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Ergastolo ostativo: Guzzetta, ‘non è ordinanza libera tutti, rimuove ostacolo a legislatore’

Roma, 11 mag. (Adnkronos) – L’ordinanza numero 97 (redattore Nicolò Zanon) sull’ergastolo ostativo per reati di mafia depositata oggi in Consulta “non è una sentenza ‘libera tutti’. Ma un’ordinanza che rimuove un ostacolo”: quello di limitare alla collaborazione l’unica via di accesso alla liberazione condizionale. “Compiendo un ulteriore passo rispetto ad una sentenza 253 del 2019, si abbandona l’assunto che la collaborazione sia segno di per sé di ravvedimento, nella consapevolezza che la mancata collaborazione può comunque avere una rilevanza”. Lo spiega all’Adnkronos il costituzionalista Giovanni Guzzetta, Ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico all’università di Roma Tor Vergata, che aggiunge: “la Corte ha ritenuto che in ragione del principio di collaborazione istituzionale fosse opportuno offrire al legislatore la possibilità di disciplinare la materia, avendo il Parlamento un margine operativo più ampio di quanto non abbia il giudice costituzionale. Lo ha fatto ricollocando i meccanismi premiali in una logica non moralista ma di scambio tra Stato e imputato che persegue fini, con un approccio laico alla questione della collaborazione”.

“La sentenza – prosegue – abbandona un’idea di paternalismo criminale, per cui chi collabora è in buona fede e chi non collabora è sicuramente in malafede”, calibrandosi su un piano di sostanza ed uno istituzionale. Per quanto riguarda il primo, secondo il professore di Tor Vergata “con questa ordinanza si compie un ulteriore passo rispetto ad una precedente sentenza 253 del 2019 in cui si demoliva l’idea che per il solo fatto di non collaborare un condannato fosse sospettato di mantenere legami con associazioni criminali di appartenenza. Questo non è più un dogma ma la Corte è consapevole del fatto che pur non essendolo la mancata collaborazione può avere una rilevanza. Questa è dunque una sentenza che rimuove l’ostacolo che impediva al giudice di valutare in concreto se la mancata collaborazione fosse motivata dal mancato ravvedimento, o da altre ragioni compatibili”.

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