Attualità

LA SCUOLA COME COMUNITA’ EDUCANTE: UN DIFFICILE OBIETTIVO. RIFLESSIONE DEL PRESIDE SIRONI

L’art. 24 del nuovo CCNL del comparto Istruzione e ricerca definisce la scuola “…comunità educante di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. In essa ognuno, con pari dignità e nella diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione alla cittadinanza, la realizzazione del diritto allo studio, lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno e il recupero delle situazioni di svantaggio, in armonia con i princìpi sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, approvata dall’ONU il 20 novembre 1989, e con i princìpi generali dell’ordinamento italiano”.

Un impegno ambizioso, che si potrebbe definire in contro-tendenza con i valori che sembrano essere maggioritari nel profondo corpo del nostro paese.

La scuola come comunità educante è l’ambizioso progetto di un’educazione alla vita democratica dentro la vita comunitaria – la comunità rappresenta la dimensione educativa della società – attraverso la sperimentazione di forme di vita autenticamente democratica.

Se siamo tutti naturalmente membri della società diventiamo membri di una comunità solo attraverso il potere formativo dell’educazione.

La scuola, ogni scuola non può che avere un unico scopo : promuovere nell’alunna/o la maggiore consapevolezza di sé e del mondo che è sempre storicamente determinato.

Perché una scuola sia efficace è necessario che ci sia un’idea di scuola, socialmente condivisa, non una semplice “ offerta formativa” come un super-mercato di curricola o indirizzi di studio giustapposti ed esposti su simbolici scaffali a disposizione di eventuali clienti.

Senza la messa a fuoco di un’idea, la scuola e il sistema scolastico rischia di andare alla deriva.

Un’idea che non è astratta ma concretamente legata alla formazione del cittadino e del lavoratore, chiarendo il ruolo che la scuola può avere ad individuare il profilo formativo adeguato al cittadino/lavoratore di un’economia della conoscenza e della democrazia cognitiva.

La stessa introduzione delle nuove tecnologie troppo spesso occulta bisogni formativi profondi, domande di senso a cui gli adulti non sanno, non vogliono rispondere, venendo meno ad una funzione strategica nella specie umana affidata agli “adulti”, agli “anziani”, agli “esperti”.

La scuola è un ambiente intenzionalmente costruito per la educazione e la formazione dei bambini, dei ragazzi ma tutto ciò che è umano costituisce formazione per le donne e gli uomini in crescita e il processo di apprendimento, di formazione e istruzione non ha mai termine.

La scuola è essa stessa un processo di vita e non semplice preparazione della vita e se è giusto riconoscere – e ultimamente meno che mai – lo specifico professionale del docente che istruisce allo stesso tempo non è pensabile un processo formativo efficace che non sia condiviso da tutti i soggetti che operano nella direzione dell’educazione.

In un saggio di Edgar Morin, recentemente tradotto in italiano, il pensatore francese si interroga sulla missione dell’educazione per l’era planetaria che viviamo e scrive “ …la missione dell’educazione per l’era planetaria è quella di rafforzare le condizioni che renderanno possibile l’emergenza di una società-mondo composta da cittadini protagonisti, impegnati in modo consapevole e critico nella costruzione di una civiltà planetaria”.

Non è una missione semplice eppure appare semplicemente necessaria, anche in una realtà apparentemente periferica come la nostra isola, che ha nei suo geni di fondazione, dagli antichi coloni greci, questo slancio ideale di apertura al mondo ed alla conoscenza.

Mario Sironi

dirigente scolastico Istituto “Telese” Ischia

1 comment

  1. Quella illustrata da Sironi è allo stesso tempo sia filosofia intesa Come educazione del paidos che pedagogia dei paidioi, in entrambi i casi chi si propone come maestro ha una funzione delicatissima, che è quella di tirare fuori dai paidioi tutte le potenzialità buone e positive, non impresa facile perché educare vuol dire anche entrare in comunicazione, con l’educando ogni educando è un mondo a sé, poiché ogni uno di noi proviene da contesti sia culturali che famigliari diversi, ed in questo che si vede l’abilità dell’educatore; ovvero! Saper entrare in comunicazione con queste diversità, è da queste diversità tirare fuori il meglio di loro, il problema è come entrare in comunicazione con gli educandi credo che ogni educatore debba da sé trovare la giusta strada, non degrandando nell’autoritatismo che esso stesso un vizio per eccesso, ma sapendo trarre una sintesi tra fermezza e cordialità con l’educando.

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