Attualità

CORONAVIRUS, NOI SPERIAMO CHE CE LA CAVIAMO. DI LELLO MONTUORI

È solo l’inizio. Un presagio di ciò che potrebbe accadere nel prossimo autunno-inverno.
Decine, centinaia, migliaia di persone, con semplice sintomatologia influenzale, costrette dalle ASL ad attendere per giorni di essere sottoposte a tampone e poi ad aspettarne  l’esito,  sotto pena di sanzioni amministrative pecuniarie e di procedimento penale per il reato di epidemia colposa.
Ora, tralasciando per una volta ogni spunto polemico, e tacendo in munere alieno, quello dei medici di fronte ai quali mi inchino, mi rivolgo agli amici giuristi per un quesito di puro rilievo accademico oggi. Che però rischia di diventare drammatica attualità appena domani.
Posto che il diritto alla libera circolazione e la libertà di movimento nel territorio della Repubblica si configura come diritto soggettivo, presidiato costituzionalmente, è ipotizzabile un ricorso di urgenza al giudice ordinario per ottenere -incidenter tantum- la disapplicazione del provvedimento amministrativo dell’Autorità sanitaria con il quale si impone l’isolamento sine die ad una persona, senza alcuna prova della sua positività ed anzi in attesa di accertarla?
O il procedimento che si sta seguendo, cioè quello dell’isolamento preventivo in attesa di tampone e poi dell’esito di tampone, costituisce una inversione dell’onere della prova che nel nostro ordinamento giuridico risale addirittura al diritto romano?
Onus probandi incumbit ei qui dicit, non ei qui negat.
Io non sottovaluto la pericolosità del Covid.
Non sono un negazionista.
Uso la mascherina sebbene mi costi sacrificio. Sanifico mani e superfici fini a farmele arrossare.
Sono stato contrario alle chiusure indifferenziate su tutto il territorio della penisola
Ma non sono mai andato in discoteca negli ultimi cinque anni ed evito costantemente gli assembramenti.
Tuttavia da modestissimo giurista di provincia non posso non interrogarmi su prassi devianti che si stanno convalidando in fase emergenziale, prassi che fanno strame dello stato di diritto e che rischiano di privare della propria libertà, persone in realtà sanissime solo perché le ASL non sono in grado di assicurare tamponi in tempi celeri. Pensate alle delazioni e alle segnalazioni che possono pervenire alle Aziende sanitarie circa presunti contatti avuti da persone positive che riferiscono di altre al solo fine di danneggiarle.
È una deriva pericolosissima cui ci si sta abbandonando sulla scia dell’emergenza.
Non mi resta che confidare nei giudici. Dato che abbiamo studiato sugli stessi libri. Spero che loro quando si troveranno di fronte a ricorsi d’urgenza e a <<carcerazioni senza prova>>  <<libereranno i prigionieri>>.
Noi speriamo che ce la caviamo.
Dal Covid e dai pazzi che vogliono rinchiuderci prima ancora di sapere se lo abbiamo.
di Lello Montuori

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