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FUNIVIA D’ISCHIA: VANTO DEGLI ANNI 60′, OGGI RICORDO SBIADITO TRA ABBANDONO E DEGRADO

Una volta fiore all’occhiello dell’Intera isola, tanto da divenire scenario di una moltitudine di film d’epoca come “Vacanze ad Ischia”, con Vittorio De Sica. Parliamo della funivia del Montagnone, costruita nell’immeditato dopoguerra grazie ad uno sforzo congiunto dei politici del tempo, dell’amministrazione locale e di imprenditori privati, Rizzoli su tutti, e protagonista per quasi trent’anni degli scenari da sogno dell’isola verde, all’epoca della dolce vita. Ed ora… spettrale rovina di un passato che non c’è più, e forse non ritornerà.

La struttura collegava via Iasolino, in prossimità dell’attuale concessionario di moto e scooter, con la collina del Montagnone; da lì turisti ed isolani potevano ammirare un fantastico panorama con il porto protagonista. La vista del golfo, un piacevole ristoro al bar-ristorante, la passeggiata verso la vicina Casamicciola tramite il sentiero del Cretaio: creavano l’occasione buona per un giro in funivia. Un polo attrattivo anche utile in termini di ritorni economici e viabilità.

La funivia, o più precisamente cabinovia, fu però smantellata sorprendentemente all’inizio degli anni 70. Non c’entra, come volle far intendere qualcuno, l’incidente capitato ad Antonio Califano con l’inglese Reginald Duck: un episodio risalente invece ad un decennio prima, precisamente l’11 luglio 1961.

Molto più semplicemente si decise di chiudere la funivia per il tempo necessario al completamento della variante esterna della SS 270, la nostra superstrada. Poi si sarebbe dovuto ricollocare la biglietteria e ripristinare il servizio.

Eppure, come spesso accade dalle nostre parti, i mesi divennero anni e gli anni decenni, finché della funivia non rimase che un lontano ricordo. E le rovine di oggi ne sono triste testimonianza.

Nessuno si preoccupò mai di smantellare i piloni ed il materiale di risulta delle attività ricreative, con il risultato che i segni dell’abbandono e del degrado sono en visibili, e raggiungibili, addirittura ai giorni nostri.

Il pilone portante in cemento armato è ancora accessibile a chiunque conosca un minimo la conformazione della collina. Si trova di fatto sul versante orientale del Montagnone a pochissimi metri da alcune abitazioni private.

Nei dintorni, oltre ai tristi scheletri di cemento armato e ruggine degli altri snodi, è possibile rinvenire ancora lavandini, ceramiche sanitarie, pavimenti piastrellati e molti altri reperti dei tempi che furono. Possibile che immondizia di quarant’anni fa debba ancora essere sparsa qua in un bosco quasi del tutto incontaminato e meravigliosamente bello?

Non stiamo denunciando solo degrado a rischio sanitario, ma l’abbandono di un bene che non meritava questa fine.

L’amministrazione, dopo oltre 40 anni di oblio, dopo aver sventolato presunti progetti di riqualifica della zona o addirittura di ripristino della funivia stessa, intervenga ora!

Liberariamo l’areadai rifiuti, e ripuliamo i vecchi sentieri, ormai invasi dalle erbacce e praticamente invisibili.

Diamo un segnale importante, si faccia un progetto di sana imprenditoria da portare avanti, per ridare vita alla speranza che gli anni ruggenti possano finalmente tornare.

Abbiamo tirato fuori dal cassetto dei ricordi un bene che potrebbe essere utile e prezioso nell’ottica turistica di tutta l’isola. L’amministrazione colga la palla al balzo, e si impegni per far rinascere la Funivia del Montagnone, fiore all’occhiello del passato, nuova energia per l’isola del futuro.

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