Cronaca

BOCCIATO DALLA CORTE COSTITUZIONALE IL REFERENDUM SULLA SOPPRESSIONE DEI TRIBUNALI

Oggi la Corte Costituzionale ha bocciato il referendum abrogativo della riforma delle circoscrizioni giudiziarie entrata in vigore il 3 settembre. Ancora non si conoscono le motivazioni che saranno rese pubbliche nelle prossime settimane.

La riforma oggetto del quesito referendario era stata voluta dal Governo Monti all’interno del decreto sulla spending review e prevedeva la soppressione di circa mille tra tribunali minori, sezioni distaccate di Corti d’Appello, procure e giudici di pace. Tra le sezioni soppresse anche quelle di Ischia.

Il referendum, per la prima volta nella storia, non era stato richiesto dai cittadini, ma promosso da nove Consigli Regionali. Promotore era stato l’Abruzzo a cui poi si sono aggiunti Piemonte, Marche, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Campania, Liguria, Basilicata e Calabria. Le Regioni giudicavano la riforma controproducente, in quanto, a loro giudizio, la sua applicazione avrebbe introdotto più disservizi e disagi per i cittadini, che non effettivi risparmi per lo Stato. Ma non erano state solo le Regioni a mobilitarsi per la difesa dell’attuale geografia giudiziaria del Paese, si era diffuso, infatti, un ampio movimento di protesta, che anche a Ischia aveva trovato un vasto seguito sia tra i cittadini, che tra i dipendenti del Tribunale e gli avvocati.

A questo punto, spuntata anche l’arma della consultazione popolare, le uniche speranze per gli ischitani di avere ancora sull’Isola il “proprio” Tribunale sono riposte nel parere espresso a dicembre dalla Commissione Giustizia del Senato, che aveva espresso parere favorevole al decreto di riordino dei Tribunali condizionandolo, però, all’istituzione di “sezioni distaccate o appositi uffici giudiziari dei Tribunali accorpanti nelle sedi dei Tribunali soppressi nonché che siano mantenute le sezioni distaccate di Ischia, Lipari e Portoferraio”.

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