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E’ DECISO: LA STAZIONE DEI CARABINIERI SI TRASFERIRA’ A CASAMICCIOLA

FORIO – Il ministero dei Lavori pubblici nel lontano 1995 appaltò alla Ditta Edil-Pro un’opera viziata ab origine di illegittimità. Partì con queste poco allettanti credenziali il progetto della nuova caserma dei carabinieri di Forio sulla collinetta del Capizzo; opera mai completata e che si inserisce nella lunga storia della stazione dell’Arma di Forio, alla disperata ricerca di una sede idonea dopo le numerose richieste di rilascio del “palazzo D’Ascia”, da parte dei proprietari, perché “pericolante”.

In queste ultime settimane la traumatica decisione da parte dell’Arma di abbandonare la vecchia sede di via Matteo Verde ha preso corpo e già sono in corso i preparativi di trasferimento degli uffici della stazione che saranno ospitati nella caserma di Casamicciola Terme.

Le ripercussioni sulla tenuta dell’ordine pubblico e della sicurezza che la caserma dei carabinieri ha assicurato al comune della Rosa da oltre un secolo si faranno certamente sentire a breve, in considerazione di un vasto territorio interessato da particolari fenomeni di criminalità locale e di…importazione, a cui non sono estranei i preoccupanti allarmi di infiltrazioni malavitose nel settore del commercio, delle strutture turistiche, del gioco di azzardo, della prostituzione e dello spaccio di stupefacenti.

Dopo anni di disinteresse e di irresponsabilità da parte degli amministratori locali, che hanno bellamente ignorato il problema che ci occupa, oggi si è costretti a fronteggiare la gravissima emergenza “sicurezza del cittadino”, con la smobilitazione dei militari e il pericolo di perdere definitivamente la stazione dei carabinieri dopo due anni di “vacatio” della stessa, approdata in altro comune dell’isola.

Sono questi i frutti velenosi della malapolitica nostrana, avviluppata in un groviglio inestricabile di omissioni, di assenze, di violazioni delle leggi, di affarismi e pressappochismo che piano piano faranno scivolare l’Ente locale del baratro di una anarchia amministrativa dagli sbocchi imprevedibili.

La storia della caserma dei carabinieri di Forio è davvero emblematica e avvalora, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la perenne assenza di regole e il mancato rispetto della legalità nei settori più disparati della vita pubblica, sia da parte dei cittadini, che delle autorità “preposte”. Una sorta di porto franco sottratto ai pur doverosi controlli che la macchinosa burocrazia del nostro Belpaese cercava fino a qualche anno fa di assicurare attraverso il Comitato di Controllo sugli atti degli Enti locali. Venuto meno l’ultimo presidio di legittimità e di merito (nulla a che vedere con il TAR) a buon mercato, perché istituito per l’accoglimento dei ricorsi senza corrispondere una sola lira, oggi le delibere, i decreti, i provvedimenti impugnabili –nel nostro caso le delibere sulla costruzione della caserma dei CC al Capizzo- percorrono altre strade, molto più tortuose, più lunghe , più defatiganti e con un salato pedaggio da pagare: Risultato: tutto finisce nel pantano dell’indifferenza e dell’oblio!

Dicevamo della caserma al Capizzo. Una storia di abusivismo edilizio esemplare, perché risultano coinvolti nel vergognoso affaire un ministero dei Lavori Pubblici con gli occhi foderati di mortadella, un sindaco fessacchiotto, una Ditta malfidata e una Soprintendenza sempre in ritardo e , a volte, non troppo coerente.

Sono i micidiali ingredienti di questa vicenda diabolica, mai raccontata veritieramente ai Foriani per una sorta di…”quieto vivere”: Non strappate le ortiche, che sono urticanti”! La raccontiamo ridotta all’osso.

Tutto iniziò con la pratica di esproprio in un terreno che guarda la baia di Citara. Un posto delizioso, tutelato dal piano regolatore e dal piano paesistico come “Località di eminente pregio ambientale”. I proprietari del terreno risposero a muso duro e, paventando il futuro disastro della zona, si opposero con cause e ricorsi per diversi anni, facendo letteralmente ballare il ministero con una raffica di leggi da tramortire l’intera avvocatura dello stato. Ma come è facile intuire, il pesce grosso mangia il piccolo. Alla fine la spuntò il ministro, che riuscì ad ottenere il terreno agognato, il finanziamento per un edificio di ben tre piani e la concessione edilizia. Trattandosi di un’opera di interesse pubblico, non si andò tanto per il sottile in quanto a calcoli di altezze e superfici coperte. Venne tirato su in breve tempo un…”albergo” quadrangolare in cemento armato a breve distanza dallo svincolo per Citara e proprio di fronte all’hotel Imperial. Si può ben dire che il disastro era stato fatto in secula seculorum. Ma qui viene il bello; anzi il tragico.La Soprintendenzamanda i tecnici e si accorge che l’altezza dell’edificio costituisce un vero e proprio attentato alle bellezze paesaggistiche della collina del Capizzo. Taglia in un primo momento il terzo piano con una bella X di colore rosso sul grafico, ma successivamente, ripensandoci, (anno 2004) annulla l’intera progettazione dichiarandola incompatibile sotto il profilo architettonico e ambientale.La Dittaintanto, dopo aver sospeso i lavori al rustico fallisce miseramente; erbacce, rovi, calcinacci e pioggia fanno il resto. Ma non è ancora finita. Nel 2010la Soprintendenzasi rifà viva e comunica al sindaco di Forio che la concessione edilizia è scaduta perché non rinnovata, unitamente al nulla osta paesistico. Dunque il manufatto deve essere demolito, perché da considerarsi opera completamente abusiva.

Morale della favola: “Chi troppo vuole, nulla stringe”; oppure “Chi ha cercato di imbrogliare le carte in tavola, è rimasto raggirato”. Soldi buttati al vento e nuovi costi per la demolizione. Chi paga? Come al solito Pantalone. Intanto si cerchi un edificio spiccio a Forio per sistemarvi la caserma. O perderemo anche quella, insieme… all’albergo a cinque stelle al Capizzo!

di GINO BARBIERI