“IL SOGNO DI S.ANNA”, RIFLESSIONE DEL DOTT.ANTIMO PUCA

Il giorno volgeva al crepuscolo. Ormai stanco,m’apprestavo ad ultimare il lavoro per godere,poi,il meritato riposo. Dall’interno di una stanza troppo grigia portai lo sguardo alla finestra,rilassandomi in quel rosa pesca che volgeva sempre più al brunito,in cui gli ultimi fievoli raggi dorati danzavano moventi con le ombre delle cose intorno.

D’improvviso..Paff..un tonfo sulla spalla destra mi fece scattare dalla sedia..Implosi l’istinto di un urlo..Era una mano. Piano,mi voltai verso quel peso. Avvolto nel suo solito tutone di jeans,niente meno,c’era lui,Giovan Giuseppe Sorrentino,Nerone per gli amici..Spalancai bene gli occhi mentre l’emozione disegnava un percorso sul mio corpo;saliva dal basso, mi correva lungo la schiena scivolando sulla pelle fino ad offuscarmi lo sguardo ed i pensieri. A lui vicino,in una espressione mista tra serio e faceto,il maestro Funiciello,m’osservava-”Wagliò”,-quel vocione a me ben noto tuonò nella stanza-,”la mia Sant’Anna,.addò stà chiù?”-Mentre udivo queste parole,veloce la mia mente calcolò che tra non molto sarebbe tornato il 26 luglio,bramato ed atteso giorno per ischitani e forastieri.

Una incursione nella memoria mi echeggiò di un sapere antico,serbato negli occhi lucidi di pescatori con forti braccia e spalle possenti che accostavano le loro barche presso la baia incastonata tra cielo e terra. In quel silenzio fecondo,come un miracolo d’Amore,il luogo sprigionava enzimi di vita nei giovani grembi o rendeva i seni fiorenti straripanti di latte. Intere famiglie di pescatori e contadini delle vicine colline si apprestavano ad onorare e ringraziare la santa in una sorta di semplice liturgia all’interno della baia,radunandosi con barchette semplicemente addobbate ed abbellite per l’occasione e poi scambiando i cibi della festa sapientemente cucinati ed innaffiati di vino sincero in una sorta di mensa al sapore di mare.

