Cultura

IL VALORE DELLA MEMORIA

 PIERO MALCOVATI

Lunedì, 11 novembre 2013, ore 18. Alla Biblioteca Antoniana è tempo di memoria. Di grata memoria dei coniugi Malcovati, segnatamente del prof. Piero, anche se la proiezione di un’intervista alla Signora Vera me ne ha rivelato quanto meno la spigliatezza e la ricchezza interiore. A Buonopane poi ella è ancora più conosciuta del marito, almeno tra le persone di una certa età, perché “è quella che fece i costumi della ‘Ndrezzata”, cioè la benemerita che -a sue spese- dotò gli ‘ndrezzatori di nuove divise. Ne parlava anche, con molto rispetto, riconoscenza e ammirazione, l’allora parroco di Buonopane don Vincenzo Mattera, che descriveva i Malcovati come dei benefattori.

Piero, dunque. Un medico di alto spessore umano e culturale, una sorta di apostolo dei poveri e degli umili. Non spetta a me, in questa sede, descrivere il suo curriculum professionale o la sua bravura o la fama che l’ha accompagnato in vita e in morte. Qui a me spetta, e come isolano ne sento il dovere, di riconoscergli due meriti. Grandissimi.

Il primo, quello di aver curato e assistito – sempre gratuitamente e per puro spirito umanitario – moltissimi ischitani, segnatamente donne e madri -visto che era ginecologo- talvolta facendo addirittura attendere (come ho appreso da testimoni) le pazienti benestanti (e paganti). Davanti a casa sua c’era sempre una lunga e composta fila di persone del popolo che si erano passate la voce: “È arrivato il dottore”. Il “dottore”, naturalmente, era arrivato da Milano, per trascorrere le vacanze nella sua casa dello Scuopolo. E, come si comprende, le sue vacanze erano piuttosto laboriose.

Il secondo enorme merito del prof. Malcovati è di aver convinto ad investire nella nostra isola un Angelo Rizzoli quanto meno dubbioso o addirittura scettico, se è vera (come è vera) la frase -testuale o quasi- che l’imprenditore gli rivolse: “Lei è un ottimo medico ma di affari capisce poco”. Poi tutti sappiamo come è andata a finire e chi avesse ragione.

Onore e merito al Centro Studi Isola d’Ischia per aver organizzato l’evento, ricco di documenti, di voci, di testimonianze. Il ricordo e la gratitudine sono dovuti a chi ha ben meritato come, nel nostro caso, Piero Malcovati. Ma è anche vero che tali sentimenti appartengono agli spiriti riconoscenti e nobili.

Anche il Gruppo Folk ‘Ndrezzata ha portato il suo contributo all’ottima riuscita della manifestazione con l’esecuzione della danza, tanto cara ai coniugi Malcovati.

CULTURA POLITICA

A Barano, come nel resto dell’isola, scarseggia la cultura politica. I cittadini nell’esprimere il loro voto sono mossi troppo spesso dalle più svariate motivazioni, totalmente estranee a una sensata scelta politica: parentela, amicizia, dipendenza o sudditanza di qualsiasi tipo, appartenenza ad una fazione, speranza di ottenere o di conservare un incarico o un posto di lavoro, semplice simpatia, conoscenza superficiale, fiducia mal riposta, pressioni di vario genere, promesse, ecc.

Quasi mai essi, nell’esercitare il diritto di voto, si portano appresso l’unica cosa che veramente serve allo scopo, oltre che al bene del paese. Non sto parlando del certificato elettorale né del documento di riconoscimento, ma di quella MATURITÀ DI GIUDIZIO che, sola, offre garanzie sulla oggettività e onestà del voto: tale condizione di libertà si consegue con l’osservazione attenta di azioni e di fatti, di uomini e cose; con la conoscenza almeno minima dei diritti e doveri civili e politici; con quel tanto di cultura che rende indipendenti; con la forza interiore che non fa piegare la testa davanti ad alcuno; con la moralità che invoglia a guardare al bene comune come all’obiettivo inderogabile e necessario.

Solo così il voto sarà libero e certamente utile alla collettività.

