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Cronaca

INCHIESTA ISCHIA, INDAGATI A GIP: “NESSUN ILLECITO”

“Tutto in regola”, il sindaco non ebbe alcun ruolo nell’assegnazione dell’appalto né la cooperativa lo ricompensò con soldi o “altre utilità”, al contrario di quanto è contestato nel capo di imputazione. Gli indagati nell’inchiesta sulla metanizzazione a Ischia, che ha portato in carcere il sindaco Giuseppe ‘Giosy’ Ferrandino e i vertici della Cpl Concordia, respingono con fermezza le accuse e offrono agli inquirenti una serie di spiegazioni su ogni singolo episodio al centro delle indagini, convinti di poter confutare punto per punto le argomentazioni alla base della ordinanza di custodia cautelare. La prima tornata degli interrogatori di garanzia nei confronti degli undici destinatari delle misure cautelari, accusati a vario titolo di reati che vanno dall’associazione per delinquere alla corruzione, turbativa d’asta e false fatturazioni, si è svolta oggi nel carcere di Poggioreale davanti al gip Amelia Primavera e ai pm Celeste Carrano, Giuseppina Loreto e Henry John Woodcock. Il primo ad essere ascoltato dai magistrati è stato il sindaco Ferrandino. Assistito dagli avvocati Alfonso Furgiuele e Gennaro Tortora, ha precisato in primo luogo che la gara per l’appalto per la metanizzazione del Comune ha preceduto la sua elezione a sindaco (all’epoca – ha sottolineato – era primo cittadino di Casamicciola, uno dei sei comuni dell’isola). Ferrandino ha respinto l’accusa di corruzione. Ha affermato di non essere nè socio né gestore dell’Hotel Le Querce con il quale la Coop stipulò una convenzione da 330mila euro. Quella convenzione è stata sottoscritta con i suoi familiari, proprietari dell’albergo, ma non rappresenta – ha detto il sindaco – un corrispettivo per l’appalto, una vicenda nella quale – ha ribadito – non ha compiuto alcun atto. Ha poi negato in maniera perentoria un altro episodio di presunta corruzione contestato sulla base di alcune intercettazioni telefoniche: il viaggio in Tunisia che gli sarebbe stato pagato negli anni scorsi dalla Cpl Concordia. “In Tunisia – ha affermato – non ci sono mai stato in vita mia”. Alla fine dell’interrogatorio ha consegnato al giudice la nota protocollata al Comune d’Ischia martedì sera con cui ha formalizzato le sue dimissioni dalla carica di sindaco, e la contestuale sospensione del prefetto di Napoli. Una iniziativa che dovrebbe far venir meno una delle esigenze cautelari ipotizzate dai magistrati, ovvero il pericolo di reiterazione dei reati. Hanno respinto le accuse anche Massimo Ferrandino, fratello del sindaco, difeso dagli avvocati Giovanbattista e Angelo Vignola, e Roberto Casari, l’ex presidente della Cpl Concordia, difeso dagli avvocati Luigi Chiappero e Luigi Sena. Casari ha, tra l’altro, sostenuto che la scelta dell’albergo con cui la Concordia stipulò la convenzione fu dovuta alla bellezza e comodità della struttura e che non esiste alcuna relazione con il fatto che l’hotel appartenesse alla famiglia del sindaco. Ha spiegato poi la decisione di affidare una consulenza al fratello del primo cittadino, Massimo Ferrandino: sapeva che il sindaco aveva un fratello avvocato e pensò di affidargli una difesa in una causa a Vallo della Lucania dove ottenne un buon risultato tanto da convincerlo ad affidargli un incarico di consulente. Per quanto riguarda le cinquecento copie di un libro di Massimo D’Alema acquistate dalla Coop, l’ex dirigente ha sottolineato che la Concordia comprava libri di diversi autori (ha citato anche Biagi, Zavoli e Tremonti) per regali nell’ambito delle pubbliche relazioni.

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