TRAGEDIE IDENTICHE CON DIFFERENZE LINGUISTICHE. (DI VINCENZO ACUNTO)

La settimana che si chiude è stata caratterizzata dalla tragedia che ha sconvolto la zona est dell’Emilia Romagna dove sono esondati ben 21 corsi d’acqua allagando intere zone tra Forlì, Cesena e Rimini. Danni materiali enormi e disastri umani incalcolabili; quindici morti. Dall’informazione le solite litanie che, rispetto a quelle cantate Casamicciola dopo la frana del 26 novembre scorso, con linguaggio più tecnico e fuorviante, si sono limitate alla sola conta dei danni.

Dai luoghi di frana e morte ischitana, è emerso uno striscione con la scritta “Casamicciola come tutta l’Emilia Romagna in ginocchio per colpa di madre natura. Di abusivo in questo mondo ci siete solo voi e la vostra informazione spazzatura”. Non so chi sia stato l’autore, ma condivido il rammarico, avendo già in passato sottolineato da questa impercettibile finestra settimanale, come un’informazione distorta sia alla base non solo degli eventi particolari ma dell’intero disastro Italia che a fine 2022 segnava un debito pubblico di 2.762,5 miliardi, con un aumento di 8,4 miliardi rispetto ai valori di fine 2021. Qualcuno si starà chiedendo: ma che c’entra l’informazione con il debito pubblico e con i disastri alluvionali? C’entra in quanto, se fosse stata corretta, come sarebbe suo dovere, avrebbe avvertito l’opinione pubblica dei disastri che certe leggi “magheggiate” avrebbero procurato all’economia, al territorio e a ognuno di noi, aprendo gli occhi al cittadino/elettore affinché fosse consapevole di certi intrallazzi e si attrezzasse per determinare maggioranze e governi diversi. Ma l’informazione, si sa, è fatta da soggetti che sono espressione di gruppi finanziari che, mentre con qualche pagina danno i risultati calcistici che attirano i più, con altre orientano le simpatie. Di tanto in tanto, però, dalle maglie esce qualcosa.

Mercoledì 19 maggio, il corriere della sera, commentando l’alluvione emiliana, ha pubblicato un pezzo dal titolo “è l’effetto del cemento”. Nel commento “dietro al disastro non solo la pioggia eccezionale. Ecco quanto si è costruito”. La Regione Emilia Romagna è al terzo posto in Italia (dopo Lombardia e Veneto) per “consumo di suolo” assoggettato al cemento. Per l’informazione italiana, i morti emiliani sono conseguenza di fenomeni naturali e, forse, anche per “consumo di suolo”, mentre quelli di Casamicciola se la sono cercata in quanto abitavano in case abusive. Vorrei che fosse ancora in vita il grande Totò con la sua celeberrima pernacchia del film “I due marescialli” -al tedesco invasore- per “spernacchiare” un’informazione prezzolata e poco onesta. Un’analisi corretta del fenomeno emiliano, a parte le abbondanti piogge, consentirebbe di affrontare il caso in un’ottica più seria, come pure a Casamicciola (giusto per fare una ribaltina di paragone). In Emilia Romagna (lo dicono i dati) si è costruito molto più che in Campania (che nella graduatoria è al sesto posto) sia in termini di occupazione di suolo che per necessità abitative (la Campania è terza per popolazione mentre l’Emilia è sesta) e i dati dicono che ha costruito di più. Le case dell’Emilia Romagna (anche quelle in prossimità dei fiumi o delle fasce costiere come quelle sulle colline Liguri) non sono abusive in quanto hanno il permesso a costruire e sono il risultato, in parte (come per Ischia), dell’incrementazione demografica che ogni realtà vive. Le case dell’isola d’Ischia (quelle della gente normale) sono però abusive. Qualcuno dovrebbe domandarsi come mai gli emiliani hanno consumato “regolarmente” il territorio e gli ischitani sono stati costretti a farlo “abusivamente”? Perché sono degli idioti o perché sono stati indotti a farlo? Qualcuno può provare a chiedersi come mai sull’isola d’Ischia (zona di maggior rilievo ambientale rispetto all’Emilia R.) sono regolari solo quelle che si costruiscono sugli scogli, sulle spiagge o nei posti più belli che, stranamente, non sono di ischitani mentre quelle di necessità, degli isolani storici, sono abusive? Il discorso è lungo e l’ho affrontato più volte per cui non è il caso di ripeterlo. Ritorniamo alla tragedia emiliana.

Qualcuno ha scritto (un trafiletto che è comparso su un giornale e sul quale nessuno è più tornato) che le esondazioni sono in gran parte dipese dal fatto che gli argini dei corsi d’acqua sono franati in quanto le “nutrie” (dalle mie parti si chiamano “’e zoccol ‘e fognatur”) che vivono in acque putride come stagni e fiumi costruiscono le loro tane (anche profonde) sotto gli argini a pelo d’acqua. Quando il fiume si ingrossa le tane si riempiono e, per la pressione ed il peso, franano. È bastato un semplice rilievo del genere e dell’opportunità di limitare la proliferazione di un simile, quanto inutile e dannoso, animale cha alla camera dei deputati l’On. Bonelli si scatenasse in una filippica in loro difesa. A me è venuto il voltastomaco come successe anni fa quando un mio conoscente (un naturista tedesco “Hartmut” che ama girare l’Italia in bicicletta) mi disse che nei suoi giri in bici, sulla costiera romagnola, si cibava di “nutrie”; fermai l’auto e lo feci scendere temendo una malattia. Chi può non dire, a parte l’On.Bonelli, che se gli argini dei corsi d’acqua avessero retto, l’alluvione sarebbe stata meno devastante o forse evitata? E se dall’Emilia Romagna ci spostiamo a Casamicciola chi potrebbe escludere, a parte certi giornalisti, che se le cave fossero state pulite o se dopo gli spegnimenti degli incendi (con l’acqua di mare) fossero stati dispersi i sali necessari per lo scioglimento di quello marino, tanti alberi non sarebbero morti e forse la frana non ci sarebbe stata e nemmeno i morti? E allora poiché con i se, i forse e i ma non si va da nessuna parte ma, al più, si stimolano le persone a pensare; considerato che, nell’immediato, l’uomo non ha i mezzi per evitare i temporali, non sarebbe il caso che ci si incominciasse ad attrezzare per evitare le conseguenze che ne derivano? E allora: 1) se si rinforzassero gli argini dei corsi d’acqua (caso mai disinfestandoli dalle nutrie) non si avrebbero le esondazioni (che incominciano sempre dai piccoli rigagnoli) che, portando fango, otturano i tombini, allagano le strade e poi le case; 2) se si pulissero i corsi d’acqua (dalla melma che si accumula) e, sull’isola d’Ischia, le tante cave fatte tombare perché nessuno ha controllato e se sulle montagne fossero ripiantati gli alberi morti, chi avrebbe l’ardire di dire, a parte certi giornalisti, che non si fronteggerebbe il problema meteorologico che per cent’anni e con minori mezzi è stato fronteggiato? Credo che nemmeno il prof. Albertini che in questi tempi furoreggia in televisione con le sue ovvietà ed i suoi occhi magnetici che tanto affascinano, oserebbe. Le statistiche dicono che le piogge ci sono sempre state, con annate più ed altre meno abbondanti e pertanto continueranno ad esserci. Per cui se l’informazione picchiasse su questi tasti più che organizzare programmi farsa tesi solo a fare audiences, per gli sponsor, forse piangeremmo meno morti e meno distruzioni. acuntovi@libero.it

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