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ABBATTIMENTI. L’AVVOCATO MOLINARO RICORRE AL TAR PER SALVARE LA CASA DELL’ATTORE DAVIDE MAROTTA “CIRIBIRIBI'”

Attore napoletano famoso, affetto da nanismo e invecchiamento precoce, Davide Marotta, dopo importanti esperienze teatrali, ha lavorato al cinema anche con Dario Argento in Phenomena e Mel Gibson nella Passione di Cristo, impersonando il ruolo dell’Anticristo sotto forma di un bambino in braccio a Satana.
È stato per anni testimonial della Kodak in celebri spot nel quale impersonava l’alieno Ciribiribì e ha anche recitato nel Pinocchio di Matteo Garrone, interpretando tre ruoli, fra cui quello del Grillo Parlante.
Ora è disperato.
Ha invocato l’aiuto della Meloni e quello del Sindaco Manfredi ma non ha avuto risposta.
La Procura Generale vuole abbattergli la casa dove abita con la madre novantenne, invalida civile al 100%, realizzata a Napoli nel 1800, in via Stadera Poggioreale, ed oggetto di un intervento di ristrutturazione
edilizia che la magistratura penale ha condannato, a differenza di quella amministrativa (il T.A.R.) che invece ritiene l’intervento sanabile e pienamente compatibile con le prescrizioni di zona, compreso un
vincolo cimiteriale imposto dopo la sua edificazione e, pertanto, inapplicabile.
Marotta si è affidato all’avvocato Bruno Molinaro per denunciare il paradossale conflitto tra giudicati e la intempestività della demolizione, un vero fulmine a ciel sereno.
L’avvocato Molinaro ha presentato alla Corte di Appello un articolato incidente di esecuzione, con il quale ha eccepito, fra i vari motivi di censura, la evidente sproporzione della sanzione demolitoria che la Procura pretende di eseguire nei suoi confronti e della madre che pure abita da sempre nella casa da abbattere, nonostante le gravi patologie invalidanti accertate dall’A.S.L., per giunta dopo ventitré anni dalla scoperta dell’abuso che, a quanto pare, consisterebbe in una ristrutturazione edilizia di un immobile che, come dimostrato, è presente sui luoghi sin dal 1800.
Il legale ha anche documentato che per tale immobile è stata presentata regolare domanda di condono tuttora pendente, come stabilito dal TAR Campania con sentenza passata in giudicato, con la quale è stato annullato un provvedimento di diniego adottato dal comune di Napoli in violazione di legge, e che della sentenza è stata anche chiesta l’ottemperanza, unitamente alla nomina di un commissario ad acta che
intervenga in sostituzione del comune di Napoli con il compito di definire senza indugio il procedimento di sanatoria.
Certo è che in un’altra situazione (per certi versi analoga), per una casa sita sempre a Napoli ma in località Fuorigrotta, i giudici non hanno voluto aspettare.
Hanno dato il via libera alla demolizione senza nemmeno riscontrare l’istanza di sospensione presentata anche in questo caso dall’avvocato Molinaro.
La Cassazione penale, però, con una sentenza storica del settembre scorso, ha pesantemente bocciato l’operato dei giudici, sebbene la demolizione fosse stata già eseguita.
“Citeremo per danni lo Stato italiano per l’errore dei giudici – ha dichiarato l’avvocato Molinaro dopo la decisione della Suprema Corte – per non avere questi ultimi inteso salvaguardare il bene della vita invocato quale causa di incompatibilità con l’abbattimento e – quel che è più grave – per aver omesso ogni valutazione, positiva o negativa, della istanza di sospensione presentata dopo la proposizione del ricorso per
cassazione, nonostante il pericolo di pregiudizio grave e irreparabile.
Una condotta inspiegabile, sbagliata e disumana.
In Italia, più dei politici e dei grandi burocrati – continua il legale – sono i magistrati a detenere le leve del potere, perché, salvo casi limite, dietro lo scudo della interpretazione delle norme, non rispondono mai dei
loro errori.
Ed è paradossale che chiunque faccia un qualsiasi lavoro – come l’avvocato, il medico o l’ingegnere – se sbaglia paga, nel mentre ciò non vale per i magistrati, tranne che in caso di dolo o colpa grave.
Eppure la Corte di Giustizia UE qualche anno fa ha pesantemente stigmatizzato il comportamento omissivo e lassista dell’Italia sul tema ma la successiva legge del 2015 ha solo rappresentato un palliativo, un timido
tentativo di affrontare il problema (…)”.

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