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Nuovo cappellano all’ospedale “A.Rizzoli”

Dal primo novembre l’ospedale Anna Rizzoli di Lacco Ameno d’Ischia ha un nuovo Cappellano. Si tratta di Padre Luigi Santullo, frate francescano proveniente dal Convento di Sant’Antonio a Ischia, e con lui un laico esemplare, Egidio Buono. Intanto Padre Luigi Santullo (nelle foto dello scrivente) si è già distinto per un’operazione prestigiosa: l’apposizione a fianco all’altare della Cappella del Tabernacolo col cero acceso a significare la Presenza Eucaristica, luogo di raccoglimento e preghiera all’interno dell’ospedale, casa comune degli isolani seppur divisi in ben sei comuni. Per il passato, infatti, le Specie Eucaristiche erano conservate nello stanzino adiacente, mentre adesso sono racchiuse nel Tabernacolo per la pubblica adorazione: solo Cristo guarisce, come testimoniato dal Vangelo.“Il Tabernacolo nelle chiese, deve essere situato in luogo distintissimo, col massimo onore. La nobiltà, la disposizione e la sicurezza del tabernacolo eucaristico devono favorire l’adorazione del Signore realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare”, così stabilisce il ‘Catechismo della Chiesa Cattolica’ al paragrafo 1183 e così ancora sancisce al paragrafo 1379: “La santa riserva (tabernacolo) era inizialmente destinata a custodire in modo degno l’Eucaristia perché potesse essere portata agli infermi e agli assenti, al di fuori della Messa. Approfondendo la fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, la Chiesa ha preso coscienza del significato dell’adorazione silenziosa del Signore presente sotto le specie eucaristiche. Perciò il tabernacolo deve essere costruito in modo da evidenziare e manifestare la verità della presenza reale di Cristo nel Santo Sacramento”. Le parole di Gesù nella promessa dell’Eucaristia sono di una chiarezza solare: nessuna dottrina nella Bibbia è presentata con tanta preoccupazione di non lasciare dubbi: “Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”(Gv 6,48-51). La folla non approva, critica, protesta. Ma Gesù non rettifica, non corregge nulla di ciò che ha detto, anzi conferma con parole ancor più chiare: “In verità, in verità vi dico: se non mangerete la carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita”(Gv 6,53). E continua a ripetere per ben quattro volte la frase: mangiare la mia carne e bere il mio sangue. I discepoli lo abbandonano. Ma Gesù è disposto a rinunciare perfino agli apostoli pur di mantenere la promessa; infatti dice loro: “Forse anche voi volete andarvene?”. Fortunatamente San Pietro, a nome degli apostoli, fa un esplicito atto di fede: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”(Gv 6,66 ss.). Gesù, vero Dio e vero Uomo, è totalmente presente sotto le apparenze del pane, è totalmente presente sotto le apparenze del vino. Solo Gesù Eucaristico guarisce.
PASQUALE BALDINO – Responsabile diocesano Cenacoli Mariani, docente Liceo, poeta (su face book mail: prof.pasqualebaldino@libero.it)