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DE LAURENTIS, IL TAMPONE, IL REATO. DI ARCANGELO MONACILIUNI

Sul Corriere della Sera on line si legge che “la Procura di Milano ha aperto una indagine conoscitiva, ovvero senza titolo di reato né indagati, in seguito all’esposto presentato dal Codacons in merito al caso del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, e alla sua presenza lo scorso 9 settembre all’assemblea di lega Calcio nonostante avesse malesseri riconducibili al Covid e, a dire dell’associazione consumatori, senza mascherina”.
“Il fascicolo a modello 45”, prosegue l’articolo, “è stato aperto dall’aggiunto Tiziana Siciliano per approfondimenti. Da quel che risulta, De Laurentiis al momento dell’assemblea non aveva ancora ricevuto l’esito del tampone e dunque non sapeva con certezza di essere positivo pur avendo qualche sintomo. In questo caso il testo unico delle leggi sanitarie, non avendo lui rispettato l’auto isolamento fiduciario, prevede un illecito amministrativo punibile con una multa fino a 400 euro.”
Bene, non mi resta che riproporre le mie ormai usuali osservazioni in presenza di siffatte notizie.
Faccio copia e incolla della parte di miei precedenti Post che si sono interrogati sulla doverosità/necessità/opportunità di queste indagini conoscitive, ovvero del modello 45 utilizzato dalle Procure della Repubblica per l’iscrizione di atti “non costituenti notizia di reato”, che, generati da esposti, notizie di stampa et similia, riposano in un limbo di non sicura definibilità/qualificazione, abbisognando per l’appunto di “indagini preliminari”.
Ecco le mie risalenti osservazioni:
“….. Per carità, non intendo, per lo meno hic et nuc, mettere in discussione i sacri canoni.
L’art. 112 Cost. recita: Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”; l’art. 335 c.p.p., comma 1, dispone che: “Il pubblico ministero iscrive immediatamente, nell’apposito registro custodito presso l’ufficio, ogni notizia di reato che gli perviene o che ha acquisito di propria iniziativa, nonchè, contestualmente o dal momento in cui risulta, il nome della persona alla quale il reato stesso è attribuito”. Non mi sembra quindi azzardato ritenere che l’obbligo afferisce all’acquisizione della notizia di reato e non della notizia qual che sia, riservando alla successiva indagine la verifica sulla sua riconducibilità nelle categorie dei reati.
Oltretutto già oggi l’art. 109 delle norme di attuazione al c.p.p. (“La segreteria della procura della Repubblica annota sugli atti che possono contenere notizia di reato la data e l’ora in cui sono pervenuti in ufficio e li sottopone immediatamente al procuratore della Repubblica per l’eventuale iscrizione nel registro delle notizie di reato.”) nel definire come “eventuale” l’iscrizione appare supportare la tesi che l’obbligatorietà dell’azione scatta solo se il “reato” già è noto nei sui “elementi essenziali”.
A queste considerazioni mi vien fatto oggi di aggiungere che mutatis mutandis -e sottolineo il mutatis mutandis- similari vicende procedimental/processuali si verificano anche nell’ambito del processo amministrativo in presenza di domande giudiziarie sfornite di ogni principio di prova, ma accompagnate da richieste di consulenze tecniche di ufficio volte a supportare la domanda, ovvero a condurre all’accertamento della sussistenza del diritto preteso.
Domande -semplificando, ben si intende- nel processo amministrativo ritenute inammissibili in assenza di indicazione/produzione di elementi (documentazioni, perizie di parte, etc.) “atti a promuovere i poteri istruttori del Collegio”, ovvero in presenza di domande sostanzianti richieste di “indagini esplorative…” (in tali testuali sensi cospicua giurisprudenza).
P.S. Fermo quanto sopra, ben capisco come la delicatezza della materia che ha occasionato questo mio ulteriore intervento sul tema ed il particolare momento che stiamo vivendo possa indurre a plaudire, incondizionatamente, a qualsiasi iniziativa che possa fungere da deterrente a comportamenti atti a porre in pericolo la salute pubblica.
Ben capisco, ma -senza alcuna pretesa di possedere il Verbo e, ben si intende, parlando in via generale ed astratta, senza alcun riferimento specifico al caso concreto che non conosco nei dettagli e cmq. sul quale mai mi permetterei di intervenire, se non quale occasio per un discorso per l’appunto generale- lo stato di diritto mostra di esser tale, deve esser tale, proprio a fronte di situazioni estreme. E, soprattutto, è il caso di ricordare le tante altre, le troppe altre, situazioni meritevoli di attenzione, quali quelle del Camionista, indagato “doverosamente” e con camion ancora sotto sequestro, per l’incidente occorso a Zanardi, di cui ho parlato in due miei precedenti Post.

di ARCANGELO MONACILIUNI

già MAGISTRATO T.A.R. CAMPANIA

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