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FORTUNA IMPERATRIX MUNDI! NESSUN DORMA! RIFLESSIONE DI ANTIMO PUCA

Secondo gli antichi greci, la sorte del mondo dipendeva in ultima analisi dal fato, concepito come potenza superiore agli stessi dèi. Il fato rappresentava la necessità inconoscibile, e pertanto apparentemente casuale, che regolava l’accadere degli eventi secondo un ordine non modificabile dall’essere umano. Con il nome Fortuna, invece, era venerata a Roma e nel mondo latino un’antica divinità italica, più tardi identificata con la greca Tyche, (letteralmente “ciò che capita”). La dea, detta anche Primigenia, era la madre primordiale che aveva dato origine al mondo. Ogni trasformazione attuale, ogni evento o nascita, venivano rimessi alla Fortuna, quale madre di tutte le forme di realtà. Alcuni studiosi hanno identificato nella parola Fortuna la radice fero che indica fecondità e fertilità. Altri hanno messo in luce la derivazione etimologica da fors, che significa “caso”. Nella tradizione, comunque, vengono riportati entrambi i significati. L’antica divinità latina era considerata arbitra del destino umano. Distribuiva infatti ciecamente felicità, benessere, ricchezze, oppure infelicità e sventure. Nel Medioevo la Fortuna era rappresentata a cavallo di una ruota. L’individuo la ascende, raggiunge il culmine e inesorabilmente ricade. Dante, nell’Inferno, la immaginò come un’intelligenza celeste ordinata da Dio, “general ministra e duce” dei beni mondani che ella assegna ora all’uno ora all’altro, seguendo il suo incontrastabile giudizio. Il Rinascimento, considerando il rapporto attivo dell’essere umano con la Fortuna, mise in rilievo la sua inafferrabilità, rappresentandola come una giovane donna che volteggia in una barchetta o addirittura in piedi su un delfino. Comune denominatore di queste visioni è un essere umano che osserva i mutevoli aspetti della Fortuna, ma non riesce a spiegarne le cause. Ancora oggi nella nostra tradizione questa impostazione concettuale è rimasta invariata. Nessuno è in grado di comandare la buona sorte o di ingraziarsene i favori. Eccezione fatta naturalmente per maghi e stregoni che non a caso ancora oggi nel terzo millennio vanno per la maggiore. Ma diamo un’occhiata a oriente. Il carattere cinese di fortuna significa “protezione degli dèi”. In Giappone fortuna si dice fuku, un unico ideogramma che generalmente indica qualcosa che ci fa sentire felici. Negli anni ottanta in piena lotta alla mafia e quando il pool era in fase di costituzione, Giovanni Falcone espresse un pensiero di straordinaria semplicità esplicativa:” Dove comanda la mafia, i posti nelle istituzioni sono tendenzialmente affidati ai cretini”. Dopo tutti questi anni, il suo pensiero è ancora attuale, anzi, nelle istituzioni si vedono spesso veri e propri deficienti, termine con cui, in questo contesto, indicherei l’uomo incompetente a gestire le istituzioni pubbliche. Oggi questi incompetenti si ritrovano ai livelli più alti della politica e della burocrazia, poiché la loro funzione è quella di assecondare le necessità delle mafie e della politica corrotta. Il “cretino” di turno, scelto con cretinosa pazienza, presenta molteplici vantaggi. Farà spontaneamente, in alcuni casi addirittura in buona fede, ciò di cui le mafie e la politica hanno bisogno e in alcuni casi lo farà addirittura gratuitamente. Se ci sarà da omettere, ometterà, se ci sarà da assolvere, assolverà, se occorrerà non capire, non capirà. Chiuderà gli occhi, dove dovranno esser mantenuti aperti e li aprirà laddove non occorre mantenerli aperti. Farà il gioco di mafiosi e politici corrotti con azioni od omissioni mirate. Tutto ciò dimostra come la vera forza della mafia sta fuori dalla stessa e non al suo interno. Stà nelle complicità, nelle convergenze che si realizzano su condotte concrete, nei delitti programmati, negli scambi dei favori, nel clientelismo, nelle campagne politiche o di opinione che convengono con interessi criminali. Giovanni