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ACQUA: MANCANO TROPPI DEPURATORI, ULTIMATUM DELL’EUROPA ALL’ITALIA

L’Italia rischia di dover rispondere davanti alla Corte di giustizia europea della mancanza di sistemi per un adeguato trattamento delle acque reflue in ben 817 comuni. La Commissione europea ha inviato oggi a Roma un parere motivato – ultimo passo della procedura d’infrazione prima del deferimento alla Corte – in cui chiede all’Italia di adottare al più presto adeguate misure per porre rimedio a questa situazione. Altrimenti a pronunciarsi sulla vicenda – avverte Bruxelles – sarà la Corte.

Sono interessati una ventina di enti locali tra regioni e province autonome: Abruzzo, Basilicata, Bolzano, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trento, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto”.

La procedura contro l’Italia si basa sulla normativa europea che obbliga le città a raccogliere e a trattare le acque reflue urbane in quanto le acque non trattate rappresentano un rischio per la salute dell’uomo e inquinano i laghi, i fiumi, il suolo e le acque costiere e freatiche. Secondo la legislazione europea, ricorda Bruxelles, entro il 2005 doveva essere introdotto un trattamento secondario per tutte le acque reflue provenienti da agglomerati con un numero di abitanti compreso tra 10.000 e 15.000 e per gli scarichi in aree sensibili, quali acque dolci ed estuari, provenienti da agglomerati con un numero di abitanti compreso tra 2000 e 10.000.

L’importo della penalità europea per l’Italia per la mancanza di un adeguato trattamento delle acque reflue è di 476 milioni di euro di cui 21 alla Campania. Lo ricorda il capo della struttura di missione di Palazzo Chigi Erasmo D’Angelis. Il capo della task force di Palazzo Chigi ricorda che “abbiamo alle spalle anni di risorse inviate e non spese. Dal 2007 al 2013 tre Delibere del Cipe e i Fondi europei hanno finanziato a fondo perduto opere idriche per complessivi 4,3 miliardi di euro in particolare nelle Regioni del Sud. Un tesoretto da avviare a cantiere per 1.296 interventi tra depuratori e reti fognarie. Il nostro monitoraggio – conclude – ha verificato che appena 76 risultano oggi completati per circa 47 milioni di euro, 768 sono in corso per 1,5 miliardi di euro, mentre i restanti 452 per 2,7 miliardi li abbiamo trovati bloccati e non progettati e sono oggi in fase di avviamento”. Il Governo, aggiunge De Angelis, con lo Sblocca Italia ha stabilito “tempi e regole da rispettare per impegnare risorse e aprire cantieri”. Il piano di investimenti di pubblica utilità a lungo termine “impegna oggi le aziende idriche ad assicurare almeno 50 euro di investimenti per abitante all’anno (oggi 34 euro, ma si abbassa a 28 se si considerano le gestioni comunali che investono meno di 10 euro).