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IL COVID-19 NON AUMENTI IL DIVARIO SOCIALE! DI ANTIMO PUCA

Mattarella. La sua sagoma si muove, solitaria, verso l’altare della Patria. Piazze vuote. Era il 25 aprile 2020. Ad oggi, la popolazione italiana non è mai stata oggetto di quella serie di restrizioni della Libertà personale connesse al periodo fascista, alla seconda guerra mondiale e al nazifascismo.

Non era presente, a Milano, il 25 aprile 1945, data celebre di insurrezione contro il regime e la lotta di liberazione dei territori del nord. Quel giorno in cui si scrisse la parola “fine” all’esperienza fascista, con la resa dei tedeschi e dei nazifascisti, e con cui, ancora oggi, si ricorda con orgoglio l’inizio di una rinascita italiana, i cui valori sono custoditi e risplendono in ogni singola pagina della nostra Costituzione. Nodi centrali connettono passato e presente in modo stringente. Lo stato d’eccezione in cui viviamo richiama in modo esplicito i fattori fondanti che dalla Resistenza hanno preso corso nella nostra storia. “La libertà è come l’aria”, insegna Piero Calamandrei, “ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”. Così, quasi d’improvviso, tre pilastri del lascito costituente riemergono nella coscienza collettiva in questo nostro nuovo stato di necessità. La salute, che l’articolo 32 indica come diritto fondamentale dell’individuo. Il lavoro, la cui centralità garantisce l’intero sistema dei servizi essenziali e che rappresenta il carattere fondante della Repubblica fin dagli articoli 1 e 3. L’istruzione che aperta a tutti, obbligatoria e gratuita, oggi è stravolta nella sua sostanza dalla disuguaglianza di accesso ai mezzi digitali e dalla frammentazione sociale che la mancata frequentazione delle aule determina per studenti e famiglie. Le norme di contenimento, imponendo a tutti di rimanere nelle proprie abitazioni, hanno creato una palese diseguaglianza nella popolazione. Infatti non tutti vivono in ampi appartamenti con terrazze e giardini. Esistono molte famiglie numerose che vivono in piccoli appartamenti ed anziani che vivono da soli. La speranza è che si comprenda che esiste emergenza: quella economica, che rende ancora più netto il divario tra fasce della popolazione, comportando inevitabilmente la polarizzazione delle fasce più ricche e impoverendo sempre più quelle intermedie, oltre a quelle già più povere. Da queste eredità sarà necessario ripartire in luogo di stati d’eccezione, che si reggono su una dualità divergente e assestante in cui decine di milioni di persone sono obbligate a rimanere a casa e altre decine sono obbligate a recarsi a lavoro. Di nuove forme di controllo sociale. Di torsioni democratiche che hanno già fatto molte vittime. Viene spesso evocato il parallelo tra la crisi del Covid 19 e la guerra. Nulla c’entra l’una con l’altra. Ma si può trarre spunto da tale sproposito per segnalare un elemento fondamentale. La ricostruzione del dopoguerra ebbe costi sociali durissimi per le classi popolari e lavoratrici. L’esito di questa crisi rischia di ripetere quello schema e solo con più Costituzione si potrà uscirne in modo differente. “Per dignità. Decisi a riscattare la vergogna”. Per rispetto dei nostri nonni e genitori che dopo aver messo la loro vita in gioco per garantire la nostra libertà, per uno strano destino, e forse per una sciagurata politica sanitaria, hanno perso la vita delle RSA, lontano da ogni affetto familiare. Per le immagini di tutte quelle colonne di mezzi militari che portavano le bare verso i forni crematori. Per questo è importante chiarire che tutto andrà bene solo se andrà bene per tutti.

Di Antimo Puca

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