Falcone sosteneva che la lotta alla mafia avrebbe avuto bisogno di un delitto “eccellente” l’anno. Per scuotere la gente, per impegnare e costringere la politica, per non fare addormentare le coscienze. Non è un caso che nella trattativa tra mafia e Stato quest’ultimo ha posto ai suoi interlocutori criminali il ferreo principio della rinuncia ai delitti “eccellenti”, condizione per arrivare in modo delicato e graduale alle agevolazioni promesse. Il giudice Falcone molto sagacemente sosteneva che per dare un colpo mortale alle mafie bastasse semplicemente “fare il proprio dovere”. Aveva ragione poiché ancor oggi la sua affermazione è il più efficace anticorpo contro il virus letale della criminalità organizzata. Il disordine, l’assenza di meritocrazia, l’ignoranza dei principii morali, la volatizzazione del principio di responsabilità, sono la linfa vitale di cui si nutrono le mafie e i politici corrotti e collusi con la criminalità organizzata. Le mafie con la complicità della politica corrotta sono riuscite ad annullare le basi del nostro codice morale socialmente condiviso. La società ci ha evidentemente trasmesso questo anti valore della “mafiosità”, che rema contro la meritocrazia di cui abbiamo bisogno per salvare il nostro Paese. Quando la meritocrazia non è praticata, spesso, c’è la mafia che opera sullo sfondo. Il caso più clamoroso è sicuramente quello delle nomine nelle istituzioni pubbliche. Mafiosi e collusi a volte siamo tutti. Più passano i giorni, più si dirada la nebbia delle chiacchiere, più i cittadini scorgono il nulla amministrativo. Vuoti a perdere. Buoni a nulla, capaci di tutto. Proclamavano il Bene Comune. Ci rifilano quotidianamente la perdita comune. Ancelotti direbbe: Ma che siete qui a… pettinar bambole?! Si, e nulla più. Dio ci scansi dai nuovismi, dai “nuovi più nuovi”, dai parolai. Ne stiamo sperimentando i guasti. Partiti politici e “ liste civiche” hanno una presenza virtuale. Non sono in grado di parlar chiaro al paese e di prospettare una visione onesta e definita di ciò che è la loro operatività. Il tutto è una prosecuzione di “quelli di oggi” contro “quelli di prima” o di “quelli di domani contro “quelli di oggi”. Liberarsi dal modo di essere dei “social network”, simulacri del virtuale, scegliendo con razionalità e non secondo suggestioni manipolanti di Facebook. La grande espansione della comunicazione telematica ha sostituito la piazza reale. Usata correttamente rappresenta una forte opportunità di informazione e partecipazione. Inquinata da astuti manipolatori condiziona le proprie scelte che diventano funzionali agli interessi altrui. Sono noti i guasti provocati in Italia come nelle libere democrazie occidentali ed anche nel nostro piccolo ambito. Sottrarsi a queste devianze non è semplice, ma bisogna trovare la capacità di una costante verifica delle news rispetto alla realtà e mantenere operativo il proprio raziocinio. Ciò è più arduo in ambito di territori nazionali o internazionali. A livello locale, vivendo sulla propria pelle la realtà si può essere più attenti e non cadere nella trappola dei furbi da tastiera. Aiutare i cittadini a fare le proprie scelte liberandolo da ciò che ha interiorizzato con le fake news non può trattarsi di operazione da bagarre last minute, quando le mirabilie di tutti svolazzano e li assaltano finendo per portarli in confusione e all’impossibilità di scegliere correttamente. Peraltro fare chiarezza e liberare il cittadino dall’aggressione di populismi che minano la convivenza civile non è un contributo solo alle migliori sorti del nostro scoglio ma anche per le competizioni regionali ed europee le cui risultanze condizioneranno non poco il nostro futuro. Di tanta speme oggi ci resta…pregare Dio che passino presto! Siamo in trepida attesa di veder spuntare una luce in fondo al tunnel. E la luce apparirà, purchè teniamo a mente il consiglio del Dalai Lama:” Quando perdi, non perdere la…lezione!!

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