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La chiesa di ischia da oggi “in conclave”

La chiesa di Ischia da oggi va “in conclave”: comunque lo si vuole definire, il ritiro voluto dal nuovo vescovo mons.Lagnese che porterà da oggi tutti i sacerdoti a Paestum avrà di certo come effetto collaterale da non trascurare l’avvio di una maggiore dialogo tra il clero isolano, per troppo tempo diviso per limiti territoriali, umani e anagrafici.

E dal comunicato ufficiale emesso dalla curia per chiarire le indiscrezioni trapelate alla vigilia, si evince il filo sotteso, quando si parla di “semplice desiderio di far vivere ai propri sacerdoti alcuni giorni di riflessione e preghiera comune lontani dalla routine quotidiana, per riprendere con maggiore vigore ed entusiasmo il proprio ministero pastorale”.

Una cosa di certo il nuovo vescovo avrà capito in questi pochi mesi di permanenza sulla nostra isola: la mancanza di comunione che spesso ha determinato la nascita di varie “parrocchie-satellite”, vere e proprie “diocesi nella diocesi”. Ed il sinodo e le visite pastorali con le riflessioni ed i documenti che ne sono scaturiti, voluti dal compianto vescovo padre Filippo Strofaldi, avevano chiaramente fatto emergere la fotografia reale della situazione, e quali sono gli strumenti per cambiare registro, per una chiesa nuova, all’insegna del “duc in altum”; per non parlare poi della situazione generata dalle varie congreghe e confraternite…Tutto nero su bianco, sulla carta; manca forse una scossa in più, e mons.Lagnese deve aver intuito questa necessità impellente. Il clero isolano manca di ulteriore linfa vitale, i sacerdoti che non hanno superato la soglia dei 70/80 anni (e sono pochi, in proporzione), sono già stanchi ed oberati dal tanto lavoro da svolgere, tra parrocchie, gruppi, cammini, uffici diocesani e relativi impegni extra isolani…Poi, c’è da dire che le parrocchie e le chiese sono troppe, rispetto ai sacerdoti disponibili; come poter applicare la norma dei 9 anni di permanenza in una parrocchia, se i preti sono pochi? Chiaro è che ci troveremo di fronte, e non ci vuole la cartomante per indovinarlo, ad una ridefinizione territoriale delle parrocchie.

Poi, verrà la ridestribuzione dei carichi di lavoro all’interno degli uffici della curia: i primi passi sono già stati fatti, anche se in sordina, ma resta il posto vacante più ambito e sicuramente più urgente da coprire, quello del vicario generale, ovvero il “vice vescovo”, che guidi amministrativamente e pastoralmente la diocesi in periodo di assenza del titolare, amministrando anche i sacramenti che solo il vescovo può impartire.

Per questo, il “vivere insieme” di questi circa 5 giorni del clero isolano, non potrà che portare effetti benefici, se però ci si guarderà in faccia senza remore e ci si esprimerà, l’uno verso l’altro, senza riserve, ma con una chiarezza fin qui mai avuta del tutto…

di amedeo romano