LA PRESENZA DI ANIDRIDE CARBONICA NEI NOSTRI LUOGHI. RIFLESSIONE DEL DOTT.ANTIMO PUCA

Una variopinta carovana di auto storiche e Ferrari per un valore totale praticamente inestimabile, condotte da piloti anch’essi di adeguata consistenza finanziaria o adeguata notorietà in vari campi attraversa le nostre strade. Per molti uno spettacolo magnifico oppure uno straordinario museo viaggiante. Certamente rappresenta un colossale business. Sul bordo di provinciali e statali che attraversano i luoghi più belli e puri si sgrana una folla di persone ad applaudire ricchi e straricchi piloti che, secondo le critiche, per soddisfare una passione privata, vanno a occupare, inquinando come non è più possibile per gli altri comuni mortali, il suolo pubblico. Da una tavola rotonda organizzata dall’A. S. I. in occasione di “Auto e moto d’epoca”, è emerso che automobili e motociclette storiche inquinano più delle auto odierne. L’ A. S. I. rappresenta 223 club federati in tutta Italia, 15 club aderenti e 101.600 soci con 183.531 veicoli storici omologati. Una ricerca condotta dall’Associazione Transport & Environment sostiene che Trentasette milioni di auto “illegalmente inquinanti” circolano sulle strade provocando la prematura morte di 68.000 persone l’anno. Sono alimentate a gasolio ed emettono ossidi di azoto che hanno innescato il dieselgate. Nel ciclo della vita, parametro discutibile ma comunque efficace perché è una sorta di “impronta ambientale”, un’auto a gasolio emette mediamente 3,65 tonnellate di CO2 in più rispetto a una a benzina: 42,65 contro 39. Ad incidere sono anche la maggiore percorrenza e soprattutto il più dispendioso processo produttivo. Le auto a gasolio non servono per raggiungere gli obiettivi di CO2. Il diesel beneficia di un trattamento fiscale agevolato. A seconda dei paesi le incise sono fra il 10 ed il 40% inferiori a quelle sulla benzina. Insomma, i cittadini sono stati intossicati a proprie spese, con minori incassi per decine di migliaia di miliardi nelle casse pubbliche. L’aumento del traffico e dell’inquinamento, la crescita delle malattie alle vie respiratorie, l’assenza di una politica della mobilità. E, ciliegina sulla torta, un’infilata di manifestazioni motoristiche, dalle vespe alle auto. L’ Amministrazione in questi anni si è dimostrata assente, anzi, al contrario ha favorito e contribuito a questa grave situazione di pericolo per la salute degli ischitani con la mancata revisione del Piano urbano del traffico e facendo proliferare l’uso inutile delle auto. Nell’ultimo periodo a Ischia sono state sponsorizzate e promosse manifestazioni fino, in questi giorni, il raduno di Vespa e Ferrari. Manifestazioni che peggiorano la qualità dell’aria che respiriamo, favorendo caroselli rombanti e inquinanti nel centro storico e in tutto il nostro patrimonio. L’estate è un gran momento anche per i fuochi d’artificio e per compiacere turisti e commercianti. Eppure la pratica fa enormi danni all’ambiente e agli animali ed ha costi umani non indifferenti. La polvere da sparo usata per confezionare i fuochi è composta da: stronzio(86 volte più della media accettabile),nitrato di potassio(26),bario(11),ossido di carbonio(9), piombo(7), rame(5), zinco(4), carbone e zolfo che insieme formano CO2. L’esplosione di fuochi d’artificio comporta il rilascio di metalli pesanti, soprattutto diossina, perclorati e altri pericolosi inquinanti. Il nitrato di bario può causare danni al sistema respiratorio, mentre il perclorato di potassio è collegato a problemi della tiroide e difetti nei bambini. Ovviamente non è possibile riciclare i fuochi e anche lo smaltimento comporta dispersioni tossiche nelle acque e nei suoli. Le polveri sottili sprigionate dai fuochi restano nell’aria per diversi giorni prima di essere smaltite. I danni che provocano i fuochi sono innumerevoli. Si tratta di effetto serra, danni alla salute, all’aria che respiriamo. Infatti queste particelle non filtrate dalla mucosa nasale raggiungono direttamente i nostri alveoli polmonari. I fuochi artificiali danneggiano la fauna, compresa quella umana. E’ noto che cani e gatti soffrono enormi stress per il rumore. Stesso effetto anche sugli uccelli, che per lo spavento si disorientano e si schiantano contro muri e tralicci. Anche le persone soffrono per i