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LEGGERE LIBRI FA BENE AI CAPELLI

Sulla porta a vetri, all’ingresso del negozio di parrucchiere di Carmine, in via Leonardo Mazzella a Ischia, c’è una locandina con questa scritta “PARRUCCHIERE Passalibro – I libri devono essere letti, e non rimanere sugli scaffali! Ecco il motto degli attivisti del Book crossing, che vogliono trasformare il mondo in una grande biblioteca”.
Appena varcata la soglia d’ingresso sembra di stare in una libreria, per la verità un po’ disordinata: libri dappertutto, alcuni sistemati su scaffali che avrebbero dovuto ospitare prodotti per l’estetica, altri in ordine sparso sui tavoli. Il genere dei libri è il più vario che si possa immaginare: best seller, romanzi, saggi, thriller, horror, polizieschi, fantasy, gialli, filosofici, fantascientifici; ci sono libri nuovi e nuovissimi, altri datati.
Sono a disposizione di chiunque voglia leggerli.
Questa estate si è presentata una coppia di turisti, marito e moglie; la signora doveva fare i capelli, ma era entrato prima il marito che le ha detto “abbiamo sbagliato, non è un parrucchiere”, poi è arrivata la donna che, con uno sguardo, si è resa subito conto della situazione.

D. – Carmine tu hai organizzato il “Passalibro” nel tuo negozio di parrucchiere; da quanto tempo lo hai avviato e di cosa si tratta?

– Sono ormai tre anni ed è nato per puro caso. In casa mia avevo tanti libri. Un giorno mentre prendevo il caffè, li guardavo e mi sono reso conto che, in realtà, questi libri una volta letti, stavano lì a prendere polvere. Io invece ho pensato che un libro è un’emozione che va trasmessa, uno scambio di opinioni, una interpretazione diversa della vita che ti può dare qualcuno che non conosci. Così mi è venuta l’idea di portare tutti i libri al negozio e di creare un angolo dove chiunque poteva accedere a questi libri, poteva leggerli e, anche, prenderli. Prima registravamo le entrate e le uscite dei libri, poi ho pensato che era un modo così poco elegante stare lì a prendere i nomi delle persone, controllare. Mi sono detto: no! Mi sono affidato al senso civico delle clienti. Ho detto, se voi lo prendete e lo riportate trasmetterete un’emozione a qualche altro, altrimenti resterà lì a prendere polvere sullo scaffale di casa vostra. Non so quanto possa essere gratificante.

D. – Tu sapevi che, non solo in Italia, ma anche in altri paesi era nato e si stava diffondendo un movimento che aveva preso il nome di “Passalibro”, in inglese “Bookcrossing”?

– Sapevo che negli anni ’60 e ’70 si parlava dei coffee-book in Inghilterra e altrove, ma per me, pensare che il libro deve circolare tra la gente e realizzare l’idea, è stato un fatto spontaneo e consequenziale. Tutti questi libri stanno qui, li ho letti, alcuni sono belli, altri meno, ma se stanno fermi perdono la loro funzione che è quella di comunicare qualcosa, trasmettere sensazioni ed emozioni. Poi, leggendo sui giornali, ho scoperto che esistevano dei centri in cui venivano scambiati libri, ma non era mia intenzione scimmiottare nessuna iniziativa preesistente.

D. – Quanti libri ci sono nel negozio messi a disposizione delle clienti?

– Saranno 200, forse trecento, non so di preciso, ma sono tanti. Tieni presente che c’è gente che mi porta i propri libri. Ci sono stati turisti che, passati occasionalmente dal mio negozio e apprezzata l’iniziativa, prima di ripartire mi hanno lasciato il libro che stavano leggendo; io l’ho messo nello scaffale e qualcun altro lo ha preso per leggerlo. C’è un continuo ricambio di libri. Ma la soddisfazione più grande è quando viene un persona semplice, che magari non ha mai letto un libro e forse si è limitata alle riviste di gossip, e si sceglie un volume da portar via. Io trovo che sia splendido far incontrare una persona con un libro, poi lei lo interpreterà a modo suo, ma questo è il meno. A volte nel negozio si aprono discussioni sui libri letti: “ti è piaciuto quel tale libro?”, “e tu hai letto quest’altro? Te lo consiglio”. Sai , si cerca di volare un po’ più alto rispetto allo stereotipo del negozio di parrucchiere. Questa è la nostra vanità.

D. – Carmine c’è gente che prende il libro e non te lo ritorna?

– E’ capitato con qualche best seller, per esempio con “L’eleganza del riccio”, in molti me lo hanno chiesto, ma non lo abbiamo trovato più. Speriamo che chi lo ha preso lo ha voluto passare ad altri e che il libro è ancora in viaggio. Ma ci sarà qualche altra persona che me lo porterà, magari in edizione economica, in fondo non è un problema. L’altro giorno una cliente ha detto “perché tanta generosità?” e io ho risposto “Signora, perché noi siamo pretenziosi, perché ci siamo proposti un fine alto e nobile che io chiamo anche ‘guerra persa’, cioè voler acculturare le donne di questo paese”.

D. – La prendiamo come una provocazione?

R. – Ma certo. Sappiamo che ci sono donne e donne. Però, a volte, ho potuto constatare che le signore che si danno aria da intellettuale, poi, sono le più conformiste e meno aperte ad una visione libertaria della vita. Non parliamo degli uomini, poi.

D. – I libri in deposito sono aumentati o sono diminuiti?

– Sono aumentati e sono aumentati di parecchio. Sono più quelli che me li portano, anziché quelli che non me li riportano. L’altro giorno per esempio è venuta una signora e ha preso l’ultimo libro di Scalfari, ha detto “ma come faccio, io domani parto” e io “signora non c’è problema, se lei troverà il modo di farcelo recapitare, bene; altrimenti quando lei ritornerà a Ischia me lo riporterà. Oppure se lo tenga sul suo scaffale, ma non so quanto possa esserle utile., avrà solo privato qualcun’altra di leggerlo”. Ho notato che in fondo c’è un alto senso civico, le persone si avvicinano al libro con timore reverenziale, quasi una venerazione. Poi ci sono i soliti habitué che prendono uno o due libri, ne discutiamo anche e, tra un bigodino e l’altro, si parla di un libro che abbiamo letto. Mi sembra un bel modo di passare il tempo. Così è nato questo Passalibri e ti dirò che da quando ho il nuovo negozio fronte strada, c’è gente che vedendo l’etichetta del Passalibro, si meraviglia, perché credo che non ci siano molti luoghi, figuriamoci negozi, nel sud Italia a fare una cosa di questo genere. Certo il negozio di parrucchiere è più indicato, perché una signora che viene a farsi i capelli ci deve rimanere per un’ora, un’ora e mezzo minimo, tra shampoo, tinta, taglio, quindi ha tempo di vedere il libro, di sceglierlo, di chiedermi un parere; in qualsiasi altro negozio i tempi sono più ristretti; io penso che il parrucchiere è il luogo ideale per il passa libro, perché i tempi sono più dilatati.

Vinc