Teleischia
Cronaca

DRAMMA DELLA DEPRESSIONE AD ISCHIA, MARIO MOSCA SI TOGLIE LA VITA IMPICCANDOSI

Ancora un dramma della depressione ad Ischia.
Ha scelto di farla finita impiccandosi il 69enne Mario Mosca.
L’uomo era un volto noto per i frequentatori della spiaggia dei Maronti, dove per molti anni ha fatto venditore ambulante di graffe.
Il suo corpo senza vita è stato trovato dalla sua convivente nella loro abitazione in via Vecchia Cartaromana ad Ischia.
Sul luogo sono intervenuti i medici del 118 e i carabinieri della Compagnia di Ischia per le indagini del caso.
La compagna di Mario Mosca ha anche trovato un messaggio di addio scritto su un’agenda verde.
L’uomo chiede scusa ai suoi familiari per il dolore che ha causato, ma riferisce di non avere più la forza di continuare a vivere con la sofferenza che portava dentro dalla perdita del figlio.
Una storia triste quella che vede ora legati nella morte padre e figlio, che tra l’altro facevano lo stesso lavoro.
Il figlio, che vendeva graffe sulla spiaggia di ischia, venne a mancare per cause naturali qualche anno fa.
Grande tristezza ha suscitato in tutta la comunità isolana la morte di Mario, e infatti Facebook si è riempito in queste ore di messaggi di cordoglio e di saluto “all’uomo delle graffe”.   

La rassegna di Ischia tempo fa ha pubblicò un articolo dedicato all’uomo delle Graffe nell’ambito di una rubrica sui personaggi di Ischia. Il brano è di Giulia Colomba Sannia.

“Il venditore di graffen
Ha il passo elastico, l’andatura elegante, lo sguardo puntato all’orizzonte, come un guerriero di altri tempi. Percorre lungo la battigia la curvatura dei Maronti in tutta la sua lunghezza, ogni giorno d’estate, avanti e indietro, senza mostrare mai segni di cedimento o di stanchezza, nemmeno quando il sole infuocato e il caldo torrido stremano i bagnanti. Nessuno conosce il suo nome, ma tutti i frequentatori dei Maronti, specialmente i bambini, lo conoscono bene: lui vende le graffen.
Il braccio sinistro piegato ad angolo, con la mano appoggiata sulla schiena, crea il supporto per reggere il vassoio delle graffen, il braccio destro, libero, appena appena lo sfiora o accompagna il movimento delle gambe. “Graffen” annuncia baldanzoso, con cadenzata regolarità. Ma non si guarda in giro, non invita all’acquisto come tutti gli altri venditori che affollano la spiaggia, non si sofferma mai ad offrire il tepore profumato del suo prodotto. C’è un distacco superbo e disincantato nella sua operazione commerciale. Soltanto quando lo si chiama, si scuote all’improvviso dalla sua solitudine altera e si dirige con professionalità di venditore accanto al bambino o all’adulto, ugualmente irretiti dal profumo di zucchero e di fragrante frittura, rassicurati dal rituale ripetitivo della graffe consumata sotto il sole afoso.
Per dare la graffe finalmente si ferma, ma non resta in piedi: poggia un solo ginocchio a terra e, con la gestualità solenne di un cavaliere medioevale, abbassa il vassoio delle graffen e offre in bustina il suo prodotto, quasi fosse un omaggio, un dono prezioso, un atto di deferenza. Pagarlo sembra offensivo, superfluo e lascia un poco stupiti. Ma lui riprende subito il suo cammino, noncurante degli sguardi, indifferente al caldo, al vocio, al mondo. Alla tarda mattinata o al pomeriggio scompare misteriosamente, così come era venuto, senza che mai qualcuno riesca a vederlo percorrere le scalette di accesso alla spiaggia. Resta un miraggio che si ripeterà ogni giorno, raggrumato in un grido, graffen, in una scia di profumo che arriverà puntuale a tentare l’ignaro bagnante.”

fonte:  http://www.larassegnadischia.it/Rassegna%202003/n3-03/sannia.htm

 

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