Teleischia
Attualità Editoriali

STRAPOTERE IMPUNITO. DI VINCENZO ACUNTO

La parola sta a significare il potere incontrastato e soverchiante che si può esercitare
verso qualcuno o qualcosa. È abitudine diffusa, anche mia, quando si affronta un
argomento che investe la cosa pubblica, indicare i sindaci come responsabili. Non
desidero modificare il convincimento ma integrarlo nei limiti dello spazio che un articolo
consente allo scopo di dire che non si può sempre lasciare i predetti come responsabili
unici. E, per comprendere bisogna rinverdire alcuni passaggi. Il decennio degli anni 90 è
stato cruciale per la pubblica amministrazione. A metà dell’anno con la legge 142/90, il
vecchio testo unico degli enti locali subì una prima forte modifica. Con la cosiddetta legge
Gava mentre, da un lato, fissava un principio importante (ogni impegno di spesa degli enti
locali doveva avere una copertura certa), dall’altro dimenticava di sanare le voragini
debitorie che, con la complicità del potere centrale e degli organi di controllo, erano state
aperte presso gli enti locali. Ricordo che quando l’On. Gava (ischitano d’adozione) venne
a presentare la sua legge sull’isola (Hotel Jolly), ci fu un giovane avvocato che in piccolo
break gli disse “Onorè ho letto la sua legge e mi sembra che sia stata scritta da un
burocrate piemontese e sottoscritta da un poco attento politico napoletano”. Sorpreso per
tanta sfacciataggine replicò “Perché dice questo?”. La risposta “senza l’azzeramento dei
debiti esistenti negli enti locali, nel giro di due anni tutti i comuni saranno in dissesto
(sicuramente i meridionali). Le grandeur della politica locale dell’epoca, subito mise in
cattiva luce la sfacciataggine di quel giovanotto (io) e la cosa finì lì. Negli anni a venire tutti
i comuni del sud Italia furono costretti a dichiarare dissesto. Tanti sindaci, per non trovarsi
impelagati in vicende che avrebbero potuto avere conseguenze penali, sono stati
condannati dalla corte dei conti a salassi forti e tanti aspiranti al ruolo hanno preferito
allontanarsi dal pericolo. Negli anni successivi, grazie alla legge 267/2000, cosiddetta
Bassanini (promulgata con l’intento di sottrarre i sindaci -in prevalenza all’epoca di sinistra-
alla scure degli dei P.M.), fu assestato un ulteriore colpo alla gestione degli enti locali.
Organizzati, ancora, con strutture che risalivano ancora ai principi del regno, erano
proiettati “d’emblée” in una realtà nuova e diversa. Un grande giurista, il notaio Arturo, in
un convegno sull’argomento disse: “I guasti che farà questa legge sugli enti locali italiani
saranno peggiori di quelli fatti dalla seconda guerra mondiale”! E così è stato. I fatti sono
sotto gli occhi di tutti. La legge ribaltava il concetto di struttura amministrativa ponendo al
centro della macchina i funzionari municipali e lasciava al politico il compito, aulico, di
“indirizzare la macchina”. Espressione nella quale ci può essere tutto e, sostanzialmente,
nulla. Un capolavoro di immaginifica teoria politica che condensava la sua pochezza nella
limitazione, a due, dei mandati del ruolo di sindaco. Circostanza che fece immediatamente
coniare il detto “il politico passa, il funzionario resta”. I frutti di tali stravolgimenti, senza
ulteriori divagazioni, sono sotto gli occhi di tutti. Basta guardarsi intorno. Non si trovano più
amministratori capaci e quelli che vi arrivano si attorniano di funzionari più incapaci di loro.
E, pur se il politico segna l’indirizzo, nulla si fa se il funzionario non lo ritiene fattibile, forte
del principio della transitorietà del politico. E, conseguentemente, in virtù di imprecisati
quanto intuibili meccanismi, quel che si può fare in un comune non lo si può fare in un
altro, salvo qualche intervento modificatore o ammorbidente! E, per fermarci agli interventi
sulla cosa pubblica, la quotidianità ci consegna la prassi del cosiddetto pacchetto “chiavi in
mano”. Andiamo gli esempi per capirci. Il consiglio comunale delibera un indirizzo (un
lavoro pubblico) che, attraverso i soliti canali, viene reso pubblico. La pubblicità consente
l’arrivo al municipio di faccendieri di varia natura che offrono la realizzazione dell’opera
“chiavi in mano”. Con complicità interne alla macchina amministrativa, viene predisposto
tutto il necessario, spesso supportato da interventi di dotti luminari che con teorie mirabolanti assicurano che quella progettazione merita il conforto della fiducia per
l’investimento. Succede che il lavoro pubblico si realizza, si fa la festicciola, il politico fa il
discorso e la giunta distribuisce, tra i funzionari municipali, gli agi derivanti dalla
partecipazione alla gara, alla progettazione etc. etc. etc.- Non molto tempo dopo, dalla
ultimazione dei lavori, incominciano i problemi. Forse è cambiato il sindaco e anche la
giunta e si incominciano a “mettere le pezze”. Sempre più costose che, sempre pezze
restano. Mai nessuno chiamato a pagare per errori spesso madornali. Vogliamo fare
qualche esempio? Depurazione delle acque fognarie dell’isola d’Ischia. Alla fine degli anni
70 fu realizzato un mega progetto con gallerie sotterranee che partivano da Ischia Porto
(presso la marmeria Patalano è ancora visibile il primo tratto) e che avrebbero interessato
progressivamente tutta l’isola. Il progetto, per incomprensibili (??) vicende di campanile, fu
cambiato e realizzati una serie di piccoli impianti che avrebbero scaricato a mare. Ai
progetti erano allegate relazioni di cattedratici che assicuravano che “scaricando ad una
certa profondità il mare restava pulito”. Balle colossali rimaste impunite nel circuito
culturale del “politicamente corretto” che ha banchettato, indisturbato, per decenni. Il
risultato lo conosciamo tutti e i comuni, con i soldi dei cittadini, si dissanguano mese dopo
mese per metterci pezze inutili.

