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Politica

ANALISI DEL VOTO EUROPEO IN CAMPANIA: GIU’ BERLUSCONI SU IL PD

Più che dimezzati. Sono i voti del centrodestra bersconiano in Campania, passati da 1.208.200 del Pdl alle europee del 2009 ai 551.729 di domenica scorsa della sola Forza Italia (senza Ncd e Fdi) che è riuscita comunque a mantenersi come secondo partito in regione dopo il Pd e davanti ai 5 Stelle, passando però dal 43,5% di cinque anni fa al 23,9%. Che in termini percentuali è sempre al di sotto del 29,79% delle politiche 2013, ma – complice l’affluenza al voto – almeno si sono recuperati un po’ di voti, visto che un anno fa il Pdl ne aveva presi 449.863.Gli esclusi eccellenti però non mancano, a partire da quel Clemente Mastella arrivato sesto nel suo partito in circoscrizione Sud con 60.395 preferenze. Mastella potrà comunque consolarsi con la vittoria tutta democristiana dell’eterno Ciriaco De Mita, eletto sindaco di Nusco con l’80% dei consensi nella sua Nusco, in provincia di Avellino, a dispetto dei suoi 86 anni. Primo dei non eletti è invece il leccese Raffaele Baldassarre (61.269 preferenze), che adesso confida in una eventuale rinuncia al seggio europeo del suo leader di riferimento Raffaele Fitto per tornare al Parlamento di Bruxelles. Un altro berlusconiano che potrebbe rinunciare al seggio europeo è l’assessore regionale campano Fulvio Martusciello, arrivato con 89.593 preferenze; anche lui deve decidere se restare nella giunta Caldoro o volare in Ue. E se sia lui che Fitto scegliessero l’opzione italiana, ecco che anche Mastella potrebbe vedersi riconfermato il suo seggio a Bruxelles. Inutile dire che sono in corso trattative serrate.Dal canto suo, il Pd sorride per il risultato che l’ha portato ad essere il primo partito della Campania, da tempo un feudo azzurro, con 832.183 voti (36,12%), quasi 300mila in più di Fi. Sono quasi 200mila voti in più rispetto alle europee del 2009 (649.052), senza parlare dell’exploit rispetto alle politiche del 2013, quando i ‘dem’ a trazione bersaniana si fermarono ad appena 329.333 con il 21,81%. Inutile dire che adesso l’establishment locale del partito, a partire dal braccio destro di Matteo Renzi in Campania, cioè Francesco Nicodemo, guardi con grande aspettativa alle regionali del 2015. E dopo il boom di preferenze di Pina Picierno, sulla quale in molti erano pronti a scommettere in un suo flop (ne ha prese 224mila, 10mila in meno di Gianni Pittella), non si potrà certo non pensare anche a lei per la corsa alla presidenza, mentre continua a scalpitare il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. Le strane coincidenze della politica portano poi al fatto che un dalemiano come il deputato Massimo Paolucci, eletto a Bruxelles con 118.123 preferenze, liberi il posto alla Camera ad Anna Maria Carloni, prima dei non eletti nella circoscrizione Campania 1 alle politiche del 2013, ma soprattutto moglie dell’ex governatore Antonio Bassolino a cui un tempo Paolucci era molto vicino, salvo poi allontanarsi in maniera ormai irreversibile. Così, la consorte di Bassolino finisce in Parlamento grazie a un ‘favore’ del ‘nemico’ del marito.C’è poi chi in Campania non ha votato a queste europee. E sono in tanti, circa 2,4 milioni di aventi diritto, vista l’affluenza al 51,08%. Tra questi c’è pure il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ormai orfano di un partito di riferimento, con l’Idv (col quale era finito a Bruxelles) polverizzato, mentre lui ammicca al Pd renziano ricevendone però spesso più critiche che sostegni. De Magistris tempo fa s’era lasciato scappare di non voler votare alle europee, frase ritenuta grave dall’amministratore di una delle più importanti città d’Italia. Era poi tornato sui suoi passi, ma poi alla fine non pare non abbia votato per davvero. Il motivo? Era impegnato in un viaggio istituzionale in Medio Oriente per il Forum dei sindaci del Mediterraneo promosso dal Comune di Napoli. Insomma, ha scelto la Palestina e Israele invece che le urne, un po’ come Papa Francesco. Ma poi ha commentato il voto parlando di «risultato storico» che premia il «cambiamento», e criticando invece Beppe Grillo per il «linguaggio violento e sprezzante».D’altronde, se pure un sociologo di sinistra tutt’altro che renziano come Franco Cassano, peraltro deputato del Pd, sostiene che «non ho l’impressione che Renzi sia un uomo solo al comando» perché ha una squadra con lui e un’idea di Paese, come ha detto ieri al Corriere del Mezzogiorno, allora si può davvero pensare che il Pd renziano al Sud si sia avventurato in sentieri mai percorsi prima.

di Giovanni Bucchi

DA ITALIAOGGI.IT

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