Teleischia
Attualità Video

FINALMENTE ANCHE IN ITALIA UNA LEGGE SULLE UNIONI CIVILI

Finalmente anche il nostro Paese ha una legge che riconosce e tutela le unioni di fatto, anche quelle tra persone dello stesso sesso. Il nostro era uno dei pochissimi Paesi europei a non averla ancora. «È un giorno di festa per tanti, oggi – è quanto scrive il Presidente del Consiglio Matteo Renzi su Facebook. Per chi si sente finalmente riconosciuto. Per chi vede dopo anni che gli vengono restituiti diritti talmente civili da non aver bisogno di altri aggettivi. Scriviamo un’altra pagina importante dell’Italia che vogliamo. Lo facciamo mettendo la fiducia perché non erano possibili ulteriori ritardi dopo anni di tentativi falliti». Una legge fortemente voluta dalla maggioranza, nonostante la rinuncia, almeno per il momento, alla stepchild adoption, cioè all’adozione del figlio del partner. L’approvazione della legge è avvenuta tra le polemiche: i grillini hanno ad esempio motivato la loro astensione, pur essendo favorevoli alla legge, con la mancanza di dibattito, mentre si è registrata la forte opposizione della Lega, di Fratelli d’Italia e di una parte di Forza Italia. Matteo Salvini è arrivato addirittura ad invitare i sindaci leghisti a non applicare la legge rifiutandosi di celebrare le unioni tra gay. Immediata la risposta del premier: «La legge sulle unioni civili dovrà essere applicata da ogni sindaco, non è possibile una disobbedienza su questo». Ma, oltre a quella della lega, c’è tutta la delusione di una parte del mondo cattolico. Alcune associazioni hanno anche preparato un dossier, inviandolo al Capo dello Stato Sergio Mattarella, per dimostrare che la nuova legge è incostituzionale. E Massimo Gandolfini, tra i promotopri del Family day, ha addirittura paventato un rischio autoritario: «Con il voto finale sulle unioni civili oggi si uccide la democrazia».
La legge introduce nel nostro ordinamento l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione e disciplina le convivenze di fatto.
Un’unione civile tra due persone maggiorenni dello stesso sesso si costituisce mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni. L’atto è registrato nell’archivio dello stato civile. Le parti possono stabilire, dichiarandolo all’ufficiale dello Stato Civile, di assumere un cognome comune, scegliendo tra i loro cognomi o di anteporre o posporre al cognome comune il proprio. Con la costituzione dell’unione civile le parti acquistano gli stessi diritti e doveri. In particolare  da essa discendono: l’obbligo di assistenza morale e materiale; l’obbligo di coabitazione; l’obbligo di contribuzione economica in relazione alle proprie capacità di lavoro professionale o casalingo; l’obbligo di definizione di comune accordo dell’indirizzo della vita familiare e della residenza. Il regime patrimoniale, in mancanza di diversa convenzione tra le parti, è la comunione dei beni. Riguardo alla successione, alle unioni civili si applica parte della disciplina del codice civile. L’unione civile si scioglie con manifestazione congiunta o disgiunta dinanzi all’ufficiale dello Stato Civile e si applicano alcune norme previste per il divorzio, ad esclusione della separazione. Con la nuova legge i partner eterosessuali uniti stabilmente da legami affettivi che scelgono di non sposarsi diventano conviventi di fatto. Ma le tutele riconosciute a queste famiglie sono molto più leggere rispetto a quelle previste per le coppie sposate o per quelle omosessuali che si legano con l’unione civile. I conviventi eterosessuali, in caso di malattia o di ricovero, hanno il diritto reciproco di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali, secondo le regole di organizzazione stabilite per i coniugi e i familiari dagli ospedali. Il convivente di fatto può essere designato dall’altro come suo rappresentante in caso di malattia per le decisioni che riguardano la salute e in caso di morte per la donazione degli organi. Ai conviventi sono anche riconosciuti gli stessi diritti di visita in carcere previsti per marito e moglie. La riforma regola anche il risarcimento del danno: se un partner muore per illecito di un terzo, il superstite ha diritto al risarcimento con gli stessi criteri che si applicano ai coniugi.

POTREBBE INTERESSARTI

CAPRI. TRAGEDIA A MARINA GRANDE: VENTENNE PERDE LA VITA ANNEGANDO

Redazione-

CAPRI. TURISTA DISPERSO: RICERCHE ANCORA SENZA RISULTATI

Redazione-

GUARDA IN TV. LA SANTA MESSA DALLA CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE IN SAN PIETRO (ISCHIA) ALLE 19.00

Redazione-

LUTTO. E’ MORTO RAFFAELE MIGLIACCIO (TRIPPACCHIELLO), LO STALLONE ISCHITANO

Redazione-

ISCHIA. PROMOSSI ALLA CAND GLI ARBITRI ANGELA CAPEZZA E GIOVANNI DI MEGLIO

Redazione-