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TURISTI INFURIATI: “RIFORNIMENTO CARBURANTE PROGRAMMATO” E LA CAREMAR PARTE CON DUE ORE DI RITARDO

Ieri l’annuncio dell’avvenuta privatizzazione della Caremar, ieri sera al Porto di Napoli l’ennesimo episodio con la Caremar protagonista, e ancora una volta non certo in positivo. Alle ore 22.00 al Porto di Napoli arriva il traghetto che sarebbe dovuto partire per le Isole di Ischia e Procida alle ore 21.55: qualche minuto di ritardo sulla tabella di marcia, ma tutto sommato ancora si è nel limite della ragionevolezza. I circa 200, tra turisti e pendolari, in banchina sono pronti ad imbarcarsi, ma gli addetti della Caremar bloccano tutti, prima di partire “si deve fare rifornimento”. Annunciato, quindi, un ritardo sulla partenza di circa due ore. A quel punto scoppia la rivolta. I pendolari, ormai abituati a questo modus procedendi della compagnia, più che arrabbiati sono rassegnati, non è infatti la prima volta che questo traghetto accumula ritardi importanti, sempre per la stessa ragione. Dall’altra i turisti, sconcertati da quanto avviene sulla banchina, sconcertati dal ritardo, sconcertati dalla motivazione e ancor di più dalla giustificazione “il rifornimento era programmato”. In un Paese civile, infatti, un rifornimento, a maggior ragione se programmato, non dovrebbe comportare disagi per gli utenti, dovrebbe far parte della routine di una compagnia di navigazione, la quale dovrebbe organizzarsi per rispettare gli orari delle corse: ma ovviamente ciò che appare normale in tutto il mondo, per i trasporti marittimi nel Golfo di Napoli sembra una chimera. I turisti decidono di chiamare il 1530 per denunciare il sopruso di cui si sentono vittime. Ma durante la protesta la situazione si complica ulteriormente: durante il rifornimento fuoriesce del carburante dalla cisterna e subito accorrono i vigili del fuoco e gli uomini della capitaneria di porto. Tra un ritardo e l’altro, finalmente, a mezzanotte e venti il traghetto parte…certo non un bel modo di iniziare le vacanze e sicuramente non un bel modo di fare marketing turistico. La speranza è che la privatizzazione possa portare un barlume di luce nel buio pesto in cui naviga la Caremar ormai da troppo tempo.