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Attualità Editoriali

E’ SEMPRE UN PRIMATO. DI VINCENZO ACUNTO

Ai primati che l’isola già manifesta nei settori: giustizia, sanità e trasporti di cui ho scritto nelle ultime
settimane, bisogna aggiungerne un altro che ho appreso da un amico giornalista (che mi ha girato un post)
dal quale risulta che Ischia è il luogo più caro d’Italia nella vendita dei carburanti.

Magnifico, siamo primi anche in questo. L’isola d’Ischia esprime, sempre di più, la sua vocazionarietà ad essere “ai vertici”; primi in bellezza, nel clima, nelle emozioni ed ovviamente in tutte le altre cose che fanno da corollario. Bisogna solo convincerci se andarne fieri o meno. Ho parlato con il titolare di un impianto di rifornimento, che non si
abbevera alla fonte dell’immagazzinatore/distributore isolano, e mi ha detto che il trasporto incide sul
costo finale per 5 centesimi a litro per cui, indipendentemente dal cosiddetto “mercato libero” che
consente incomprensibili oscillazioni, c’è sicuramente qualche altra variante, a noi sconosciuta, che
determina il variare del prezzo. Tra i tanti stati europei l’Italia è al terzo posto (per esosità) dopo paesi bassi
e Danimarca. La tabella estrapolata da internet conferma quanto detto e consente di accertare che
sull’Isola d’Ischia (come se fossimo fuori dell’Italia e dell’Europa) il costo dei carburanti è ancora più alto.
Oltre due euro per la benzina ed oltre € 1,9 per il gasolio. Un amico che, evidentemente sa, mi ha riferito
che essi dipendono dalla spiccata sensibilità ambientalista dell’amministratore delegato della “ditta petroli”
che opera sull’isola secondo cui l’alto costo scoraggerebbe l’uso dell’auto a beneficio dell’ambiente. Un
bravo se lo merita a prescindere anche se poi risulta poco comprensibile la costante propaganda dei suoi
prodotti attraverso i media locali (in cui riveste il ruolo di editore). Una sensibilità particolare, da premiare,
se non ci fossero di mezzo le necessità dei cittadini e i raffronti con le altre realtà italiane. Una per tutte
l’isola d’Elba (molto simile a noi) al distributore di Marina di Campo la benzina la paghi € 1,78, il gasolio €
1,34. In questa settimana ho fatto gasolio a Benevento ad € 1,47 e a Potenza ad € 1,65 a litro. Il lettore
comprenderà agevolmente che, pur se ai detti costi aggiungiamo quello, ulteriore, della tratta via mare, i
prezzi sull’isola sono abbondantemente fuori mercato e forse è necessario che qualcuno spieghi il perché.
Nella scia dei carburanti, i dati che esaltano il raffronto tra quanto avviene sull’isola e fuori di essa sono
impressionanti. Al di là dei carburanti che, facendo parte delle esigenze primarie della nostra quotidianità,
pur dovrebbero interessare gli addetti ai controlli, il confronto in altri settori è parimenti inspiegabile.
Giustizia: i costi sono identici sia ad Ischia che a Napoli o altrove. Ad Ischia, però, da un anno e mezzo,
l’ufficio del giudice di Pace è privo del cancelliere e il cittadino che ha chiesto e chiede giustizia (pur avendo
pagato i costi previsti per legge) nulla ottiene come pure nella locale sezione distaccata del tribunale ove
rispetto a quattro magistrati applicati -al civile- vi è un solo addetto alla cancelleria mentre in una sezione
del tribunale di Napoli ove operano 6 magistrati vi sono sei funzionari con l’ovvia ricaduta sui tempi di
lavoro. Sanità: I tiket presso l’ospedale Rizzoli sono uguali, per prestazione, come per le altre parti d’Italia. I
servizi no sia per quanto riguarda il rapporto di umana cordialità (troppo spesso strafottente) che per le
diagnostiche di intervento (come i ripetuti casi di cronaca, purtroppo, attestano). Trasporti: Il costo per
ogni ischitano che deve raggiungere il continente è sette volte superiore a quello che paga chi, in città
utilizza i servizi pubblici di necessità (senza patire le incertezze delle condizioni meteo). Gli immobili. Le
rendite dei fabbricati isolani sono di gran lunga superiori a quelle degli immobili giacenti sul continente pur
se rispondenti alle stesse esigenze sia abitative che di commercio. Idem per gli altri servizi che interessano il
comparto (tari-tasi) e l’elenco potrebbe continuare a lungo. La domanda che come al solito scintilla da certe
considerazioni è “perché gli ischitani devono pagare sempre più degli altri se non ricevono in cambio gli
stessi servizi?” La risposta non è molto lontana e cerco di sintetizzarla.

Ogni spesa non è decisa ad Ischia ma a livello di governo centrale o regionale ove si confezionano le disposizioni per le quali vengono resi operativi certi costi. Le disposizioni vengono approvate (o funzionalmente disposte) dai politici ai quali affidiamo la gestione della cosa pubblica che, nel sistema piramidale dell’organizzazione territoriale, trova
nelle nostre vicinanze le prime pietre della struttura e cioè “i sindaci”. Essi sono, meglio dovrebbero essere,
l’elemento di raccordo tra il cittadino e il gestore della stanza delle decisioni, nella quale, però
stranamente, non sono tutti ammessi. E, per fare qualche esempio: quando la mattina usciamo in macchina
(per il cui uso paghiamo la stessa tassa di circolazione/possesso che si paga nelle altre parti d’Italia) e
percorriamo le nostre strade piene di buche (ove si rompono le ruote, gli ammortizzatori e gli zebedei) e ci
dirigiamo in altre realtà ove camminiamo su “asfalti immacolati e drenanti” nel domandarci il perché della
differenza, ci chiediamo chi dovrà essere il referente delle nostre imprecazioni? E così pure, quando
andiamo nel nostro ospedale o al palazzo di giustizia e non riusciamo ad ottenere il servizio per il quale
paghiamo, ci facciamo la stessa domanda di prima? La risposta purtroppo è semplice e disarmante. L’isola
d’Ischia da troppo tempo manca dalla stanza delle decisioni e, purtroppo, nulla si fa per ritornarci ed avere                  voce in capitolo pur se il nostro “brand” ce la assegna a prescindere. In quella stanza si sono decisi i nostri
primati dei quali non vado assolutamente fiero! acuntovi@libero.it

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