni 2013 e 2014, con l’Hotel Le Querce di Ischia, di proprietà della famiglia del Sindaco di Ischia Ferrandino, convenzioni sottoscritte da Roberto Casari, presidente di Cpl e dal padre di Ferrandino Giuseppe, politico di spicco dell’Isola di Ischia (…) in virtù delle quali la Cpl Concordia ha corrisposto (ovvero si è impegnata a corrispondere) la somma di circa 160 mila euro – a fronte del presunto impegno della struttura alberghiera a ‘tenere a disposizione’ della Cpl (in persona dei dipendenti), sette stanze di albergo per le stagioni estive 2013 e 2014 e per il Capodanno del 2013 e 2014, per ciascuna annualità, alla società alberghiera della famiglia di Giuseppe Ferrandino”. I pm contestano oltre ai 320 mila euro dell’hotel una consulente al fratello, Massimo Ferrandino, incaricato dalla società di seguire proprio “le relazioni con le amministrazioni locali”. Sono indagati a vario titolo per corruzione e induzione indebita il sindaco, il padre del sindaco Giovanni Giuseppe che ha firmato la convenzione dell’hotel, il fratello Massimo e il potente presidente della Cpl Concordia, Roberto Casari; il direttore commerciale Nicola Verrini e il consulente Francesco Simone. Il 9 e 24 giugno ci sono state le perquisizioni e la settimana scorsa sono iniziati gli interrogatori, a partire da Simone, difeso dall’avvocato Maria Teresa Napolitano. Proprio Simone ha messo nei guai Adinolfi con una telefonata nella quale, almeno secondo l’interpretazione dei pm, parla di Adinolfi come un ufficiale al quale chiedere un favore ma che sarebbe stato poi pagato per il disturbo. Gli uffici della Concordia sono stati sottoposti a una bonifica a caccia di microspie, che non sono state trovate. Probabilmente i pm ipotizzano che quella bonifica potrebbe essere il favore da chiedere al generale. Fonti della Cpl Concordia però spiegano che la bonifica è stata eseguita e fatturata da un’agenzia privata che non ha nulla a che vedere con Adinolfi.

Al PM NAPOLETANI, Francesco Simone la scorsa settimana ha dato un’interpretazione delle sue parole molto lontana dalla tesi di accusa la Concordia si sentiva penalizzata in una gara all’Agenzia spaziale italiana dalla quale era stata esclusa a beneficio di un concorrente. Simone preparò un dossier e tramite un amico e cercò un contatto per sottoporlo al generale Adinolfi. La bonifica non c’entra nulla. Adinolfi, difeso dall’avvocato Marco Franco e dal professor Enzo Musco, si presenterà ai pm all’inizio della prossima settimana per chiarire la sua posizione. AI Fatto dice: “Non ho mai sentito nemmeno nominare Simone e le altre persone citate nell’invito a comparire. Non conosco Cpl Concordia. Sono assolutamente tranquillo e non capisco davvero come si possa contestare un reato così grave a chi non conosce nemmeno le persone indagate”. Per il suo difensore Marco Franco “è grave che il mio assistito sia coinvolto sulla base di affermazioni di terze persone destituite di fondamento”. L’indagine coglie Adinolfi in un momento particolare della carriera. E stato capo di Stato maggiore della Gdf negli anni del massimo potere di Silvio Berlusconi. Amico di vecchia data di Gianni Letta e Adriano Galliani e in ottimi rapporti con Berlusconi, negli anni scorsi ha stretto un legame forte con Luca Lotti e ha un rapporto diretto con il presidente del consiglio Matteo Renzi. Tra tre anni potrà puntare al vertice della Gdf quando scadrà il comandante attuale, Saverio Capolupo. I contatti recenti tra Lotti e Adinolfi e quelli più sporadici con Renzi potrebbero inserirsi nello scenario delle nomine nei servizi segreti. Da tempo è vacante il posto di vicedirettore dell’Aise, il servizio militare estero, e si sa che quel posto spetta a un finanziere. “A dire il vero – dice il generale al Fatto – quello è un posto da generale di divisione e non da generale di corpo d’armata. Se fosse vero, avrei potuto fare il capo non il vicecapo. Comunque mi risulta che in quel posto è stato designato un generale dell’esercito. I rapporti con Renzi e Lotti sono dovuti solo al mio ruolo istituzionale a Firenze. Ora comunque ho altro a cui pensare. Sono sconcertato perché sono indagato in una vicenda della quale non so nulla. E ovviamente sono tranquillissimo”.

(da Il Fatto Quotidiano del 16/10/2014)

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