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DISAGIO GIOVANILE: TANTE LE VITTIME ANCHE SULLA NOSTRA ISOLA

“E’ l’era dello sballo”, molti la intendono così: una nuova generazione il cui maggiore divertimento è autodistruggersi. E lo vediamo ogni fine settimana anche sulla nostra isola. Tanti, troppi, i ragazzi per cui il sabato o il venerdì sera si trasformano in occasioni per sballarsi, fuggire dalla realtà abusando sia di alcol che di sostanze stupefacenti. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: incidenti stradali, risse, malori di vario genere che ogni lunedì siamo costretti a raccontare. Ma accanto ai gesti di “quotidiano disagio”, di evasione da una realtà che non soddisfa e da un futuro che significa solo incertezza, convivono anche gesti eclatanti, che racchiudono in sé tutta la drammaticità e le difficoltà di essere giovani oggi. E purtroppo la nostra realtà non è immune neanche a questi episodi. E allora non si possono non citare le storie drammatiche di Mario Castaldi, suicida ad appena diciannove anni per il rimorso di aver sciupato i soldi col gioco. Oppure quella di Angelo Polito, un giovane conosciuto ed apprezzato, la cui morte gettò nello sconforto l’intera comunità foriana e panzese in particolare. E poi, ancora il gesto di Diego Iacono, vittima di bullismo che esasperato dalle continue prese in giro dei compagni, dopo l’ennesimo affronto ha preferito suicidarsi che continuare a subire. Oppure Lucia e Giuseppina, le due ragazze di 19 e 18 anni, che consapevoli che la loro bocciatura sarebbe diventata “ufficiale” entro poche ore, hanno scelto di non vivere quel dispiacere, peggio quella vergogna. Hanno scritto due brevi lettere ai genitori con le quali hanno spiegato il perché di quella tremenda decisione, poi si sono uccise, lanciandosi nel vuoto, in un dirupo roccioso profondo circa cento metri alle pendici del Monte Epomeo. Accanto a loro tanti giovani, soprattutto ragazze, che vivono nel silenzio delle propria solitudine il dramma dei disturbi alimentari. Dramma che solo un anno fa ha portato via la giovane Artemisia Massa. Una “fame d’amore”, che non deve essere scambiata per malattia dell’appetito, ma che rappresenta un sintomo tangibile di un dolore che non si vede, di un disagio psicologico lungamente incubato. Storie diverse, con protagonisti diversi e differenti vissuti, che però sono accomunati da un disagio che si trasforma in un “mal di vivere” che fa ancora più effetto quando ad esserne colpite sono giovani vite che ancora non hanno iniziato veramente a vivere.
E gli adulti spesso rimangono muti, sconcertati di fronte a questi gesti, mentre dal canto loro i
ragazzi recriminano alla generazione dei genitori di aver creato una società non a misura di giovani, in cui si sentono inadeguati: una società chiusa in se stessa, incapace di regalare speranze e di ascoltare i giovani; una società ipocrita, in cui esistono solo valori morali idealizzati e mai praticati da nessuno.

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