Con un colpo di tosse,Nerone mi riportò al presente ed al motivo della visita a me. Asseri’:”Sant’Anna,!Nave senza timoniere in una gran tempesta,non più Signora ma bordello! Una bestia indomabile e selvaggia!La sella è vuota!Dovresti inforcare i suoi arcioni e governarla!Condurla a mano per le briglie!Fummo cosi’ solleciti ad organizzare la festa alla Matrona nostra con orgoglio e fierezza per esaltare la tradizione e adesso i successori in vita non smettono di renderla ridicolae svenderla allo straniero di turno. Sant’Anna piange,vedova!. L’isola è piena di tiranni ed ogni contadino che si pone al capo di una fazione politica diventa un Marcello,si atteggia a ribelle dell’autorità oppure a salvatore della patria. Nota uomini negligenti,alcuni già in rovina,altri sul punto di cadervi. Alcuni hanno la Giustizia in cuore e tuttavia sono restii ad emettere giudizi,ma il popolo non ha alcun timore e si riempie sempre la bocca di giustizia. Alcuni rifiutano gli ufficii pubblici,mentre il popolo è fin troppo sollecito ad assumersi le cariche pubbliche. Quante volte alla festa,a memoria d’uomo,sono state mutate leggi,usanze e costumi e poi,. i direttori artistici. Agli albori della festa la direzione era frutto di estro e fantasia semplice di pescatori con petto acceso d’orgoglio e completamente avvolti dalla passione per dare il meglio di sé nella costruzione di una barca che,si auspicava,fosse la più bella. Riconoscerai che Sant’Anna è simile a quell’ammalata che non può trovar riposo nel letto,ma,rigirandosi di continuo,cerca di alleviare il dolore. Le nostre parole sono chiare e la nostra speranza è ben riposta se si scruta con attenzione e con intelletto integro. Quando il gioco della zara ha fine quello che ha perso rimane da solo e addolorato mentre pensa alle giocate fatte e impara a sue spese come comportarsi nella prossima partita;tutta la gente si affolla intorno al vincitore cercando di attirarne l’attenzione;egli non si ferma ma si difende dalla calca dando retta a tutti e porgendo la mano all’uno e all’altro mentre qualcuno gli si mette di fronte,qualcun altro lo tira da dietro e qualche altro lo segue,affiancandolo. A Cesare ciò che è di Cesare ed a Dio ciò che è di Dio. Monta in sella!Governa Sant’Anna,e,nocchiero, conduci cavallo a mano per la predella. Sant’Anna è mal governata. Cura le magagne,le colpe commesse e i danni subiti. Gli ischitani dovrebbero permetterti di governare,invece di lasciare che il paese cada in rovina affidato a gente incapace.. un giardino che vede lotte tra famiglie rivali. Se non ne sta a cuore la sorte, ci si dovrebbe almeno vergognare della reputazione del proprio paese. Causa principale è l”assenza di un potere centrale nella sua visione universalistica che deve essere garantito assicurando pace e giustizia;invece il tutto è ridotto ad una bestia selvaggia che nessuno cavalca né governa e a poco serve il freno del Corpus Iuris Civilis che nessuno fa rispettare. Amara ironia tocca al Comune,poichè chi governa rinuncia ad esercitare i suoi diritti mentre i cittadini di più umile condizione diventano capi-fazione e sono pronti a commettere ogni sorta di abuso. Passione,cura e dedizione sono le orme che hanno solcato il terreno all’alba di questa festa identitaria. Essa non può cadere in un banale divertissement,una sbronza malinconica tra vecchie glorie in libera uscita. L’ego ha annacquato il fuido della creatività,delapidando atrocemente un evento di considerevole portata,se calato nel suo contesto storico-culturale originario. Si dice che ci vuole entusiasmo o grandi miti per smuovere gli inerti. Ma cosa può ispirare le coscienze più della piena espressione del sé?”- Funiciello incalza con volto grigio e sguardo severo:”Hanno colpevolmente smesso di rispettare la vera protagonista,la nostra Sant’Anna,perduti come sono nelle loro”piccole” faccende. Se l’indifferenza diventa maggioranza,la festa originaria cesserà di esistere. Evitare l’aporia. E’ tempo di essere degni della nostra storia. Una conoscenza vera,quindi non intellettualistica o solamente erudita,è il presupposto per rispettarla. Chi non sa non può apprezzare ed inevitabilmente non rispetterà. Individuare una data ed onorarla ogni anno è prassi utile per indurre chiunque a riflettere,a fermarsi un momento,a ricordare,ad imbattersi in un viaggio. Una ricorrenza ha senso anche e soprattutto se è utile per una critica costruttiva,dopo aver menzionato valenza e risultati. Si deve avviare un confronto circa la strada che Sant’Anna stà prendendo,circa i suoi difetti. Sono cambiate le ragioni e le modalità con cui i valori Sant’Anna vengono vissuti,e questo,purtroppo,non è accaduto sempre in meglio. Sant’Anna deve sfidare la tempesta dell’apatia,dell’indifferenza,e,la tempesta più importante,cioè la fatica a riconoscere,recuperare e difendere la propria identità. Conoscere e rispettare il proprio passato e le proprie radici,essere solidi rispetto ai valori della propria cultura e della propria storia è ciò che garantisce di poter partire sfidando la tempesta. Gli ischitani devono essere aiutati a cogliere la sapienza e la ricchezza che si sprigiona dall’evento,soprattutto attraverso il recupero della memoria storico-culturale,che non è assolutamente invecchiata,come alcuni sostengono,e pertanto necessita di tornare agli antichi splendori. Sono più le differenze che i punti comuni tra la Sant’Anna della semplicità dei pescatori che addobbavano barche e gozzi con le canne e che con le loro famiglie si univano nella baia per pregare,ringraziare e festeggiare la santa dividendosi parmigiane,coniglio,frutta ed abbondanza di vino,e la Sant’Anna degli ultimi anni recenti,in cui l’assieparsi sugli scogli si è trasformato in un posto a pagamento e la semplice espressione artistica locale è stata barattata con una professionalità da show televisivo che poco o nulla ha a che vedere con la spontaneità del pescatore.” “Oh!Per Bacco! Di questo scoglio d’oro illuminato conosco ogni viuzza e vicolo! Giovinetto,alle volte anch’io mi recavo a rimirar la ricorrenza! Tomo tomo,cacchio cacchio,m’intrufolavo. Tra le succulente pietanze la mano mia allungavo per gustare un pezzullo di buon coniglio ed annaffiarlo,poi,di un sincero bicchierino di buon vino!”-”Buonasera,principe!quale onore!Pure voi da queste parti!Qual buon vento vi conduce?”Salutarono i miei interlocutori mentre io a tacere continuavo,sbalordito tal’ era il misto tra sorpresa e confusione. E lui continuando”Ma io mi domando e dico: cosa c’entro con ‘stà ricorrenza? Su questo bacio del Divino intrappolato tra un cristallo blu ed un argento filo passeggiare mi piaceva, solitario,ascoso,perdere l’occhio e divagar la mente fino all’infinita infinità. Poco c’entro con ‘stò caos,.stà confusione,.Sant’Anna appartiene al pescatore. Vi invito ad essere custodi nella memoria,fare tesoro della grazie del passato e trarne le risorse per affrontare con lungimiranza e determinazione le sfide del futuro. Sant’Anna è degli ischitani. La casta è casta e và ‘si’ rispettata. Pionieri della festa siete voi;tu,caro Giovan Giuseppe,in arte Nerone,che hai promosso le barche a figura ed hai differenziato le dinamiche generate tra fuochi d’artificio e razzi;e tu,caro maestro Funiciello,che hai realizzato le più belle scenografie sulle barche! Ischitani,forastieri e signorotti a gara in fila si mettevan fin dal meridiano pur di rimirarti l’arte! Io già di Napoli son re, la sua voce,lamento,lacrima e risata. In terra d’Ischia voglio fa o’ furastiero,’o signorotto ‘ncruvattato,me voglio stà in disparte,zitto zitto!Badate bene,nuje simm serie! wagliò!M’arraccumann a te!l’imbasciata è consegnata! Ciert ccos ‘e fann sul ‘e vive!”..

Come risucchiata dall’aria,i miei visitatori sparirono in un soffio! Per molto tempo restai turbato,internamente ingoiato da questo strano,soprannaturale vissuto,originale e veritiero insieme,mentre le parole udite scendevano,lente,insediandosi tra cuore e coscienza!

Antimo Puca

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