IL VERDE SALVA IL FUTURO DELL’UOMO, MA CHI SALVA IL VERDE? DI ANTIMO PUCA

Sembra uno scenario post atomico. Una gazza sta gridando. Forse perché non trova più il suo habitat. Da quando la distruzione è una vittoria? A seguito dell’intolleranza a perentori atti quali abbattimenti alberi mediterranei manifestata più volte con acume tramite vari portali mediatici, in che modo vediamo concretizzarsi la imprescindibile questione da preservare? Con il taglio di un pino! L’ennesimo! Viene propinata una risposta che ha dunque il sapore di noncuranza ed oltre il profuso sgomento, preme veicolare l’attenzione sulla direzione intrapresa a livello normativo, mondiale, che inevitabilmente rafforza la contraddizione insita in tali atti.

(Antimo Puca)

La legge n.113, del 29 gennaio 1992, prescrive il ruolo prioritario delle specie arboree, sancendo “l’obbligo per il comune di residenza di porre a dimora un albero per ogni neonato, a seguito della registrazione anagrafica”. Come specificato al comma 2, dell’art.1, nelle modifiche alla suddetta legge, “il Comune stabilisce una messa a dimora di alberi quale contributo al miglioramento urbano i cui oneri siano posti a carico di cittadini, imprese od associazioni per finalità celebrative o commemorative”… Il modus operandi dell’amministrazione risulta dunque del tutto controcorrente a tali disposizioni, al punto da interrogarci: “Piuttosto che piantare un albero per ogni neonato, ne procediamo all’abbattimento?”. Un conclamato ossimoro. Con la legge n.10 del 14 gennaio 2013, il 21 novembre è riconosciuto quale “Giornata nazionale degli alberi al fine di perseguire, attraverso la valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo, l’attuazione del protocollo di Kyoto, ratificato ai sensi della legge 1o giugno 2002, n. 120, e le politiche di riduzione delle emissioni, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la protezione del suolo, il miglioramento della qualità dell’aria, la valorizzazione delle tradizioni legate all’albero nella cultura italiana e la vivibilità degli insediamenti urbani”. Ed ancora, con la pubblicazione, sulla Gazzetta Ufficiale, della Legge n.10 del 1 febbraio 2013, approvata dalla Commissione Ambiente del Senato, è riconosciuta la tutela degli alberi monumentali: i Comuni devono censirli e chi ne provoca il danneggiamento o l’abbattimento è soggetto al pagamento di considerevoli sanzioni. Appare quindi evidente l’obbligo, per i Comuni, di rispettare standard minimi in materia di verde pubblico per abitante e di adottare misure volte alla creazione di ‘cinture verdi’ e soluzioni architettoniche innovative quali le coperture a verde sui lastrici solari e sulle pareti degli edifici. Come non volgere lo sguardo in termini di impegno verso questa legislazione? Quella che potrebbe prefigurarsi come un’evoluzione DEL luogo, PER il luogo, così operando, si rivelerebbe un’involuzione. Non avrebbe affatto connotazione positiva, perché perseguita con soluzioni che sposano una mera immediatezza ed una apparente efficacia. Il conto a fine pasto non dovrebbe presentare spazi di risulta. Siamo orfani di una logica progettuale, derivati da un’esclusione. E’ per contro l’inclusione che dovrebbe azionare il “fare”, nel rispetto della materia ambientale e in ultima battuta della isola tutta. Come l’etimologia suggerisce, la parola “ambiente” deriva dal latino ambiens, participio presente del verbo ambire, circondare, andare attorno. Mutuando questa definizione, si dovrebbe tener conto di come l’ambiente coinvolga luoghi e persone che li fruiscono e implementi in modo dirimente l’identità di un luogo, Identità che ischia, sempre più a stento, tenta conservare. Si distrugge il patrimonio appartenuto ai nostri nonni e padri. Gli alberi sono i pilastri portanti dell’ecosfera. Noi cittadini restiamo sconcertati di fronte al perpetuarsi di “cattive pratiche” che direttamente contribuiscono al degrado del nostro territorio locale da un punto di vista sanitario, ecosistemico, paesaggistico e socio-economico. Gli alberi non solo svolgono un ruolo fondamentale nel contrastare l’inquinamento, ma anche proteggono da seri rischi per la salute. Le Istituzioni pubbliche che non mettono in pratica queste raccomandazioni, salvaguardando gli alberi, si espongono alla denuncia per omessa vigilanza sulla protezione sanitaria oltre al danno erariale. A Ischia si continua ad abbattere gli alberi, molto spesso per motivi di cementificazioni, come ad esempio rotonde inutili e affolla-traffico, anziché smaltisci-traffico, poco utilizzate, male utilizzate in controsenso, malamente collegate, centri commerciali, con la presunta giustificazione di instabilità di alberi secolari. Un vero e proprio ossimoro! Moltissimi studi sull’inquinamento urbano dimostrano in maniera incontrovertibile un aumentato rischio di patologie cardio-respiratorie e tumorali. Mentre il polmone amazzonico brucia, mentre Parigi sta rimboscando molti quartieri della città con risultati positivi sulla salute, a Ischia cattivi amministratori proseguono nella miope attività abbatti-alberi, facendo finta di non conoscere gli effetti protettivi degli stessi. Sarebbe più che legittimo presentare una richiesta di risarcimento danni per le colpe sanitarie derivanti da questa pratica che lede il diritto alla salute costituzionalmente tutelato! Quante vie, abbellite soltanto grazie alla presenza di alberi secolari, sono diventate orrende, bollenti d’estate, desolanti in autunno e in inverno. Con la conseguenza, oltre che di abbruttire definitivamente viali già di per sé troppo cementificati, di esporre i cittadini ai rischi dell’inquinamento elevato che contraddistingue i viali ad alto scorrimento. Proprio i viali per i quali i medici raccomandano di non toccare gli alberi! I cittadini dovrebbero presentare le domande per ottenere i risarcimenti per questi danni diretti alla salute, magari anche tramite una class action. L’isola risulta impoverita. Cosa lasceremo alle future generazioni? Un debito da restituire. Metà dei fondi PNRR sbandierati, sono da restituire, non dimentichiamolo! Dove sono finiti la partecipazione e il contraddittorio democratico resi possibili dall’Amministrazione? Potrebbero generare ottimi risultati, da estendere con grandi benefici a tanti altri luoghi e tanti grandi alberi amici dell’isola e dei suoi impellenti bisogni di ombra, temperature sostenibili, ossigeno e bellezza. Esistono metodi per sistemare strade con alberi. Qui non ne vogliono sapere. Proteggiamo il patrimonio ambientale e culturale, perché è nostro, dei cittadini. Rimaniamo gli unici custodi.

Di Antimo Puca

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