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CORTE DEI CONTI: DELETERI GLI EFFETTI DELLE PARTECIPATE

Il ricorso allo strumento delle società partecipate ”ha confermato i deleteri effetti, denunciati negli anni passati”. Lo ha sottolineato il procuratore regionale della Corte dei Conti della Campania Tommaso Cottone nella relazione letta in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario. Il procuratore ha evidenziato ”sia gli aumenti vertiginosi della spesa pubblica (cui non fanno da riscontro miglioramenti e efficienza del servizio) sia per gli impedimenti a più consoni assetti organizzativi”. Ed ha parlato di ”conseguenze nefaste per le finanze pubbliche del ricorso allo strumento societario da parte delle pubbliche amministrazioni quale modalità per l’erogazione dei servizi pubblici”. Cottone si è soffermato sulle numerose azioni di responsabilità avviate nel 2013 nei confronti di amministratori e dipendenti delle società. Per quanto riguarda le società controllate dalla Regione Campania, il procuratore ha affermato, tra l’altro, che è emerso ”una perdurante e preoccupante incapacità della Regione a garantire un controllo dell’intero mondo delle proprie partecipate”. ”. ”La mancanza di adeguate e professionali competenze e conoscenze – ha detto – indubbiamente ritardano l’avvio di quel processo di razionalizzazione e riorganizzazione voluto dal legislatore regionale”. In ogni caso il sistema delle partecipate rappresenta ”assieme a quello della sanità il nodo centrale del risanamento economico-finanziario dell’Ente regionale”. Il risanamento deve fare tuttavia i conti con ”elementi di rigidità” che ostacolano il processo di riordino. Cottone si riferisce in particolare ”al problema della ricollocazione del personale a suo tempo assunto facendo ricorso a vicinanze, pressioni e clientele”. ”Ora gli sforzi per la ricomposizione del settore e per portare sotto il pieno controllo della Regione il variegato mondo delle partecipate – ha detto – si devono confrontare con questo elemento di rigidità e con le pressioni sociali che vorrebbero in ogni caso mantenere gli attuali livelli occupazionali e trasferire, mediante azioni di mera internalizzazione, e senza verifiche e concorsi, tutto il personale negli organici degli enti locali, non solo Regione ma anche Comuni. Una operazione che allo stato degli atti non appare possa essere consentita perché in contrasto con la normativa generale”. Il procuratore ha osservato che ”occorre prendere atto che l’ente regionale sta cercando soluzioni a regime con una politica di riordino del mondo delle partecipate”