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CLOCHARD AD ISCHIA. RAFFAELE PACE (ASSI): “NELLE SERE FREDDE, SI APRANO LE CHIESE”

“Ha lasciato tutti sgomenti la morte di Renata Hamera, la donna polacca di 48 anni rinvenuta senza  vita nei giardinetti del Pio Monte della Misericordia a Casamicciola Terme”. Lo scrive Gennaro Savio.

“Per questo dramma della povertà e dell’indifferenza, tanti sono stati i commenti di cordoglio e di compassione che in molti hanno espresso. Il tutto, però, si è limitato solo agli slogan e alle parole di circostanza visto che neppure la morte di Renata è servita a far si che i vari rappresentanti istituzionali isolani, a partire dalle amministrazioni comunali, si impegnassero a dare un ricovero a queste persone che nonostante il freddo dell’inverno, tutt’ora continuano a vivere e dormire all’addiaccio: assurdo! E mentre i rappresentanti delle istituzioni  competenti fingono di nulla e si girano dall’altra parte, gli unici ad andare incontro a questi poveri cristi, sono i semplici cittadini isolani con il loro impegno volontario. A Forio, presso la mensa della Caritas a San Vito, al dormitorio di via Purgatorio e a Casamicciola presso la “Mensa del sorriso” gestita dall’ASSI, l’Associazione Solidarietà Sociale Isolaverde” presieduta da Raffaele Pace. E da quel maledetto 24 febbraio, sulla sedia dove Renata era solita consumare il suo pasto, i suoi amici hanno depositato un mazzo di fiori. Si tratta di una scena  straziante soprattutto perché oltre ai fiori, colpisce il fatto che il suo posto sia stato apparecchiato regolarmente. Quasi a voler sottolineare che per i suoi amici Renata non è morta ed è ancora lì, tra loro. Col sorriso che, nonostante tutto, illuminava sempre il suo viso come ci ha raccontato Raffaele Pace. “Renata – ci dice Raffaele Pace – veniva spesso a mangiare nella nostra mensa. Quando entrava aveva un sorriso solare e per noi era una grande amica. Al posto dove mangiava abbiamo lasciato dei fiori perché ci manca la sua gioia. Ricordo che dopo mangiato, assieme agli altri ospiti, amava riscaldarsi vicino al camino assieme agli altri ospiti della mensa con cui chiacchieravano e socializzavano. Sono tante le persone in difficoltà, e la sera sono circa una ventina gli ospiti che si recano alla “Mensa del sorriso” per poter consumare un pasto caldo o semplicemente per riscaldarsi davanti al camino, proprio come era solita fare Renata. “La sera – ci spiega Raffaele – serviamo circa venti pasti. Qui vengono tutte persone disagiate e la cosa importante è che si sentono come in una grande famiglia”. In attesa che le istituzioni isolane realizzino un nuovo dormitorio che potrebbe sorgere nel comune di Ischia visto che a Forio c’è già quello allestito dalla Caritas, in questi giorni di grande freddo per far fronte all’emergenza dei senza tetto, Raffaele Pace fa appello affinché si possano aprire i portoni delle Chiese per dare ospitalità a chi, diversamente, è costretto a dormire all’addiaccio. “Ci sono ancora tante persone – ha concluso Raffaele – che vivono per strada. Al Pio Monte della Misericordia, sotto i ponti e in tanti angoli dell’Isola. E quello che il mio appello è di fare in modo che aprano le porte delle chiese in modo che tante persone non siano più al freddo, al gelo e alle intemperie e trovino, così, un posto dove poter riposare almeno al caldo”. “Le mani che aiutano sono più sacre delle bocche che pregano”, quante verità nella scritta che campeggia su di un cartello affisso nella cucina della mensa per poveri. Intanto quello che mi ha particolarmente colpito, è il fatto che molti dei clochard isolani provengono dai paesi dell’est. Paesi in cui ai cittadini, nell’epoca dell’epopea del socialismo realizzato, veniva gratuitamente garantito il diritto alla casa, allo studio, alla salute e al lavoro. Da quando l’occidente capitalistico, con la diretta complicità della Chiesa cattolica, ha abbattuto il muro di Berlino per rendere schiavi i popoli dell’est e sfruttare le loro terre, per milioni dì donne e uomini si sono aperte le porte della povertà e della sofferenza che si patiscono nei cosiddetti paesi democratici dell’ovest capitalistico, paesi in cui erano stati ingannevolmente convinti che avrebbero trovato il paradiso terrestre dove tutti erano ricchi e felici e dove, invece, molti di loro, purtroppo, non possono permettersi neppure di avere un tetto sotto cui coprirsi la testa: che vergogna!”

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