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DECRETO ISCHIA. IRTO (PD): “LO STANZIAMENTO DI 40 MILIONI E’ ESIGUO”

Nel dibattito al Senato sulla conversione in legge del decreto Ischia è intervenuto stamani il senatore del PD Nicola Irto:
“Le misure contenute nel decreto-legge spaziano dalla sospensione di alcuni adempimenti tributari al rinvio delle udienze civili e penali, passando per l’aumento delle risorse destinate al fondo di Protezione civile; un piano commissariale per Ischia che aiuti a superare la compromissione degli interessi primari della popolazione; un piano atteso, sin qui mai realizzato, per il contrasto al dissesto idrogeologico dell’isola, benché la necessaria predisposizione fosse prevista anche per la ricostruzione post-sisma.
Questo decreto-legge è purtroppo l’emblema di un modo sbagliato di governare il nostro Paese ormai da lunghissimi anni, in uno dei settori più importanti per il futuro, ovvero la cura del territorio e la prevenzione dei rischi legati al dissesto idrogeologico; un fenomeno quest’ultimo che, al di là delle cause che possono averlo generato (lo spontaneismo edilizio, l’assenza di pianificazione urbanistica, finanche i bisogni della vita), non ammette scuse e va condannato senza appello. Lo Stato è colpevole nei confronti dei suoi cittadini quando aspetta il verificarsi di un evento estremo o di una vera e propria tragedia, così come purtroppo è stata quella che si è verificata a Ischia tra il 25 e il 26 novembre 2022.
Insomma, la logica dovrebbe essere esattamente il contrario, e cioè prevenire. Prevenzione infatti dovrebbe essere la parola chiave con la quale iniziare ad affrontare la questione. Prevenzione, inoltre, è anche la parola chiave che servirebbe davvero per risparmiare le risorse, anche fino all’80 per cento di tutto ciò che si spende, continuando a inseguire le emergenze, per riparare i danni.
Invece, ancora una volta, frane e allagamenti hanno causato l’isolamento di diverse località e l’evacuazione di numerose famiglie dalle loro abitazioni: 1.500 sfollati, che si aggiungono a quelli del terremoto; danneggiamenti alle infrastrutture viarie, ai manufatti stradali e agli edifici pubblici e privati; nonché danni alla rete dei servizi essenziali di rilevante entità e diffusione. Drammatico è il bilancio delle vite umane: dodici persone sono decedute, tra cui quattro bambini.
I tempi che la legge ci concede per poter convertire in legge questo decreto-legge sono brevissimi (entro il 1° febbraio). Ma è evidente, colleghi, che gli elementi per avere un quadro chiaro della situazione di rischio che vive l’isola ci sono tutti e da molto tempo. Eppure, nel corso degli anni le azioni concrete di prevenzione sono state praticamente nulle.
Questa nuova tragedia ci obbliga a ricordare come il nostro sia un Paese fragile, segnato dal dissesto idrogeologico, da un consumo di suolo dissennato e dall’abusivismo edilizio. Questa, dunque, poteva essere, da parte del Governo, l’occasione per iniziare un percorso diverso, in grado di uscire dalla prospettiva inaccettabile di inseguire le emergenze, provando a tamponare ogni qualvolta si verifica una tragedia, e mettere in campo invece una strategia compiuta di prevenzione e cura del territorio, che avesse una visione di come cambiare passo e mettere in sicurezza l’isola, una visione che andasse più in là nel tempo. Il decreto-legge, da questo punto di vista, è del tutto insufficiente e, solo grazie agli interventi emendativi arrivati dal Partito Democratico, è stato possibile renderlo quantomeno più adeguato alle esigenze dei Comuni interessati dagli ultimi terribili eventi atmosferici. Mancavano e mancano ancora le risorse necessarie a garantire interventi concreti, finalizzati alla messa in sicurezza del territorio dell’isola di Ischia.
