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Politica

I FALLIMENTARI 100 GIORNI DELLA GIUNTA AMBROSINO

I primi cento giorni della giunta Ambrosino possono benissimo essere annoverati tra quelli che la politica da sempre derubrica come il “nulla di nuovo”. Procida ed i Procidani – dopo l’ampio consenso conferito alla lista “La Procida che Vorrei” – si aspettavano una inversione di rotta, decisa e forte.

Purtroppo così non è stato. I primi cento giorni sono stati un addentellato di ordinanze e gestione della cosa pubblica rappresentati benissimo nei due civici consessi e che ci hanno fatto capire quale sarà il leit motiv di questa amministrazione. Su tutto è emersa la scoperta di un bilancio fallimentare che consegnerà l’isola ai tre commissari liquidatori già sulla banchina del porto di Napoli. Debiti, passività, residui, termini che gli addetti ai lavori si sono rimpallati come palline di un flipper. Dimenticando chi poi dovrà sobbarcarsi il peso di ripianare i debiti. I Procidani, costretti a subire anche l’aumento delle tasse nonostante in campagna elettorale si era detto che la pressione tributaria era una delle più alte d’Italia e che non andava toccata. Semmai andavano ritoccate le aliquote verso il basso. Eppure non si può dire di non sapere. Tredici anni di consiglio comunale, due volte all’anno si parla di bilancio ( tra preventivo e consuntivo, fanno ventisei volte).

Se a questo aggiungiamo alcuni riassesti, il conto è presto fatto: trenta volte ( minimo ) il bilancio è stato tra le mani di questa gente (anche all’opposizione ci risulta giungono gli atti ) è ci si è accorti che siamo alla bancarotta solo dopo un mese dall’insediamento.

Sul fronte delle nomine nella partecipate e negli enti, il primo cittadino Dino Ambrosino si è guardato bene dall’offrirle ai più capaci, ma in perfetto stile piddino – le ha offerte a portaborse e accoliti.

La stagione estiva che ci lasciamo alle spalle sarà ricordata anche e soprattutto per un divieto di circolazione anticostituzionale ( in perfetto stile della amministrazioni precedenti) senza tenere conto di nessuna delle esigenze dei commercianti, della famiglie e di tanti cittadini che credevano in una seria regolamentazione. Per di più senza un adeguato servizio di trasporto pubblico decente.

Anzi in certi orari completamente assente. Al traffico l’amministrazione ha preferito offrire ai turisti cumuli di spazzatura puzzolente lungo le stradine dell’isola fino a mattino inoltrato, rispolverando una raccolta ritardata e mal eseguita per risparmiare poche decine di miglia di euro.

Insomma un disastro. Come autorizzare il doppio senso di circolazione tra piazza Olmo e San Giacomo, ridisegnare Procida di strisce blu per penalizzare e pensare di far cassa, con una sagra del mare in stile mak tt, come pure sulla trasparenza , sulla partecipazione e potremmo continuare all’infinito.

Ci fermiamo. E’ chiaro che è cambiata l’orchestra, ma la musica è sempre la stessa.

Un ultimo appunto – dicono gli attivisti – dobbiamo rivolgerlo anche a chi aveva con noi aveva condiviso un percorso (con la partecipazione alle elezioni comunali e ben 179 voti che per mesi hanno atteso un riferimento) e che per una ragione o per un’altra ha deciso di interrompere, per seguire altre strade. Una logica che abbiamo cercato di arginare e contenere, ma che non possiamo non evidenziare e prendere le distanze consapevoli di essere anche la prima forza politica a livello regionale.

E’ ripartendo da tutto ciò che ci siamo ritrovati uniti e convinti delle nostre ragioni. Le ragioni di poter continuare a credere in una Procida Migliore.

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