rumori eccessivi e tutti subiamo gli effetti dell’inquinamento acustico. Sono soprattutto le polveri fini a produrre in breve tempo elevati carichi nell’aria. Valutazioni statistiche compiute dalle stazioni svizzere di misurazione dell’inquinamento atmosferico mostrano che in breve tempo vengono raggiunti elevati contenuti di polveri fini (PM10), tanto che possono superare il valore limite giornaliero di 50 mg/m3 fissato nell’ordinanza contro l’inquinamento atmosferico, limite che è giustificato da motivi di tutela della salute e che può essere superato solo una volta l’anno. Anche indagini compiute all’estero, tuttavia con concentrazioni più elevate, mostrano che le polveri sottili possono fare insorgere disturbi alle vie respiratorie, alla tiroide e difetti nei bambini. Va tuttavia fatto notare che nelle stazioni di misurazione della rete NABEL il valore limite medio giornaliero di PM10 viene superato in totale dai 20 ai 77 giorni l’anno. La combustione di fuochi d’artificio contenenti rame può produrre diossine. Da esperimenti di laboratorio in cui è stata studiata l’entità della formazione di diossine prodotta dallo sparo di diversi fuochi pirotecnici e di rilevamenti compiuti in Gran Bretagna durante la bonfire night, la notte dei falò, in cui, come in Svizzera, vengono bruciati falò e sparati fuochi d’artificio, si evince che i falò liberano diossine essenzialmente quando vengono alimentati da legno vecchio e altri rifiuti. Nell’area attorno alla quale vengono sparati i fuochi, ovvero là dove si radunano gli astanti, vengono prodotte punte elevatissime di rumore, che all’interno dell’area critica possono essere all’origine di possibili danni all’udito dato che superano i valori limite in materia di rumore impulsico stabiliti dalla Suva. Non va nemmeno trascurato il problema della molestia del frastuono prodotto dai fuochi d’artificio. Questo può addirittura generare reazioni di paura e di stress. Autorità varie ed Amministrazioni nulla dicono sui fuochi artificiali perché non vogliono ostacolare un business che continua a provocare inquinamento, disturbo alla quiete, gravissimo disturbo agli animali. C’ è un bisogno pressante di misure proattive per combattere l’inquinamento dell’aria e quelle esistenti sono inadeguate. I sindaci dei vari Comuni dovrebbero essere tutti uniti ed introdurre l’ “allarme polveri sottili” per trasformare i territori in realtà più verdi e più sane, con zone a zero emissioni, nelle quali i motori a scoppio sono banditi dalla circolazione ed acquistare solo autobus non inquinanti, con l’obiettivo di promuovere mezzi di trasporto alternativi, piste ciclabili, e reti di trasporto pubblico che non utilizzano combustibili fossili. Bisogna puntare a trasformare i nostri luoghi in territori senza energia fossile, con una parte importante di zone a zero emissioni, vale a dire zone in cui i motori a scoppio, come il diesel, sono banditi dalla circolazione. L’ARPAC dovrebbe essere convocata da sindaci ed amministrazioni per verificare l’inquinamento acustico sui nostri territori per limitare l’emissione di PM10 nell’aria. L’ARPAC assicura agli Enti Locali ed ai Dipartimenti di Prevenzione delle AA. SS. LL. regionali le attività di consulenza e supporto tecnico scientifico e analitico da questi richieste. Dovrebbe essere attivato al più presto una centralina, un laboratorio mobile, capire come energizzarlo per farlo funzionare. L’APRAC dovrebbe procedere a verifiche e controlli strumentali relativamente a:*emissioni acustiche prodotte da traffico veicolare;*inquinamento acustico prodotto dalle attività e soggetti che impiegano sorgenti sonore;* rispetto dei limiti dei requisiti acustici degli edifici;*attività, spettacoli e manifestazioni, temporanee o permanenti, all’aperto in luoghi pubblici o privati e, infine, specifiche attività rumorose. I Comuni di Ischia si dovrebbero impegnare, di contro, a garantire all’ARPAC l’accesso alle aree per i necessari sopralluoghi, anche mediante l’affiancamento della Polizia Municipale, delle Forze dell’Ordine e del Settore Ambiente e a mettere a disposizione degli stessi la eventuale documentazione presente agli atti dell’Ente ed utile ad una migliore e più rapida definizione delle attività.

Antimo Puca

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