Non possiamo certo dire che si tratta di un evento che coglie di sorpresa né le amministrazioni locali, né il Governo nazionale. In Italia i disastri ambientali, come la strage di Ischia, sono figli del modus operandi che si registra ogni qualvolta avviene una tragedia. Come sempre capita nel nostro Paese, la tragedia si raddoppia: dopo la valanga di fango c’è quella della demagogia, delle chiacchiere al vento. Dopo il terremoto del 2017 a Ischia o le alluvioni, come quella nelle Marche, hanno fatto seguito la ricerca dello scandalo, le accuse su chi non ha fatto cosa, sui soldi non spesi, senza alcuno sforzo per capire le ragioni del disastro, le cause dei ritardi, i problemi veri.
La fragilità del territorio dell’isola era quindi nota da tempo. Questo, però, non è stato sufficiente per un reale risveglio delle coscienze e una riforma organica della gestione e della manutenzione del territorio, in grado di mettere in sicurezza quell’isola: le sue abitazioni, la vita dei cittadini e le reali e concrete possibilità di sviluppo turistico, indissolubilmente legate alla salvaguardia di ambiente e territorio e alla sua sicurezza. Proseguire invece lungo questa strada vuol dire dare il via libera alla prassi alla quale abbiamo assistito: una letale combinazione tra malagestione del territorio ed eventi climatici estremi, che si fanno sempre più frequenti e drammatici, anche in relazione ai cambiamenti climatici ai quali siamo assistendo, senza aprire un dibattito franco, aperto e complessivo sul modo con il quale affrontarli.
Uno dei punti fermi dai quali partire – e quanto verificatosi ad Ischia lo dimostra una volta di più – è rappresentato dalla lotta all’abusivismo, che si può vincere soltanto con una logica di rigore estremo. Avete detto «no» alle proposte del PD che volevano evitare che questo decreto-legge rimanesse uno strumento vuoto e privo delle risposte che i cittadini di Ischia aspettano da lungo tempo. Le amministrazioni locali non possono essere lasciate da sole e per questo, senza essere ascoltati, abbiamo a lungo insistito sulla necessità di sostenere le amministrazioni locali rispetto alle difficoltà che avranno a ripagare i mutui con il MEF e per i mancati introiti legati alla Tari, che ovviamente non riceveranno nei prossimi mesi.
Abbiamo chiesto di aiutare le famiglie, chiedendo di non far pagare l’IMU a quelle che non saranno più nella possibilità di abitare i loro edifici. È irragionevole chiedere di pagare l’IMU su un’abitazione inagibile. Purtroppo, su questi punti abbiamo trovato un Governo che non ha voluto prestare ascolto.
L’Esecutivo deve dirci con chiarezza se vuole aiutare o meno le comunità interessate dagli eventi calamitosi, e non può certo pensare di svicolare nascondendosi dietro raccomandazioni fumose. Lo stanziamento di 40 milioni di euro in quattro anni, stabilito dal decreto-legge in discussione, risulta esiguo e non corrispondente alle richieste del commissario per l’emergenza. Come è stato più volte ribadito nel corso dell’esame parlamentare, questo decreto-legge, giudicando le risorse introdotte, è comunque insoddisfacente e parziale.
Ci aspettiamo che dopo questa tragedia si apre una riflessione generale sulle questioni legate alla prevenzione dal dissesto idrogeologico, alla cura del territorio, alle modalità più congrue ad affrontare i cambiamenti climatici in atto. Però mi preme sottolineare – e ciò mi preoccupa molto – che il Governo, mentre oggi ci apprestiamo ad approvare il decreto-legge Ischia per rispondere alle emergenze e a una tragedia verificatasi in quel territorio, allo stesso tempo proponga un nuovo codice per gli appalti pubblici, in esame alle Commissioni ambiente di Camere e Senato, in cui sparisce la compatibilità geologica e idrogeologica del territorio. Ho ascoltato con grande rispetto alcune relazioni dei colleghi di maggioranza che dicono: bene il decreto, ma dobbiamo fare un piano sulla prevenzione, dobbiamo fare degli interventi strutturali. Allora non diciamolo solamente, ma facciamolo. La prima prova sarà quella di riformare la proposta sul nuovo codice degli appalti, che invece attualmente nell’idea di semplificare ha eliminato la compatibilità geologica e idrogeologica. Insomma, se vogliamo davvero prevenire e fare una grande azione di prevenzione e di tutela del territorio, non possiamo piangerci addosso dopo che le tragedie si sono verificate, perché in quel caso lo Stato diventerebbe complice.

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