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ROTARY, UNA POLTRONA VUOTA E UN FURIENTE IN MENO. DI VINCENZO ACUNTO

Sabato 25 giugno, nella splendida cornice del teatro “Tasso” di Sorrento, ho preso parte all’assemblea
conclusiva dell’anno rotariano 2021/2022, la prima del neonato distretto 2101, che ha chiuso l’anno di
governatorato del dr. Costantino Astarita, cardiologo sorrentino, con patrimonio genetico – per parte di
madre – esportato dall’isola d’Ischia e più precisamente da Fontana. Frazione del mio comune, i cui
abitanti sono (a noi) noti per una certa “furenzia caratteriale” della quale (e lo dico con un po’ di orgoglio
indigeno) Costantino ha dato ampia attestazione nel corso dell’anno (per atteggiamento, tono, postura e
manate sul tavolo). Come in tutte le occasioni di consuntivo, sono stati proiettati numeri (che nessuno
segue) e declamate espressioni magniloquenti che, a parte l’oratore e l’interessato, nessuno ascolta.

L’organizzazione, impeccabile tranne che nel distanziamento del quale ho incassato l’onere, è stata
attenta ad evitare un confronto con la platea sulle cose fatte e non fatte, lasciando le osservazioni a
prescelti cantori, tra i quali, pur s’è udita qualche leggera stonatura. Tra le cose automagnificate ho
annotato, non senza emozione, che tra i cinque nuovi club, che il governatore aveva fortemente voluto,
vi era un secondo club ischitano imposto, con “furenzia particolare” sia al distretto che a Zurigo.

Dopo che a me ed altri aveva detto, con ampia sicumera, che non era un’ipotesi percorribile, per la qualcosa il mio club l’aveva ritenuto meritevole del titolo di socio onorario. Onore, evidentemente, mal riposto. Il dato di fatto è che cinque nuovi club hanno portato, sulla carta, appena 154 nuovi soci (effettivi 147 considerando
i 7 fuoriusciti dal mio club per alimentare il nuovo), che non sono molti rispetto alle percentuali di alcuni
anni fa. Anche perché le divisioni dei distretti, che impongono gli americani per poter continuare a
comandare, e le frammentazioni territoriali dell’organizzazione, a causa di una crescita smisurata di club
e non di soci, hanno, irrimediabilmente, leso il prestigio dell’organizzazione che lascia veicolare sempre
meno appeal.

Così come, con marcata evidenza, è avvenuto sull’isola d’Ischia ove la ruota simboleggiante
l’organizzazione appare oggi vistosamente “sgonfiata” e noi vecchi “gommisti” stiamo soccorrendo col
compressore al seguito. Ma tanto, purtroppo, succede quando si firmano “cambiali in bianco” o si
ascoltano avventurieri interessati che, come sempre, possono riservare sorprese. E’ successo infatti che:
mentre sull’isola d’Ischia da un quarantennio la gente sta tentando di unire le sei municipalità, avvertendo
il tempo che solo l’unione tra le persone può dare risultati positivi, Costantino Astarita, senza ascoltare
nessuno -né i vecchi rotariani né i suoi predecessori-, per onorare un impegno non scritto, fa una capriola
di trecento sessanta gradi e, d’amblé, in un territorio piccolo piccolo qual è appunto l’isola d’Ischia, divide
la sua organizzazione ridicolizzandola agli occhi dei più.

Organizzazione che, attraverso il club fondato nel
1988 da rotariani che si chiamavano Raffaele Pallotta d’Acquapendente e Franco Sena e anche chi scrive,
da oltre trent’anni stava lavorando nella direzione di unire, non di dividere, le diverse realtà locali come
hanno puntualmente considerato grandi governatori del passato come Dario Santamaria, Marcello Lando,
Sandro Marotta, Michelangelo Ambrosio, Marcello Fasano. Senza contare che la capriola astaritiana ha
trovato la sua spinta nello smisurato senso di protagonismo “di qualcuno” che, non trovando più spazio
nello storico club, ove aveva dato ampio sfoggio delle sue capacità divisive (note su tutta l’isola d’Ischia),
s’era prima dato alla macchia per poi aarrotolarsi sotto “mentite spoglie” nel mantello del cardiologo
sorrentino. Che, nonostante la sua dimestichezza con gli atri e i ventricoli, avrà avvertito una fitta al
muscolo quando, dal palco del Tasso, non ha visto tra i presenti la creatura che l’aveva incensato,
implorato e osannato per quell’ impresa “divisiva” definita, dai tanti che mi hanno avvicinato tra l’atrio e
sala del Tasso, “un’autentica cazzata”. Evidentemente ignorava il “furiente fontanese” che, come disse
qualcuno, “la riconoscenza è il sentimento della vigilia” e per la sua creatura si è ben oltre la festa.

La sedia è rimasta vuota per marcare, a dire degli informati, il disappunto, del presidente fondatore del club rotary “Ischia isola verde”, per essere stato ignorato nell’organigramma distrettuale dell’anno a venire. Quasi gli spettasse di diritto. Pur se verso l’organizzazione ha sempre teso una mano per prendere e mai per dare.
Nemmeno con la parola. È successo infatti, l’aprile scorso, quando il sindaco di Lacco Ameno, per
stigmatizzare il suo comportamento divisivo, aveva usato espressioni poco lusinghiere anche verso
l’organizzazione rotariana e nulla ritenne, la creatura astaritiana, di replicare all’incauto suo primo
cittadino. Evidentemente, perché, il nuovo condottiero del distretto più attento del predecessore, come
Ulisse (che Astarita ha ricordato nella sua bella “allocuzione turistica”) è rimasto sordo agli inviti di
“Partenope, Leucosia e Ligea” che arrampicatesi sul “Fungo di Lacco Ameno” lanciavano ammiccanti
richieste verso Sorrento, ove l’incauto Astarita è rimasto sbigottito a mirar, con mascella stretta, la
seggiola vuota! C’est la vie! Che ce vo fa? Dice mia mamma, alla quale ho portato il regalo del mancato
distanziamento sorrentino, “chi prima non pensa poi sospira”. Ne faccia tesoro il pdg dr. Costantino
Astarita. acuntovi@libero.it

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