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PROCIDA. ARCICONFRATERNITA PIO MONTE DEI MARINAI CHIARISCE LA QUESTIONE DEL CIRCOLO DEI CAPITANI

Il Legale rappresentante dell’Arciconfraternita del Pio Monte dei Marinai di Procida interviene con un comunicato per “chiarire definitivamente la posizione dell’Arciconfraternita del Pio Monte dei Marinai di Procida e liberare l’Ente, i suoi Amministratori e la stessa Curia Arcivescovile di Napoli, dalle mistificanti e distorsive accuse e congetture che, in modo del tutto infondato, sia nei fatti che in diritto, continuano ad esserle rivolte.

In ordine alla missiva inviata al Circolo dei Capitani e nella quale si attesta la cessazione del contratto, prospettandosi una soluzione di “proficua coabitazione”, non c’è chi non veda che l’iniziativa assunta dall’Arciconfraternita, lungi dal voler danneggiare o espropriare o compromettere la valorizzazione del patrimonio dell’Ente religioso intende, al contrario, promuoverlo e proteggerlo.

Cosa farebbe un saggio e prudente amministratore dinanzi alla scadenza di un contratto di fitto? Lascerebbe che l’occupazione del cespite si trascini sine die a condizioni svantaggiose ben al di sotto dei parametri di mercato o si preoccuperebbe di trovare soluzioni che implementino i redditi dell’Ente? Ed è ciò che ha fatto il Pio Monte dei Marinai, il quale non soltanto si è preoccupato di non spogliare il Circolo Capitani e Macchinisti di una sede associativa  (che potrà continuare ad essere pacificamente ospitata nello stesso immobile)  ma di liberare altresì i locali ove oggi ha invece la sede l’Arciconfraternita e ciò al fine di mettere a reddito quell’immobile e di assicurare all’Ente una ulteriore rendita.

Ebbene, come negare i benefici di questa ottimizzazione nella gestione dell’immobile? L’immobile occupato dall’Arciconfraternita viene locato e genera un ulteriore reddito, mentre quello prima detenuto dal Circolo dei Capitani e Macchinisti diviene oggetto di una sana comunione tra l’Associazione dei marittimi e l’Ente Ecclesiastico (anche perché, in ogni caso, rinnovare il fitto al Circolo alle stesse condizioni sarebbe stato pressoché impossibile, soprattutto in considerazione del fatto – oggettivo – che per un immobile adiacente, di dimensioni e con caratteristiche assai similari, altri conduttori dell’Arciconfraternite pagano 8-10 volte di più!)

In merito alla natura ecclesiastica del Pio Monte dei Marinai, più volte ci si è soffermati sull’organica ed ineludibile identità dello stesso.

L’Arciconfraternita del Pio Monte dei Marinai, in virtù delle finalità da essa perseguite, ha visto riconoscersi, con Regio Decreto del 12.5.1939, n. 1199, la propria finalità di religione e culto (secondo requisiti ancor oggi richiesti dalla Legge 222/1985) ed è stato quindi inserito tra gli enti ecclesiastici muniti di riconoscimento in sede civile (fu anzi quella natura a conferire personalità giuridica iure civili all’Ente, che ne era prima sprovvisto.  Tale riconoscimento, avvenuto in base alla legislazione concordataria allora vigente,  ha avuto luogo in maniera non casuale, ma grazie alle attività e funzioni di stampo solidale e caritativo sino ad allora coltivate dall’Associazione in nome dei valori evangelici.

Il Pio Monte  pertanto, nel periodo ante-guerra, ha finalmente visto consacrare, anche in sede governativa, la propria originaria  e primigenia natura ecclesiastica, di talché è indubitabile l’attrazione del Sodalizio confraternale nell’alveo degli enti ecclesiastici ed il conseguente e  doveroso assoggettamento, in primo luogo, al diritto canonico e alla giurisdizione dell’Arcivescovo di Napoli, ciò che impone, in ossequio alle stesse norme civili che governano il possesso della personalità giuridica e non certo per millantate ed infamanti logiche avocative, che le sue attività istituzionali siano intimamente e stabilmente plasmate  dalla sua intrinseca natura ed osservino, rigorosamente, le prescrizioni dell’ordinamento giuridico canonico,  a cui in primo luogo appartiene, dovendosi necessariamente concludere per l’infondatezza di tutte le congetture di segno contrario “.

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