ABBATTIMENTI, COMITATI PER LA TUTELA DELLA CASA: “IL DECRETO FALANGA NON RISOLVE MA TAMPONA”

Il 12/10/2017 i comitati per la tutela della casa si sono riuniti presso l’Hotel Ramada in Napoli per sollecitare le forze Politiche dell’arco costituzionale all’approvazione del cosidetto “DDL FALANGA” il quale, nel tutelare gli abusi di necessità in conformità alla più recente giurisprudenza della CORTE EUROPEA, introduce un doveroso indice di graduazione da osservare negli abbattimenti delle case abusive realizzate nelle aree demaniali, in quelle assoggettate a vincoli e per quelle realizzate da soggetti appartenenti a cosche mafiose o camorristiche.
Erano presenti i primi due firmatari del provvedimento, i senatori Falanga e Milo, e la Senatrice Rosaria Capacchione, dichiaratasi apertamente a favore del Decreto.
E’ stato più volte ribadito dai presenti che, in talune circostanze, l’aver presentato la domanda di condono non costituisce certezza dalla liberazione della spada di Damocle degli abbattimenti.: “Il condono – è scritto infatti in un comunicato – rimane un vero e proprio ergastolo civico per i cittadini che vi hanno fatto ricorso senza certezza alcuna di aver salvato la casa realizzata a suon di sacrifici. L’atteggiamento delle Procure, oltre ad rivelarsi esageratamente svincolato da criteri di logica e ragionevolezza, non dà alcuna certezza di democrazia e giustizia sostanziale nella esecuzione della sanzione della demolizione, affidandosi più alla discrezionalità senza limite che alla rigorosa ed ordinata progressione dei provvedimenti divenuti esecutivi e senza alcuna considerazione per gli abusi di necessità.
Restano ancora da risolvere una serie di molteplici criticità: le sedi in cui conferire i materiali provenienti dagli abbattimenti ed il loro reale costo che rimarrebbe, nel gioco delle cartelle esattoriali, un onere economico a carico dei Sindaci e quindi delle comunità amministrate.
Il Senatore Milo si è dichiarato disponibile ad affrontare il tema in maniera definitiva convocando, a valle dell’approvazione del DdL, un tavolo tecnico con gli Amministratori presenti al fine di elaborare una proposta di Legge che possa porre fine alla problematica del condono cercando, altresì, di proporre soluzioni alternative per una più efficace repressione del fenomeno stesso, ricorrendo, se del caso, alla vendita di materiali da costruzione previo l’esibizione del titolo abilitativo (CIL, SCIA, PdC o equivalenti) al fine di sviluppare le attività delle figure professionali mortificate dall’ultima Sentenza di Catanzaro.
Ricordiamo a tutti gli amici che il Decreto Falanga non è affatto un condono mascherato, ma uno strumento di democrazia sanzionatoria che traccia una linea di demarcazione tra chi saccheggia da sempre il territorio e chi, invece, ha dovuto infrangere leggi e regole per la totale assenza di regole sul proprio  territorio. Respingiamo l’equazione più volte ascoltata del Crollo = Abuso in quanto non suffragata da elementi certi; altresì respingiamo tutti gli atteggiamenti di chi, sospinto dalla ricerca del consenso, istiga a gesti estremi per la tutela dei diritti di soggetti che con il Nostro Paese non hanno nulla a che vedere.
“Vogliate più bene agli Italiani” è il grido di sofferenza che si solleva da parte di chi ha fatto ricorso ad una legge divenuta poi lo strumento per eccellenza di persecuzione nei confronti del “Povero Cristo” di turno di Nazionalità Italiana.
Auspichiamo pertanto una presa di coscienza da parte delle Forze Politiche dell’arco costituzionale al fine di liberare il Popolo Italiano da iniziative che di fatto si risolvono in strumenti di discriminazione razziale, ancora più inaccettabili alla luce dei recenti tentativi di Sanatoria in Sicilia cui si contrappone la storica negazione del condono in Campania al solo fine di agevolare la ricerca del consenso da parte di talune forze politiche.
Durante il dibattito è emersa la totale dimenticanza da parte delle Amministrazioni Locali, di poter far ricorso all’art. 29 della L. 47/85 ed all’art. 23 della L.R. Campania 16/04 per la individuazione delle aree interessate da insediamenti abusivi (PRIA) il perfezionamento dei quali avrebbe portato alla realizzazione del processo di identificazione e di appartenenza del cittadino con le opere di urbanizzazione realizzate con i fondi incassati per oblazioni ed oneri, processo mai innescato la cui interruzione ha solo visto incrementare, su quegli stessi territori, il saccheggio di voti e di preferenze. Siamo sempre più distanti dall’idea di fare delle Istituzioni la Casa dei bisogni del cittadino, e sempre più vicini all’idea di fare delle Istituzioni lo strumento di persecuzione del Cittadino Italiano.
Abbiamo già abbondantemente corrisposto il nostro debito morale che va ben oltre i 35 euro al giorno che voi dissipate alla ricerca del consenso degli stranieri in terra Italiana digiunando per loro e non per noi”.

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