Attualità

LA FORZA DI UN MESTIERE CON RICORDI. DI GIUSEPPE MAZZELLA

 

Ho trascorso 26 anni della mia vita – dal 1976 al 2001 – a Napoli presso l’ ufficio stampa della Provincia di Napoli che aveva le due sedi “ storiche” nel cuore della Città; la prima, la sede del presidente e della giunta, in Piazza Matteotti e la seconda, quella del Consiglio Provinciale, nel complesso monumentale di Santa Maria La Nova.

Quando entrai mi sembrava aver toccato il cielo con un dito. La Provincia o Amministrazione Provinciale di Napoli era una Istituzione prestigiosa. Aveva un retaggio storico enorme e di straordinaria suggestione. Nella anticamera di Santa Maria La Nova c’era in bella mostra una pergamena risalente al XIX secolo o inizio del XX dove proprio a Napoli si istituiva l’ Unione delle Province d’ Italia. Per due secoli la Provincia – un ente locale istituito dalla dominazione francese di Napoleone il primo – era stato il raccoglitore delle istanze dei “ Comuni” ed il collegamento con il Governo centrale e poi – ricostituito – dalla Repubblica Italiana nel 1952 con le prime elezioni democratiche era stato il braccio esecutivo della Cassa per il Mezzogiorno per le grandi opere infrastrutturali che hanno permesso il “ miracolo del Sud” con la costruzione delle strade e degli edifici scolastici dell’ Istruzione Tecnica e Scientifica dalla quale sono usciti le menti “ tecniche” per il governo dei sistemi locali di sviluppo, che oltre la Programmazione, nascevano spontaneamente con una intensa e voglia di progresso tra Comuni, Provincia ed imprenditoria pubblica e privata.

Poi sono stato testimone del lento declino dell’ Istituzione. Con l’ Istituzione della Regione che invece di essere ente di “ legislazione e di programmazione” come diceva la Costituzione è diventato un ente di “ amministrazione” che ha sottratto ruolo e spazio alla Provincia che per oltre vent’anni è stato definito “ ente inutile”, senza spazio, usato nella lottizzazione della neonata partitocrazia per dare un contentito ad uno dei 5 partiti di Governo – la DC, il PSI, Il PSDI, il PRI, il PLI – ed a qualche personaggio di secondo piano al quale i 5 partiti dell’ inamovibilità del “pentapartito” doveva dare una “ poltroncina” di assessore.

Non furono – gli anni che vanno dal 1980 al 1994 – anni felici all’ufficio stampa della Provincia ridotta la ruolo di Cenerentola tra il grosso Municipio di Napoli e la grossa Regione Campania che aveva sede nell’ ex-palazzo delle poste a Santa Lucia. Si dovrebbe scrivere una triste storia di quegli anni.

Ma dopo la grande svolta del 1995 con la nuova legge sugli enti locali voluta dall’on. Antonio Gava, la n. 142/90, che era stato personalmente Presidente della Provincia di Napoli dal 1963 al 1970 a poco più di trent’anni, e l’ elezione del prof. Amato Lamberti ci fu un rilancio dell’ Ente “ intermedio”. Ai sensi di legge – della 142 – la Provincia avrebbe dovuto approvare il Piano Provinciale di Coordinamento, uno strumento di pianficazione territoriale ma anche di Programmazione Economica, che avrebbe dovuto unione in una “ coesione economica e sociale 92 Comuni che costituivano oltre la metà dell’ intera popolazione della Campania. Altra delusione. Non è mai partito ne applicato.

I primi quattro anni di Amato Lamberti Presidente – dal 1995 al 1999 – furono entusiasmanti per noi dell’ ufficio stampa perché avemmo l’ occasione di essere protagonisti di un rilancio dell’ Ente e di una autorevolezza del suo presidente. Ma già al secondo mandato di Lamberti capimmo che l’ entusiasmo era svanito.

Pur senza un decente inquadramento – che pur ci poteva essere con la legge n. 150 del 2000 sulla “Comunicazione Pubblica” una delle tante leggi “ inapplicate” d’ Italia – noi dell’ ufficio stampa partecipammo alle numerose iniziative di Lamberti e della sua giunta “ tecnica” – tutte personalità di ampio spessore culturale – per far conoscere la Provincia, per stare vicino ai 91 Comuni – perché Bassolino con il megacomune di Napoli faceva gioco a se e forse mal digeriva un protagonismo della Provincia.

Alla stagione del “ Rinascimento” napoletano abbiamo partecipato con entusiasmo e perfino con le innovazioni. Creammo la prima “ Agenzia Stampa” di un ente locale con il suo ufficio stampa che era presente con la “ notizia” redatta con la tecnica dell’ Agenzia su tutti gli avvenimenti e le iniziative promosse da Lamberti e dalla sua giunta.Mimmo Pennone fu il grande innovatore. Quello che capì prima di tutti agli inizi degli anni ‘ 90 dove si sarebbe spinto il web.

Averlo rivisto oggi – nella sua qualità di capo ufficio stampa della Città Metropolitana di Napoli – è stato un piacere ed una nostalgia. Poiché quello che volevamo fare non si è fatto. Anzi. Il quadro istituzionale è peggiorato. Non funzione un sistema degli enti locali con questo tipo di Città Metropolitana. Abbiamo ricordato le “ grandi speranze” insieme a Candida Manna che oggi come ieri con professionalità esercita il ruolo delle relazioni pubbliche.

Non ho sentito il discorso del “sindaco metropolitano” De Magistris all’ “ inaugurazione” del plesso Sanseverino a Casamicciola. Una parata francamente inutile. Non c’è una politica scolastica della Città Metropolitana di Napoli nell’ isola d’ Ischia e non c’è nemmeno un ruolo di coordinamento per il Sistema Locale di Sviluppo dell’ isola d’ Ischia. Come si va avanti francamente mi disgusta.

Ma bisogna salvare la Speranza. Anche il sistema degli enti locali e dell’ elezione dei sindaci- podestà dovrà essere rivisto. Ma dopo il Medio Evo venne il Rinascimento.

Casamicciola, 6 giugno 2017-06- 06

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