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BILANCIO DEL 1 WORKSHOP INTERNAZIONALE SUL DELFINO TENUTOSI SULL’ISOLA DI ISCHIA A CURA DI OCEANOMARE DELPHIS

foto_delfinol 1° Workshop Internazionale sul delfino comune ha riunito 14 nazioni che si affacciano sul Mediterraneo per condividere dati e informazioni sulla specie nelle aree di studio da loro presidiate. Ne è emerso un quadro complessivo che conferma il trend in declino di presenza e abbondanza della specie già evidenziato nel 2003 dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). E in 13 anni nulla di concreto è stato fatto per applicare le idonee misure di tutela per questo delfino una volta così comune anche nei nostri mari.

Per questo durante il workshop è stata formalmente costituita una task force mediterranea di ricercatori, che hanno deciso di contribuire con le proprie conoscenze alla definizione di un nuovo piano di conservazione condiviso tra le parti e si sono impegnati a promuovere le sue raccomandazioni e strategie con i governi di appartenenza, declinandole a secondo della particolarità e problematiche del singolo caso.

Le principali minacce a cui è sottoposta la specie in Mediterraneo, e che impattano maggiormente sul benessere di questi animali”, sottolinea il presidente di Oceanomare Delphis Onlus, Daniela Silvia Pace, “sono rappresentate da attività antropiche come il sovrasfruttamento delle risorse ittiche e le interazioni con la pesca, e da fenomeni globali come il cambiamento climatico in atto.”

È stato richiesto un impegno specifico da parte del gruppo di lavoro per la raccolta di campioni biologici di delfino comune da differenti regioni del Mediterraneo al fine di effettuare analisi genetiche che possono aiutare a comprendere l’attuale struttura di questa popolazione all’interno del bacino.

Inoltre, proprio grazie alla condivisione di dati ed esperienze, è stato possibile stabilire che il delfino comune spesso si associa ad altre specie di cetacei in tutte le aree del Mediterraneo – tra cui la stenella (Stenella coeruleoalba), il grampo (Grampus griseus) e il tursiope (Tursiops truncatus) – ma il significato ecologico di questo comportamento rimane ancora sconosciuto.

Anche in Italia, in seguito alla formazione di un network di organizzazioni, università e ricercatori, e alla presentazione di un lavoro riguardante l’abbondanza e la distribuzione della specie nei nostri mari, è stato confermato un trend in declino, con una evidente diminuzione degli avvistamenti nelle acque intorno all’isola di Ischia e la pressoché scomparsa in Mar Adriatico; sono tuttavia emerse nuove conoscenze sulla distribuzione della specie lungo le coste della Sardegna nord-orientale, la Sicilia sud-occidentale e nello stretto di Messina, anche se i dati a disposizione non consentono di effettuare stime di abbondanza attendibili e di stabilire i trend.

Su un totale di oltre 5000 delfini osservati, 293 animali diversi sono stati fotoidentificati nelle zone monitorate dai ricercatori italiani in un periodo di oltre 10 anni, con alcuni individui che sono in grado di compiere lunghi spostamenti di centinaia di chilometri. Gruppi di femmine con piccoli sono stati costantemente osservati solo nelle acque di Ischia e in Sicilia.

Il Workshop ha potuto contare sul supporto di numerose istituzioni, enti di ricerca e partner internazionali e nazionali. Il Comando generale delle Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera attraverso il Reparto Ambientale Marino ha fornito il proprio contributo al Workshop mettendo a disposizione informazioni sugli spiaggiamenti di delfino comune lungo le coste italiane, dal 2009 ad oggi. Ben 190 esemplari sono stati rinvenuti sulle nostre spiagge grazie anche alle segnalazioni dei cittadini pervenute al numero blu 1530.

Sono convinto che i ricercatori qui intervenuti abbiano testimoniato un impegno concreto a beneficio della conservazione del delfino comune mediterraneo, ispirando tutti noi ad agire per portare all’attenzione dei governi le problematiche di tutela che riguardano in generale l’ambiente marino”, commenta John Baxter, Chief Editor della rivista scientifica Aquatic Conservation: Marine and Freshwater Ecosystems, che pubblicherà i risultati dei lavori dei workshop.

E il primo esempio di partecipazione attiva sul territorio è la recente collaborazione che Città della Scienza di Napoli ha voluto stabilire con Oceanomare Delphis Onlus, identificato come “partner ideale non solo per la qualità della ricerca sugli ecosistemi marini e i cetacei in particolare, ma soprattutto per la sua importante opera di comunicazione scientifica rivolta al grande pubblico”, afferma Guglielmo Maglio, Responsabile Progetti del Science Centre di Città della Scienza.

Si ringraziano: UNEP – RAC SPA, Accobams, IUCN-SSC, CMS, Ministero dell’Ambiente, Corpo delle Capitanerie di Porto, Regione Campania, Azienda Cura, Soggiorno e Turismo di Ischia e Procida, Comune di Lacco Ameno e di Casamicciola, Ambasciata britannica in Italia e UK Science & Innovation Network, Università di Roma “La Sapienza”, Università di Napoli “Federico II” e Università di Napoli “La Parthenope”, Università di Malta, Stazione Zoologica di Napoli Anton Dohrn, Societa Italiana di Biologia Marina, Human Society, World Cetacean Alliance, Associazione Amici di Riccardo Domenici, Unione Giovani Commercialisti di Napoli, Giardini Poseidon e Negombo.

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