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Attualità Editoriali

DA E PER ISCHIA, RIDATECI “CARTUSCIELLO”. DI VINCENZO ACUNTO

Il titolo di questa settimana ci porta immediatamente agli orari dei collegamenti da e per l’isola o a
quelli esistenti sull’isola. Il “sistema trasporti” dell’isola d’Ischia è la terza grave emergenza, con
giustizia e sanità, che affligge il territorio e discuterne è impresa ardua atteso che, come per le altre
due, vive gli effetti di una legislazione superficiale e contorta che, come per tante vicende della p.a.,
viene stimolata non da un legislatore attento e legato al territorio ma da lobbies interessate a che si
legiferi in un modo piuttosto che in un altro. Il “tema trasporti”, normativamente, è inserito
nell’elevato concetto di “continuità territoriale” in virtù del quale lo Stato (e per esso gli enti
coordinati), nell’ambito dell’organizzazione dei servizi pubblici, si dovrebbe adoperare per consentire
una migliore movimentazione umana sul suo territorio. In Italia i poteri sulla materia sono delegati
alle regioni che, dovendo rispondere all’alto principio di continuità, agiscono previa autorizzazione
del ministero dei trasporti in modo da accedere al sistema delle deroghe su taluni affidamenti
concessori che avvengono previa gara di appalto. Le aziende che organizzano i trasporti marittimi da
Ischia per Napoli o Pozzuoli, per poter garantire un “prezzo politico” ai residenti (che poi così non
appare considerati quelli applicati) ricevono dalla regione dei finanziamenti.

Per restare agli ultimi, la Regione Campania, con decreto dirigenziale n. 29 del 15/06/2020, stanziava -vedi internet- “un contributo una tantum di un massimo di euro 150.000,00, graduato tra le varie imprese destinatarie
sulla base delle miglia percorse nel periodo di riferimento”. Un anno dopo il 09/11/2020, ha reso
esecutivo il provvedimento approvando l’elenco delle aziende ammesse al beneficio. Non so se le
cifre, pubblicate, siano esatte o meno, ma considerando che un aliscafo, per compiere la tratta
Ischia/Beverello, consuma mille euro di gasolio, ritengo che quel contributo si appalesa più come una
elemosina di Stato che come un vero elemento di sostegno finanziario.

Qualcuno obietterà che nel periodo estivo i non residenti, che pagano una cifra 3 volte superiore, compensano le perdite che l’armatore riceve dal trasportare i locali. Non saprei dire se in effetti è così. Mi dicono che nel periodo
non estivo o turistico, gli armatori sono tutti a pregare affinché le condizioni meteo volgano al peggio
affinché, al semplice avviso che il meteo fa le bizze, si possa avere l’alibi per sospendere le corse e
lasciare tutti fermi di qua e di là. Ritengo che un sistema organizzato in tal modo ha fatto il suo tempo
e non può andare avanti ulteriormente. Il concetto di “continuità territoriale” o è valido per tutti o non
esiste, in quanto non è sussumibile che per un non residente il costo sia triplicato. Che i residenti sulle
isole abbiano un abbattimento di spesa è una cosa, ma che si consente la triplicazione per chi non lo
è diventa inaccettabile, in quanto, con l’andazzo del distinguo triplicato, la domanda turistica, della
nostra isola, s’è modificata profondamente e, negli anni, la qualità è scesa vertiginosamente e la scorsa
estate ha sviluppato vasto dibattito sui media, oltre ad interessare, in più occasioni, la cronaca.

I trasporti via terra sono organizzati con lo stesso, assurdo, criterio visto che i contributi vengono
elargiti alle società che li espletano in relazione ai chilometri percorsi dagli automezzi (a mare sono
le miglia) e non come era un tempo in relazione al numero degli utenti serviti. Un criterio assurdo,
dispendioso, inquinante, che ingolfa smisuratamente il traffico sulle nostre stradette. Il lettore non
farà fatica a comprendere il perché incontra, spesso, autobus vuoti, uno che segue l’altro, sia di giorno
che di notte. C’è qualcuno che controlla o obietti qualcosa? Fino ad oggi il silenzio è regnante. In un
tale bailamme che rende impraticabili le nostre strade, insicuri i nostri mari, incerti i nostri
spostamenti chiedo “resta difficile pensare che qualcosa deve essere cambiato?” Ritengo che il tempo
trascorso nell’applicazione di simili scempiaggini organizzative, ha reso ampia prova della sua
fallacia ed il sistema deve, necessariamente, essere rivisto. E’ giunto il tempo che noi isolani ci
muoviamo per riacquistare il senso della nostra condizione privilegiata e, attraverso i nostri
rappresentanti, facciamo sentire la ns. voce là dove si decidono certe cose che interessano la nostra
vita, prima che sia troppo tardi. Io che, purtroppo, resto un inguaribile romantico, fatico molto ad
accettare questo stato di cose ricordando la mitica figura di Agostino Lauro (per tutti “cartusciello”).


Con i mezzi poveri degli anni 60 assicurava a tutti noi, per poche lire e con qualsiasi tempo, dalla
mattina all’alba fino a tarda notte, di andare a Napoli e di tornare a casa. Un uomo che, pur di avere
successo nella sua impresa, senza spocchia o supponenze aveva scelto come “casa” la banchina del
Redentore e come “letto o tavolo da pranzo” una delle bitte del molo per poter seguire da vicino le
sue navi che andavano e tornavano per rispondere alle esigenze degli ischitani. Storica è diventata la
foto di Agostino Lauro dormiente seduto su una bitta del porto. Mi risulta pertanto molto difficile
accettare che, con la potenza della tecnica di oggi, quando devo andare a Napoli non sono mai certo
di andare o di tornare.

acuntovi@libero.it

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