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HOTEL SAN LORENZO SEQUESTRATO PER EVITARE LA REITERAZIONE DEI REATI

Un’altra tegola si è abattuta oggi sull’imagine dell’Isola d’Ischia. A 24 ore dal nuovo sequestro dell’Hotel Tramonto d’oro, un altro albergo è stato posto sotto sequestro l’hotel San Lorenzo, di proprietà della famiglia di Domenico De Siano, senatore di Forza Italia e coordinatore regionale del partito in Campania. Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura partenopea. La struttura comprende sei piscine termali, di cui due coperte, e un reparto termale-sanitario. I reati contestati sono violazione della normativa ambientale e falso in autorizzazioni amministrative, in relazione all’autorizzazione per lo scarico nella fognatura pubblica. Le indagini della Guardia Costiera hanno tratto origine dallo sversamento in mare di liquami provenienti dalla rete fognaria asservita al comune di Forio, avvenuta in diverse occasioni tra la primavera e l’estate del 2013 all’interno del porto di Forio. Le cause sono state individuate nell’immissione di acqua termale ad alta temperatura nella rete fognaria da parte anche della struttura alberghiera sequestrata. Il filone d’indagine è lo stesso che tra febbraio ad aprile ha condotto al sequestro preventivo di altre 5 strutture alberghiere di Forio per analoghi reati. Le indagini hanno accertato che lo scarico nella fognatura, da parte della struttura alberghiera della famiglia De Siano, di reflui industriali avvenniva in forza di un’autorizzazione dell’Ato2 Napoli Volturno, rilasciata nel 2009 sulla scorta di relazioni tecniche false, attestanti modalità di scarico diverse da quelle reali, rinnovata il 23 luglio 2013 e successivamente revocata dalla stessa Ato2 in sede di autotutela il 14 aprile 2014. Il sequesto preventivo si è reso necessario, scrive il procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso, “per evitare la reiterazione dei reati relativi alla violazione della normativa in materia ambientale, essendosi accertato che la struttura alberghiera ha proseguito la propria attività con il conseguente smaltimento illecito degli scarichi, anche dopo la revoca dell’autorizzazione”.