Se hai seguito il mio discorso fino a questo momento, sappi, mio paziente e amabile lettore, che tu puoi fare qualcosa per migliorare questo nostro sfortunato paese. Fallo come ti pare più giusto, ma porta il tuo contributo; perché nessuno può tirarsi indietro in questo frangente; né rifuggire da un’operazione di moralizzazione non più procrastinabile. Anche se ciò ti costa qualcosa.

PIAZZA BUONOPANE: PARCHEGGIO INTERDETTO A CHI PAGA

Non bastavano le requisizioni dei parcheggi operate, soprattutto d’estate, dal sindaco e dalla giunta. Ora ci si mettono anche le mamme che vanno a prendere i figli a scuola. Un solo esempio, a caso.

Ore 12,55 del 13 novembre 2013, tempo sereno. Arrivo al parcheggio (tutto a strisce blu) della piazza di Buonopane con la (pia) intenzione di posteggiare l’auto. Come pensavo, non c’è un solo posto. Seccato perché è una storia quotidiana, mi sono messo a controllare, per la prima volta, quante auto tenevano esposto il titolo abilitante: nemmeno la metà. Di vigili, come al solito, neppure l’ombra. Intanto continuavano ad affluire auto, fino a intasare completamente il parcheggio, bloccando il traffico. Pensavo: almeno qualche persona farà il biglietto. Macché! In tutti i 35 minuti (!) passati ad aspettare che qualcuna delle impudenti e sfacciate signore-senza-biglietto si decidesse, una volta recuperato il figlio o la figlia, a lasciare il posto abusivamente occupato, non una sola persona si è munita di scontrino.

Dorme l’amministrazione comunale, dormono i vigili. Forse aspettano che scoppi la guerra, e magari si arrivi allo scontro fisico, tra i cittadini che fanno il loro dovere pagando l’abbonamento e quelli che fanno i furbi e magari si vantano pure di parcheggiare gratuitamente.

Una cosa è certa: è in continuo aumento la parte della popolazione in cui impera una scostumatezza proterva, quasi folle. Questo atteggiamento è figlio dell’ignoranza, della furbizia cialtrona, della prepotenza. Ma è anche vero che chi dovrebbe controllare vergognosamente non controlla e quelli che dovrebbero amministrare si rivelano un giorno dopo l’altro addirittura carenti dell’abbiccì, cioè dei primi rudimenti, per svolgere questo compito.

Poveri noi! In che mani siamo capitati! Che sviluppo, che progresso potrà mai esserci con simile sostanza umana? E tuttavia continuo a sostenere che chi amministra il potere oppure occupa posti di responsabilità DEVE DARE IL BUON ESEMPIO e deve essere sempre schierato dalla parte della legalità e non, come spesso accade, strizzare -complice- l’occhiolino al furbetto di turno che si fa beffe di chi rispetta la legge.

TONDO DI MARCO AURELIO

Per tutta l’estate ha fatto bella (si fa per dire) mostra di sé al centro del porto d’Ischia il “tondo di Marco Aurelio” infestato da erbacce. Un pessimo biglietto di visita per la nostra isola. Tutte le volte che mi recavo a Napoli mi pareva impossibile che nessuno avesse provveduto a ripulirlo. Lo faranno, mi dicevo; prima o poi lo faranno. È una cosa troppo evidente, lo faranno. Magari un’associazione di volontari o un semplice volenteroso.

Non l’hanno fatto. Il tondo ha conservato quella sua barbetta spelacchiata, arida e arrugginita.

Come il volto di un barbone, a dare il benvenuto ai turisti nel primo lembo dell’isola.

GENNARO ZIVELLI

Se n’è andato senza clamore un uomo che ha amato il suo paese, la sua isola; che ha creduto nell’insegnamento, nella politica e nella cultura; che si è dato alla comunità. La VOCE di tanti poeti e scrittori: calda,avvolgente, affabulante.

Chi l’ha conosciuto l’ha stimato, gli ha voluto bene.

Non cadrò nella retorica, in una facile emotività.

Perciò, addio, Gennaro! Sentiremo la tua mancanza.

Pasquale Balestriere

Have your say