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COMUNIONE E SEMPLICITA’, LE ESORTAZIONI DI MONS.LAGNESE

Una “esortazione” per i fedeli e per il clero, ma soprattutto una esortazione a sé stesso, per vivere bene la prima quaresima ad ischia con gli ischitani: è il contenuto della prima lettera pastorale di mons.pietro lagnese, da più o meno un anno vescovo della diocesi di ischia. Una analisi attenta della realtà di fede che si vive in ogni parrocchia o in ogni gruppo religioso, e che si riflette sulla vita comune di ogni giorno dei fedeli isolani. Una lettera che contiene delle chiare esortazioni su come vivere questi giorni che precedono la pasqua, ma che sono di certo la strada da percorrere per migliorare la vita sulla nostra isola, non solo quella spirituale, ma anche quella sociale.

Fanno da sfondo le parole che Papa Francesco ha espresso a mons.Lagnese, in riferimento all’esortazione apostolica – la Evangelii Gaudium – che va “approfondita e messa in pratica”. Non attardarsi a pensare cioè troppo a quello che si dovrebbe fare, perdendo così il contatto con la realtà.

Nella lettera quaresimale, il vescovo sottolinea così la necessità a doversi impegnare “perchè si prosegua in un cammino di vero rinnovamento spirituale e pastorale”.

I sacerdoti devono aprirsi di più, cercando e trovando tempo per i fedeli: “si prodighino – scrive mons.Lagnese – nel donare tempo ed energie a quell’opera di educazione e di aiuto spirituale personale, specie verso i giovani”.

C’è poi il riferimento alle celebrazioni liturgiche, che devono splendere “per nobile semplicità e capacità di adattarsi per favorire la comprensione dei fedeli”, senza ricorrere ad una “mera sontuosità”, evitando la “cura ostentata delle cerimonie” ma che trasmettano l’annuncio gioioso del vangelo, che coinvolgano l’assemblea e il presbitero, in un clima di vera accoglienza.

L’invito importante, rivolto soprattutto ai sacerdoti, ministri e primi collaboratori del vescovo, è quello di mostrare comunione e unione: “quanto male fa riscontrare come in alcune comunità cristiane e persino tra persone consacrate, si dia spazio a diverse forme di odio, diffamazione, calunnia…”, scrive tra l’altro al proposito Papa Francesco nella sua Esortazione, che Mons.Lagnese riprende e sottolinea in un preciso passaggio del suo messaggio.

Ma la comunione riguarda tutti: “rinnovo il mio incoraggiamento a tutte le aggregazioni di laici perchè non si impegnino solo in funzione del gruppo di appartenenza, ma lavorino per essere sale e lievito nel vasto campo della nostra chiesa”, scrive infatti il vescovo di Ischia.

“Senza questo impegno”, chiarisce il vescovo, “i vari consigli, uffici, commissioni e tutti gli altri organismi ecclesiali diventerebbero apparati senz’anima”; “la chiesa somiglierebbe ad un’azienda poco produttiva”, aveva scritto al proposito Papa Bergoglio.

Ma il pastore della diocesi isolana va ancora più nel profondo: “vorrei che i nostri incontri e le nostre riunioni, in diocesi e in parrocchia, avessero il sapore della casa!” Perchè “ci riuniamo non soltanto per decidere o programmare, come in qualsiasi altro organismo umano, ma per condividere la fede e la vita”.

Il tempo della quaresima può servire anche per “riscoprire di vivere la comunione, in modo particolare all’interno di ogni parrocchia”.

Non manca nella lettera pastorale un paragrafo che entra proprio nelle dinamiche della nostra vita sociale, soprattutto dedicata alla vocazione turistica della nostra isola:

“il tempo dell’estate per tanti cristiani di ischia è un tempo di particolare lavoro per la presenza di tanti turisti, che costituiscono una delle principali fonti di sostentamento per tante famiglie”.

“Però – obietta il vescovo – tanti lavoratori, loro malgrado a causa degli intensi ritmi di lavoro sono costretti a rinunciare. E’ necessario invertire questa tendenza”, è il chiaro monito, non nuovo ma che non riesce a perforare tutte le coscienze.

Quindi, la missione della chiesa, che deve “uscire dalle sacrestie”: “una chiesa chiusa è una chiesa ammalata!”

Uscire significa andare “ai crocicchi delle strade”, ma anche “essere aperti al nuovo, ponendosi in atteggiamento di umile accoglienza e mettendosi in discussione come persone e come chiesa. Bisogna essere più coraggiosi”.