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VENIA: “SI ALLA ORGANIZZAZIONE DELLA FESTA CHE CELEBRI L’APERTURA DEL NUOVO CANALE DEL PORTO DI ISCHIA”

Sono molto favorevole alla celebrazione ogni anno il 17 di settembre di una Festa per ricordare l’evento che ha trasportato Ischia nell’era contemporanea: l’apertura del Porto di Ischia attraverso i lavori di scavo dell’istmo sabbioso del Lago. L’opera del Borbone ha consentito lo sviluppo della nostra isola stimolando comunicazioni ordinate e puntuali con imbarcazioni più grandi e veloci. Anzi a vedere disegni, dipinti e fotografie dell’epoca la bellezza struggente del Lago divenuto Porto emerge dal nitore delle sue banchine, dalla maestosità del tempio di Portosalvo, dalla felice sequenza di edifici a corona dello specchio acqueo. Dopo le celebrazioni del centenario e dei centocinquanta anni dall’apertura si è avuta maggiore consapevolezza della potenzialità della vicenda e del possibile allestimento di un grosso evento con finalità culturali e promozionali. Io sostengo con la massima forza e con piena energia l’idea di dare cadenza annuale a questa Festa rievocativa dell’Evento centrale della nostra storia civile. Certo ai momenti di festa andrebbe abbinato un Piano per il recupero del Porto sanando le molte criticità e cancellando abusi e brutture ovunque siano, anche nelle sue pertinenze ed adiacenze.
Troppo disordine ha distrutto una atmosfera di bellezza senza uguali. Va ripreso il parco Pubblico della Pagoda, tutelate le sponde della canaletta, valorizzato il camminamento e il faro straordinario, ricreati i colori originari, salvato il Tondo di Marco Aurelio, eliminati pontili superflui, rimosse le baracche attorno alla statua del Gesù Cristo Redentore oggi fatto prigioniero dalla politica. Il nostro Porto! Vari interventi hanno certo modificato nel tempo le sembianze del cratere con interventi di rafforzamento e di riempimento che hanno poi consentito un più efficace banchinamento. Ma il Porto di Ischia è come un punto cosmico nel quale natura e cultura si sovrappongono e coincidono. Ben venga dunque una rievocazione storica con la rappresentazione del primo ingresso del naviglio in Porto, la promozione dei nostri valori di marineria e di turismo assieme a quelli della terra nostra e dei suoi prodotti agricoli e delle sue straordinarie varietà botaniche. Ovviamente auspicando un rigoroso rispetto non solo di legge e dei regolamenti ma di tutte le buone pratiche in merito alla trasparenza delle procedure per l’acquisizione di beni e servizi necessari e funzionali alla Festa con la massima evidenza pubblica. Si fuoriesca però dall’episodio e si persegua la ricerca di un momento fondativo di un ente o di un organo stabilmente organizzato e in funzione, che lavori ed elabori tutto l’anno in vista dell’appuntamento. La Festa del Porto di Ischia diventi un grande attrattore turistico e rilasci sotto forma di video, fogli illustrativi e pubblicazioni i materiali librari, giornalistici e iconografici sulla storia dell’isola di Ischia. Un Ente Festa potrebbe trovare nelle possibilità offerte dal nostro ordinamento la più adatta forma giuridica. Ma al di là del “nomen juris” appare necessario sfuggire alle invenzioni “last minute” e lavorare per obiettivi abbinando al dato storico e rievocativo di volta in volta temi, argomenti e caratteri capaci di annodare il fatto locale allo scenario globale. Il mio sostegno è pieno per un obiettivo culturale di prima grandezza.
Tuttavia la celebrazione dell’apertura del nuovo canale deve unirsi alla azione di recupero, riqualificazione e valorizzazione e direi rifunzionalizzazione della Bocca Vecchia del Porto già censita nei documenti e nelle piante e planimetrie del 1600. Essa “bocca vecchia” bene pubblico, demaniale è patrimonio dell’Umanità e su questo versante ci attiveremo per chiederne il riconoscimento; così come un altro maestoso processo di valorizzazione non può che includere un altro simbolo della nostra storia e della nostra stessa ragione di vita, il Castello Aragonese.
Mi obbligo a perseguire questi due macro-obiettivi. con chiunque condivida questo percorso e questi scopi.
Luciano Venia

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