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DEMOLIZIONI. SOSPESO A BARANO AL FOTOFINISH ABBATTIMENTO PREVISTO PER MARTEDÌ 10 MAGGIO

Con un’ordinanza al fotofinish relativa ad un incidente di esecuzione pendente innanzi alla Sezione distaccata di Ischia, l’Autorità Giudiziaria ha sospeso la demolizione di una casa di necessità, della superficie di circa 60 mq, prevista per martedì 10 maggio, in accoglimento di motivata istanza presentata dall’avvocato Bruno Molinaro nell’interesse di una famiglia baranese in precarie condizioni economiche e per di più sprovvista di qualsiasi alloggio alternativo.

Va detto che per il manufatto oggetto di RE.S.A. sono stati anche rilasciati una autorizzazione paesaggistica e un permesso di costruire in sanatoria, in seguito oggetto di esame negativo ad opera della Soprintendenza non per ragioni di merito ma soltanto perché il comune di Barano non avrebbe provveduto alla trasmissione degli “atti in originale del condono edilizio”.

La sospensione di questi tempi fa notizia anche perché mostra il volto buono della Procura partenopea, Sezione Territorio e Ambiente, attualmente diretta dal Dott. Pierpaolo Filippelli, procuratore preparato e garantista, che, con iniziative a macchia di leopardo e senza sconti, eccetto che per le autodemolizioni, sta portando avanti la sua campagna di legalità in un momento storico segnato da grave vulnerabilità sociale, aggravato da pandemia, guerra e carestie.

Il problema è che tali iniziative, seppur doverose in quanto attuative di sentenze di condanna passate in giudicato, nella stragrande maggioranza dei casi vengono poste in essere a distanza di venti/trent’anni dalla scoperta dell’abuso, assumendo in tal caso natura e catteristiche di vere e proprie “pene capitali.

Da sempre la gente comune ed anche la maggior parte degli addetti ai lavori non riescono a spiegarsi come sia possibile che in un paese come il nostro, sebbene la Corte Europea abbia chiarito  in una storica sentenza che la esecuzione dell’ordine di demolizione a distanza di anni equivale alla esecuzione di una pena, soggetta, però, a prescrizione quinquennale, a pagarne le conseguenze debbano essere sempre i più deboli in quanto la demolizione avrebbe una semplice funzione ripristinatoria, eseguibile in ogni tempo nei confronti di chicchessia.

L’interpretazione non convince soprattutto sul piano della logica in quanto, come più volte dichiarato dallo stesso avvocato Molinaro anche in interviste televisive, in Italia l’omicidio non premeditato, ben più grave dell’abuso edilizio, si prescrive in anni 21, nel mentre la demolizione mai.

E questo è un vero paradosso, tanto più se si considera che l’ordine di demolizione collegato alla sentenza di condanna è stato introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento dalla legge n. 47 del 1985.

L’istituto, dunque, è vecchio di oltre trentasei anni.

Se le demolizioni si contano sulle dita di una mano e avvengono a macchia di leopardo, è evidente che qualcosa non funziona.

Lo scopo, tanto agognato, di una graduazione su base normativa delle demolizioni era ed è proprio quello di mettere ordine nella esecuzione dei provvedimenti sanzionatori che, come confermato dagli stessi dati di Legambiente, sono migliaia nella sola regione Campania e riguardano ecomostri, fabbricati pericolanti, scheletri di cemento armato, immobili della criminalità organizzata, costruzioni realizzate sulle spiagge o in violazione del limite di distanza dalla costa e finanche case di necessità abitate da persone prive di ogni altra possibilità di alloggio.

Va ricordato che il quotidiano Il Mattino ha segnalato alcuni anni fa che la demolizione di tutte le costruzioni abusive realizzate a Napoli e Provincia equivale alla demolizione di un numero di case pari a quello di una città grande come Padova, aggiungendo che, per radere al suolo questo immenso patrimonio edilizio, occorrono almeno due secoli ed un enorme fiume di denaro, senza considerare i problemi, sui quali si è soffermato anche il Governatore della Campania Vincenzo De Luca, legati alla carenza, nella intera regione, di un numero sufficiente di discariche dove poter smaltire i residui della attività demolitoria che, come è noto, costituiscono rifiuti speciali.

Urge, pertanto, un provvedimento legislativo destinato a mettere ordine in questa babele, in modo da coniugare una volta per tutte le esigenze repressive con la equità sociale, i diritti del cittadino e la tutela dell’affidamento legata al notevole decorso del tempo dalla scoperta dell’abuso.

La politica sino ad oggi è stata colpevolmente latitante ma la speranza è l’ultima a morire e un ravvedimento è sempre possibile!

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