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DON CARLO: LA LUDOPATIA SULL’ISOLA, UN SILENZIO VERGOGNOSO, MA ASSORDANTE!

 

E’ importante constatare come la piaga del gioco d’azzardo sia diventato un fenomeno molto più devastante di quanto possiamo immaginare per tante nostre famiglie.

Purtroppo ci sono grossi interessi sia da parte delle aziende che dei gestori dei locali (aggiungo lo Stato!!!) per l’alta percentuale da loro percepita sulle giocate; anche non volendo si va a speculare sulla fragilità e la malattia delle persone. La cosa più difficile sta nel far capire alle “vittime” e alle loro famiglie che questo problema non lo si può superare solo con la buona volontà ma va accettato il fatto che si tratta di una vera e propria patologia che va a toccare i neuroni trasmettitori, alterando la realtà psichica di queste persone.

Per quanto riguarda il ruolo della politica va fatto senza dubbio un intenso lavoro di squadra, un patto educativo con tutte le agenzie presenti sul territorio: politica, scuola, associazioni, Chiesa e famiglia. Mi auguro che i sei sindaci isolani dopo le belle parole dei mesi scorsi a proposito dell’argomento possano passare finalmente ai fatti e compiere quello che è un vero e proprio atto di coraggio che avrebbe ripercussioni positive a livello nazionale, seguendo il fulgido esempio di Anacapri in tal senso, un comune diventato completamente no – slot. Inventare una sorta di tavolo di concertazione con tutte le istituzioni educative!

Ogni settimana purtroppo mi giungono casi di persone che hanno bisogno di liberarsi da questa  sofferenza  interiore. Pensate che nel luglio 2014 in un solo mese, tra le isole di Ischia e Procida,  abbiamo avuto circa 5 milioni di euro di giocate: sono cifre che fanno rabbrividire e ci inducono a riflettere ancora una volta. Se pensiamo che, secondo le statistiche, il fenomeno è in aumento, allora c’è davvero da rabbrividirsi.

Noi possiamo fare molto se mettiamo da parte il buonismo e le pacche sulla spalla per considerare questa una vera e propria malattia: se non si prende coscienza di questo siamo di fronte solamente ad una perdita di tempo.

Certo, la nostra società è paradossale, perché non facciamo altro che generare nuove malattie  comportamentali e poi dobbiamo spendere denaro per curarci da esse! Anche come comunità diocesana ritornare a quelle esperienze di forte positività fatte insieme, come per esempio la battaglia per Villa Orizzonte, la creazione del presidio di Libera e la spinta per una cittadinanza più attiva e responsabile. Una delle cose che studiando il fenomeno della ludopatia mi ha più colpito è la sete di senso e di spiritualità che c’è nel cuore di queste persone: la domanda è giusta ma è la risposta ad essere sbagliata. Le dipendenze non tolgono il problema ma lo aumentano e di una determinata cosa ne abbiamo sempre più bisogno fino a non poterne fare più a meno, e questo soprattutto nei ragazzini. C’è una sete immensa di Amore in questi ragazzi, una grande voragine nel loro cuore che non può essere colmata dai tanti surrogati che ci propone la società attuale.

Per stare vicino a chi vive una dipendenza da gioco bisogna allontanare ogni forma di buonismo, ma considerare il problema come una vera e propria patologia da curare e sanare. Persone del genere non devono gestire denaro e tutto per loro deve essere misurato e calcolato. Avendo soldi in mano cadranno immediatamente. Non si può nemmeno immaginare di cosa sono capaci di fare le persone dipendenti dal gioco che dispongono di piccole o grandi somme di denaro: soprattutto diventano bugiarde perché tutto questo è più forte di loro. Non si tratta di cattiveria ma di una vera e propria malattia.

Sono certo che l’errore più grande sia il silenzio. Come diceva qualcuno: “Non ho paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti”; da questa piaga ne usciremo solo grazie ad una fondamentale alleanza educativa, perché per gli enormi interessi che ci sono dietro sempre più si tace e si fa tacere; eppure il silenzio che circonda questa realtà è scandaloso, vergognoso e assurdo: non si può far finta che tutto vada bene, e la cosa più grave è la nostra assuefazione di fronte ad un male che cresce ogni giorno di più. È un silenzio assordante.

Don Carlo Candido – Direttore ufficio comunicazioni diocesi di Ischia

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