DELITTO MORO. GIORNI TERRIBILI DI UN GOVERNO SOTTO SCACCO. DI ANTIMO PUCA

Un governo difficile, il pesante ciclo socio economico, il ricordo di Aldo Moro a 46 anni dal delitto Br. Vi è una lettera riservata del leader democristiano, data 10 ottobre 1974, tra le dimissioni del quinto ministero rumor e la successiva nascita del bicolore Moro-La Malfa. Il manoscritto è indirizzato all’allora presidente del Senato, Giovanni Spagnolli, che aveva appena ricevuto l’incarico di «esplorare» l’intricata giungla parlamentare dal capo dello Stato, Giovanni Leone. A chi accosta erroneamente l’era DC all’attuale pantano va incorniciato un intero capoverso di quel messaggio. Eccolo. «Una politica di austerità è, per comune giudizio degli osservatori stranieri, indispensabile. Perché non dovremmo fidarci del loro giudizio obiettivo, tanto più se esso si esprime in termini di direttive comunitarie o di obiettivi presupposti per un’indispensabile azione di aiuto? Naturalmente per tutti, e a maggior ragione per noi, è necessaria una modulazione sociale che temperi le asprezze di una rigida politica economica. È una questione di dosaggio e di accorta conduzione della congiuntura. Ciò vuol dire anche distribuire i sacrifici in modo non solo proporzionale, ma progressivo. Dare però a intendere che il mondo del lavoro possa passare indenne attraverso la crisi che ci attanaglia è una, sia pur pietosa, mistificazione». L’ultima frase cade a perfezione sulla demagogia di ogni tempo. I sei fogli di Moro a Spagnolli sono interessanti in diversi passaggi. Dal grande valore della «stabilità politica» alla necessità di conservare «i due distinti ruoli della maggioranza e dell’opposizione». Sottolineata, in anticipo, «la degradazione del nostro status internazionale». Amaro rilievo: Moro era in uscita dalla Farnesina. Complice un’ignavia smemorata, ogni tanto, alcuni brigatisti degli anni più arrossati dal sangue alzano la voce, polemizzano. Fanno teatro. All’indomani della strage di Via Fani, Moro prigioniero, al Viminale una dolente predizione di Francesco Cossiga: « A questi criminali intitoleranno piazze, giardini e chissà che altro. Tra un secolo, forse meno». Quanto esagerava? Erano giorni terribili. Brevi cenni dal promemoria affisso al dunque nell’ascensore principale di Bruxelles. – In area povertà un italiano su quattro. – ⁠Produzione industriale calante. – ⁠Debito pubblico cresciuto. – ⁠Primato di denatalità. – ⁠Giovani laureati: penultimi nella classifica europea. – ⁠Troppi giorni di attesa per un’ecografia. – ⁠Paga di pochi centesimi all’ora in un call center. – ⁠Troppe imprese edili chiuse in poco tempo. – ⁠Troppi viadotti sotto stress. – ⁠Appalti allegri e lenti. – ⁠Certezza della pena che balla valzer e hully gully. – ⁠Droghe in libera uscita. – ⁠Vagano per l’Italia migliaia e migliaia di migranti anonimi. L’elenco prosegue. Ma il campione basta e avanza. Stanco indovinello. Qualcuno è di destra o di sinistra? Fluttua. Escluse collocazioni centriste, forse le prime concrete scelte faranno un po’ di chiarezza. Doppio forse. Il DNA è ambiguo e l’abilità nell’arte tintòria innegabile. Adesso, bontà sua, qualcuno esalta la «centralità» del Parlamento. Anzi, va oltre, reclamandolo all’opera anche in assenza di governo. La sub-cultura istituzionale online, alito vitale del movimento, considerava le Camere un vuoto a perdere. Insomma, un ferrovecchio. Dall’alba a notte fonda sul palcoscenico ruotante della chiacchiera, non sapendo più che dire, leader e portavoce ricorrono spesso all’inesauribile antologia dei «modi di dire». Così, nel corteggiamento ai dem, qualcuno attinge nel capitolo western: «Sot-terriamo l’ascia di guerra». Sì, faceva l’indiano. Non dimentichiamo mai i precedenti. Qualcuno che maneggia l’espressione diabolica «male assoluto» come un qualsiasi vaffa, ha già in passivo numerose palate di bon bon all’arsenico. Diffusa l’opinione che l’epiteto bonaccione affibbiata a qualcuno «Che Guevara de noantri » sia acqua fresca. Avviso. «Prima di accedere negli studi televisivi dove si svolgono i talk show è obbligatorio il controllo antidoping». Ironia. Strumento per ridurre i flussi denigratori. Inquinano. Quanto inquinano.

di Antimo Puca

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