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AFFOGATI NEL CEMENTO. DI ANTIMO PUCA

Guai a voi che ammucchiate casa su casa e congiungete campo a campo finchè non rimanga spazio e restiate i soli ad abitare la Terra. Ha parlato alle mie orecchie il Signore degli eserciti:Edificherete molte case ma resteranno deserte per quanto siano grandi e belle e non vi sarà nessuno ad abitarle”. (Isaia,5,8,9). La qualità della vita a Ischia è compromessa dalla sua caoticità, la crescita smisurata e disordinata. Essa è divenuta invivibile a causa dell’inquinamento, del caos, della privatizzazione degli spazi riservati a isole felici e sicure per pochi e contrasta con le condizioni minime della dignità umana. L’identità Comune rischia di perdersi per il venir meno di spazi pubblici e comuni. Il Comune, ma anche l’isola tutta, dovrebbe essere un prezioso spazio, allusione, per contrasto, alla tumultuosa urbanizzazione degli ultimi decenni, che spopola le campagne alterando gli equilibri ecologici e biologici. “Non si addice ad abitanti di questo pianeta vivere sempre più sommersi da cemento, asfalto, vetro e metalli, privati del contatto fisico con la natura”. (Laudato si’). In alcuni luoghi, rurali e urbani, la privatizzazione degli spazi ha reso difficile l’accesso dei cittadini a zone di particolare bellezza. Altrove si sono creati spazi residenziali “ecologici” solo a disposizione di pochi, dove si fa in modo di evitare che altri entrino a disturbare una tranquillità artificiale. Zone meno visibili sono abbandonate a sé stesse. La diagnosi di Papa Francesco parte, si’, dai Testi Biblici e dal Cantico delle creature, ma è aggiornata sull’orologio dei movimenti e delle riflessioni non solo sull’ecologia ma sul diritto di ogni luogo, e ne è riprova il tagliente cenno alla responsabilità di ogni architetto:” la ricerca della bellezza, la qualità della vita delle persone, l’armonia con l’ambiente”. Il richiamo alla Costituzione s’intreccia con i testi del Papa in perfetto contrappunto, novità e originalità concordemente riconosciute all’articolo 9 della Costituzione, dove nel trittico fra sviluppo della cultura, tutela del paesaggio, rectius ambiente, e del patrimonio storico e artistico della Nazione si delinea efficacemente il legame tra passato, e sua memoria, futuro, e suo progetto, e cultura per cogliere quel legame. Un legame quanto mai attuale e necessario, e tuttavia messo in forse dall’intrico normativo venutosi a creare con la Riforma Costituzionale del 2001, per molti versi improvvida. Essa infatti ha delineato il triplice concetto di territorio, ambiente e paesaggio, tre aspetti e prospettive diversi di un’unica realtà, poiché non può esistere nessuno di tali elementi senza gli altri due. Tuttavia nella Legislazione ordinaria e nella contrapposizione e ricerca di potere da parte dei soggetti interessati si è creato un intrico normativo sia per individuare le aree di vincolo e di intervento sia per distribuire le relative e rispettive competenze e responsabilità. Il conflitto fra tutela del paesaggio e urbanizzazione del territorio s’intreccia con quello fra le competenze dello Stato e delle Regioni e rischia di travolgere la nozione di paesaggio. Per fortuna la Carta Costituzionale ha definito il paesaggio “valore primario e assoluto che si riferisce anche all’ambiente, impronta unitaria la cui tutela non rientra nel governo del territorio ma lo precede e lo condiziona per gerarchia di valori”. I problemi dell’oggi sono meno contingenti di quel che sembra. E per affrontarli ci vuole la sapienza di ieri, i grandi principii del Vangelo e della Costituzione.

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