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Cronaca

INCHIESTA ISCHIA: SPUNTANO ANCHE I NOMI DI SILVIO BERLUSCONI E DEL BOSS ZAGARIA

Più passano i giorni e più dall’inchiesta su Cpl Concordia, che ha portato all’arresto del Sindaco di Ischia, Giosi Ferrandino, emergono particolari inquietanti da cui si percepisce la vera dimensione di uno scandalo, di cui Ischia è solo la punta dell’iceberg. Il primo nome di spicco entrato prepotentemente nell’inchiesta è stato quello dell’ex presidente del consiglio Massimo D’Alema, non accusato di alcun reato, ma tirato in ballo per aver intrattenuto rapporti e ricevuto favori dalla cooperativa modenese. Dopo quello di D’Alema dalle carte dell’inchiesta di Napoli spunta anche il nome di un altro ex primo ministro, Silvio Berlusconi. Durante una conversazione telefonica con l’ex parlamentare Amedeo Laboccetta, il cui telefono era sotto controllo, «dice – annotano i carabinieri in una informativa – che i giudici, anche su ordine del Capo dello Stato, aspettano soltanto un suo passo falso per avere la scusa ed arrestarlo». Il presidente della Repubblica all’epoca era Giorgio Napolitano. I carabinieri stavano indagando su Laboccetta, ex parlamentare del Pdl, in relazione proprio ad alcuni contatti con Francesco Simone, responsabile delle relazioni istituzionali della cooperativa CPL, arrestato anche lui nei giorni scorsi – annotano i «contatti frequenti» dello stesso Laboccetta «sia con l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che con l’ex deputato Marco Milanese», ex consigliere di Giulio Tremonti e coinvolto a sua volta in diverse inchieste. Lo stesso ex ministro dell’economia era stato tirato in ballo nei giorni scorsi perchè alcune copie del suo libro, presentato a Ischia, sarebbero state acquistate dalla Cpl Concordia. Ma oltre agli intrecci tra Cpl Concordia e politica, in queste ore starebbero emergendo anche rapporti tra Concordia e Camorra. Il boss pentito Antonio Iovine in un interrogatorio reso al pm Woodcock nel settembre dello scorso anno avrebbe, infatti, dichiarato che il boss dei Casalesi, Michele Zagaria, «tramite dei prestanomi era entrato nella Cpl Concordia, acquisendone delle quote societarie». «Personalmente – dice il pentito – non ho mai conosciuto alcuno della Concordia. Ritengo, conoscendo Zagaria e sapendo come lo stesso e solito muoversi rispetto ad operazioni economiche così grosse, come è stato la metanizzazione dell’Agro Aversano, che Zagaria sia entrato nella Concordia». Secondo il pentito a favorire questo presunto legame con la Concordia sarebbe stato l’imprenditore Antonio Piccolo, ritenuto legato proprio a Zagaria.

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