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VITTORIA O MORTE? QUALE FUTURO CI ASPETTA? DI ANTIMO PUCA

Alea iacta est, il dado è tratto; giustamente diceva Cesare.
Aveva deciso di fare il passo, dunque doveva andare fino in fondo; vittoria o morte. Non esistevano altre alternative.
C’è chi è convinto che siamo di fronte al vero cambiamento, e chi si preoccupa nel segnalare ciò che di “buono” si è fatto negli ultimi anni. C’è chi ha un capro espiatorio e c’è chi dice dopo 30 anni di essere ancora “il messia”.
Una voce gira tra corridoi e strade della cittadinanza del Comune di Ischia: il “dado è tratto” e le cose resteranno come sempre.
È un panorama politico cieco. Cieco verso la realtà che si vive. Si fa politica con forme obsolete che non rispecchiano la realtà. Il cambio è rappresentato da quanto un partito o una coalizione di governo farà aumentare il PIL. Tutto gira intorno all’economia, tutto è merce, la gente non esiste, siamo solo numeri.
I dati servono a giustificare politiche intolleranti, senza però soffermarsi a vedere la realtà. Una realtà che mentre ci dice che stiamo tornando nel cammino della crescita economica, il reddito degli ischitani è sempre più impoverito, le disuguaglianze aumentano, e paradossalmente sono più gli ischitani che vanno via da Ischia che gli stranieri che arrivano.
La crisi ha fatto luce sulla poca capacità di riflettere che ci è rimasta. Ci ha reso allo stesso tempo tutti esperti di economia e politica. L’uso di concetti come quello di democrazia diretta sembra essere la soluzione non mettendo mai in questione il concetto di democrazia rappresentativa.
I partiti diventano baluardi di famiglie che difendono i propri interessi o di pseudo politici che si evidenziano con frasi di grandi filosofi senza però aver letto neanche per curiosità “Il principe”.
Si pensa di candidare medici ed avvocati con studi affermati soltanto ed unicamente per il cospicuo numero di voti di cui tali affermati studi si rendono portatori.
Ciò che conta è strumentalizzare la politica senza capire ciò che viviamo come società e strumentalizzando qualsiasi parola. Il voto di scambio elettorale è un attentato contro i diritti politici del cittadino. Questo è un fatto rilevante che ancora di più descrive la gravità del contesto economico-sociale e politico locale.
L’unica cosa che ci è rimasto è “Pensare”, ma non lo facciamo. Siamo schiavi dell’internet e della facile ricerca di ciò che non sappiamo. Ormai il Facebook o il Google sono gli strumenti di verità assoluta. C’è una grande propensione all’essere visibili con grandi citazioni che mettano in luce la nostra intelligenza. Siamo un popolo di laureati e di sapientoni. Si sa tutto su tutto e su tutti. Si dibatte gridando e non riflettendo. Tutto gira intorno agli stessi argomenti, ma, non si pensa! Pensare o riflettere è un reato!
Le elezioni non sono di per sé un sinonimo di democrazia: bisogna assicurare un voto libero e trasparente.
Pesa l’assenza del «volto» di un leader per un nuovo rassemblement politico.
Ma se davvero nascerà, non può essere solo una somma di convenienze. Un partito, anche plurale, ha bisogno di identità. Il problema dunque  è fare tesoro del fatto che le coalizioni non ci sono più. Il bisogno di tutte le forze politiche di un «bagno di identità» sarebbe dunque la chiave che può dare dignità di progetto politico al lavorìo di un mondo che ha dimostrato di esistere ancora, di avere il know how, e convinto di poter ereditare una parte cospicua dell’elettorato:gente che, se ha resistito finora nonostante il declino, difficilmente finirà.
Non si può pensare che le elezioni siano di per sé sinonimo di democrazia. Le elezioni possono diventare il velo dietro il quale si nasconde una dittatura o un’oligarchia. In tale cornice la società civile ischitana dovrebbe essere molto attiva e lottare, stimolare la partecipazione attiva dei cittadini mettendo in rete le realtà civiche e i rappresentanti istituzionali affinché si possa insieme reagire, parlando agli indifferenti ed a chi ha legittimamente paura. Si deve andare oltre le elezioni per costruire un vero sistema democratico.
Di Antimo Puca

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