Ad Ischia, alcuni anni fa, si intervenne sul piazzale
aragonese. Progettisti esperti e relazioni costose, assicuravano che si poteva, col sotteso
scopo di favorire qualcuno, regolamentare in diverso modo il “movimento idraulico delle
maree” rispetto al pregresso. Le foto di questi giorni documentano, per l’ennesima volta,
quello che succede e di cui si è scritto (inutilmente) tante volte. A S. Angelo anni fa morì
un bimbo folgorato su un tombino posto sulla strada raggiunto da una scarica elettrica per
un impianto progettato e fatto male. A Forio, tre o quattro anni fa venne eretto il muro a
protezione della Via G. Mazzella (quella che dal soccorso va verso Citara).

Alto tra i quattro e i cinque metri a contenimento di terreno e della strada. La mareggiata di martedì
l’ha buttato giù come un birillo. E, mentre scrivo, mi giunge notizia della nuova tragedia
alluvionale di Casamicciola nello stesso posto di alcuni anni fa. Le prime notizie sono
terribili e si parla di diversi morti.

Ai Maronti una nuova frana dopo la costosissima opera di
ripascimento (scomparsa) e le inutili (quanto dannose e costose) scogliere sommerse.
Possiamo sempre dire che “è stato il caso?” C’è qualcuno che ritiene di andare ad
intercettare responsabilità verso chi è preposto al controllo del territorio o verso progettisti,
direttori dei lavori, collaudatori che, pur pagati profumatamente, realizzano o consentono
sconci che sperperano danari pubblici e vite umane? Consiglierei ai cittadini di Ischia, di
Casamicciola, di Forio e altrove, di costituire un’associazione che, a tutela dei propri diritti,
pubblichi i nomi e le foto di progettisti, direttori dei lavori, collaudatori e funzionari
municipali che si sono interessati di certe attività o che non hanno controllato certe
realizzazioni.

Che agiscano giudiziariamente nei confronti dei predetti per l’accertamento
di responsabilità che appaiono evidenti e che corrono il rischio di restare diluite nel
buonismo temporale che i tempi della giustizia italiana impiega su certi eventi. Ritengo che
in presenza di responsabilità così evidenti ci può essere anche qualche autorità che, nei
tempi necessari agli accertamenti, inibisca l’utilizzo di certi titoli professionali e funzioni a
soggetti che hanno dimostrato la loro incapacità nell’esercizio della funzione. Il paese, i
cittadini, i contribuenti, i morti, hanno bisogno di risposte celeri e significative e non di altre
chiacchiere. acuntovi@libero.it

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