ACCORPAMENTO FUNZIONI: PICCOLI COMUNI RICORRONO AL TAR

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Un ricorso è stato presentato al Tar da parte dei piccoli comuni contro la circolare del ministero dell’Interno (12 Gennaio 2015) che ha previsto il commissariamento per i comuni inadempienti alla norma sull’accorpamento coatto delle funzioni comunali. L’iniziativa parte da ASMEL, l’Associazione per la Sussidiarietà e la modernizzazione degli Enti Locali, che raggruppa oltre 2200 Comuni in tutt’Italia e che si è costituita – è scritto in una nota – come espressione esponenziale dei 5700 comuni italiani a rischio accorpamento, affiancando nel ricorso al Tar Campania i comuni di Liveri (NA), Dragoni (CE), Baia e Latina (CE), Buonalbergo (BN) e Teora (AV). Il ricorso parte dalla Campania dove esiste una legge regionale che, in applicazione della norma nazionale, ha già individuato gli ambiti territoriali entro cui i Comuni devono esercitare congiuntamente le loro funzioni fondamentali. Nel ricorso, preparato dal noto amministrativista Aldo Sandulli, si attacca formalmente l’atto amministrativo ministeriale e viene richiesto anche il rinvio alla Corte Costituzionale per la verifica di costituzionalità’ dello stesso. L’accorpamento coatto dei piccoli comuni, è un provvedimento varato nel 2010 dall’ultimo governo Berlusconi, ma sinora non è mai riuscito a trovare attuazione. Nella sua ultima versione (legge 135/2012) prevede l’obbligo per i comuni con meno di 5mila abitanti di esercitare in forma associata (con unione da almeno 10mila abitanti) le funzioni fondamentali. L’ultima proroga è arrivata dal governo Renzi che ha fissato al 31 Dicembre 2015 il termine per l’entrata in vigore dell’obbligo associativo, ma questa volta, visto il rischio di commissariamento, i piccoli comuni hanno deciso di rivolgersi direttamente alla magistratura. ”Una norma incostituzionale – si sostiene – per la lesione del principio di autonomia degli Enti Locali e del principio di ragionevolezza della legge. I comuni nel ricorso al Tar contestano l’incostituzionalità della norma, perché lede il principio di autonomia degli Enti Locali, garantito dalla Costituzione, ma soprattutto la sua irragionevolezza in quanto i dati ISTAT sulla spesa dei comuni evidenziano che i piccoli comuni hanno una spesa annua di 852 euro pro capite a fronte della media nazionale di 910 euro e della media dei grandi comuni pari a 1256 euro”. “Dati che dimostrano – spiega Francesco Pinto, presidente dell’associazione ASMEL – che non c’è affatto una correlazione tra piccole dimensioni del comune e costi di gestione (che sarebbe l’assunto alla base di questa normativa) ma c’è invece una correlazione opposta, perché è proprio nei piccoli comuni, dove è più agevole e stretto il rapporto con i cittadini, che è più semplice contenere i costi”. I Comuni ricorrenti guidati da Asmel hanno chiesto perciò al Giudice ”l’accertamento dell’illegittimità della norma sull’accorpamento obbligatorio e la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale perché si esprima sull’evidente lesione del principio di autonomia dei Comuni e del principio eguaglianza sancito nell’art. 3 della Carta Costituzionale”. ”Intanto in attesa di una posizione ufficiale del governo diventa concreto il rischio di una pioggia di ricorsi amministrativi nelle varie sedi regionali dei Tar. Al fianco dei primi cinque comuni campani guidati da Asmel – si sostiene nella nota – sono già arrivate, infatti, oltre al sostegno dell’ANPCI, l’Associazione nazionale dei piccoli comuni, le adesioni di centinaia di comuni dislocati in tutto il Paese: dal comune piemontese di Calliano al comune siciliano di Alessandria della Rocca, dalla Lombardia (con i comuni di Candia Lomellina, Cavernago e Villimpenta) alla Sardegna (con i comuni di Gairo, San Giusta e Siamaggiore) solo per citarne alcuni, che per altro già si costituiranno ad adiuvandum nel ricorso dinnanzi al Tar Campania”. ”A supporto della tesi di Asmel – evidenzia la nota – ci sono gli ultimi dati del Report Istat rielaborati dall’Ufficio Studi Asmel, che dimostrano come al crescere del numero degli abitanti le spese dei comuni invece di diminuire crescono”. Da parte di Asmel ”c’è la massima disponibilità a trovare soluzioni concrete per l’operatività della legge sull’associazionismo dei piccoli comuni sotto i 5mila abitanti così come modificata dalla legge Delrio. Le gestioni associate dei piccoli comuni – spiega Pinto – non decollano perché la legge che vorrebbe imporle è scritta e concepita male. I piccoli comuni hanno tutto l’interesse a mettersi in rete per accorpare i servizi ma non le funzioni, come pretenderebbe la norma che vorrebbe espropriare gli Amministratori delle responsabilità per cui essi vengono eletti. Ad esempio, la funzione tributaria implica che l’Amministrazione, definisca aliquote, maggiorazioni ed esenzioni per i diversi tributi comunali”.

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