ITALIA, DOVE NESSUN POLITICO AVVERTE DOLORE. DI ANTIMO PUCA

‘Decidere costa dolore’. Questa massima aurea si trova nella trilogia di Eschilo (è un ricordo del liceo classico, e per me Eschilo è senza dubbio il sommo autore della tragedia). Dalla notte dei tempi ci arriva da Eschilo un grande insegnamento di vita. Viviamo il momento più difficile dal 1938 (leggi raziali) per quanto riguarda le imposizioni. E’ vero che le diverse fazioni politiche sono come due ali di uno stesso animale , ma anche le sfumature contano. Per qualcuno viviamo di illusioni, chi in un modo chi nell’altro.

(Antimo Puca)

Chi va a votare sostiene questa finta democrazia. In realtà siamo come gli schiavi del mito della caverna di Platone. Ve lo ricordate? Al buio, nudi e in catene di spalle, la vita sono solo le ombre confuse che intravediamo alle nostre spalle. Se ti eserciti, spezzi le catene e segui la luce, sei destinato a una non vita per il resto della vita. Niente di più tragico. Altro che Matrix. Ci vogliono schiavi dalle notte dei tempi, dai miti delle origini. È brutto da dire e rendersene conto, ma tant’è. Nessuno è libero. Non c’è salvezza. Hip dei Croods verso la luce. Stanno facendo di tutto per coltivare l’astensionismo, disaffezionare la gente alla politica, scoraggiare il voto. Quindi la buona regola che ha permesso agli italiani di sopravvivere 15 secoli al crollo dell’impero romano oggi più che mai ritorna valida. Segui quello che è impresso nel tuo DNA! Fai l’esatto contrario di quello che cercano di farti fare. Non è automaticamente una mossa vincente, ma sicuramente è un ottima partenza. A questo punto racconterei loro una storiella, quella che Piero Calamandrei raccontò agli studenti milanesi in un suo celebre discorso nel 1955: “Un giorno, due migranti decisero di attraversare l’oceano in cerca di fortuna e si imbarcarono su di un vecchio battello, sbiadito dal tempo e dalla salsedine. Uno dormiva sotto coperta ed uno stava sul ponte, a fantasticare sul futuro e sulla rigogliosa terra in cui sarebbe sbarcato di lì a poco, quando una terribile bufera ruppe la notte stellata. Le onde altissime facevano oscillare l’imbarcazione, così uno dei due migranti chiese al marinaio “ma siamo in pericolo?”; “se continua così, tra mezz’ora il piroscafo affonda” rispose lui. Il migrante, ormai in preda al panico, si precipitò a svegliare in compagno di viaggio: “Beppe, Beppe! Il marinaio ha detto che se la bufera continua, tra mezz’ora affondiamo!”. E questo, con aria imperturbabile, risponde “embè? Mica è mia la barca”. Questo è l’indifferentismo alla politica. Per tal motivo, credo io, scegliere deliberatamente di non esercitare il proprio diritto/dovere di votare sia sciocco. Credo anche sia egoistico. Sì, egoistico. Per ciascuno di noi sarebbe probabilmente più facile curare unicamente il piccolo orto di casa, incuranti della cosa comune, della cosa pubblica. Che esercizio pericoloso sarebbe, però, delegare a qualcuno l’amministrazione di quest’ultima, senza controllo, partecipazione o interesse. Esattamente così è venuta a mancare la democrazia, nei tempi bui che oggi ricordiamo con tanta angoscia. “Ed attenzione, perché la democrazia è come l’aria: ci si accorge di averla perduta, solo quando viene a mancare.” (Piero Calamandrei, Università Cattolica, 26 gennaio 1955). L’Italia cade a pezzi. E tutti non fanno che lamentarsene. L’unico strumento, a parte la presa di coscienza di pagar le tasse, per modificare la situazione è quello del voto. Ed è insopportabile il fatto che spesso chi non va a votare è il primo a lamentarsi che le cose non vanno bene. Perché è indice di fatalismo e passività, dal momento che la rivoluzione finora non l’ho vista da nessuna parte nè ne ho sentito parlare. Poi, se mi dite che domani mattina 10 milioni di persone in tutta Italia si svegliano e escono a far bordello per ottenere quello che non hanno va benissimo, mi unisco al coro volentieri. Ma non mi sembra una presa di posizione attuabile dal mammone in cerca del posto fisso a 1000€ al mese elemosinato leccando le scarpe che è l’italiano medio. Quindi, tutti a votare gente! Magari tutti insieme una volta ogni 5 anni come in tutti i paesi normali, e non ogni anno e un mese come da media dei governi italiani, che state sempre a gridare al voto quando basta andare a votare quella volta in cui si deve, anche perchè se si fa altrimenti come si continua a fare poi i governi non hanno la possibilità di portare a termine i programmi che si sono prefissati, conducendo al guazzabuglio di leggi e burocrazia inutile che contribuisce ulteriormente all’ostruzione di questo sistema paese. Sono nato in dittatura fascista, ho lavorato per avere una democrazia e ritengo il voto un alto dovere politico e sociale. Voterò convintamente e nel mio piccolo invito, anzi, prego tutti gli amici, comunque la pensino, non importa che siano vicini o lontani dalle mie opinioni, a non far mancare alla democrazia italiana il contributo del loro voto. Anche se costa dolore. Una democrazia in cui la gente non partecipa, non si assume la responsabilità di decidere, è una democrazia malata.

di Antimo Puca

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